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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
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Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
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Di dermatologia (del 20/11/2010 @ 12:02:53, in Lettera P, visto n. 1303 volte)
Il prurito del cuoio capelluto si può riscontrare in diverse situazioni dermatologiche (es. lichen simplex, eczema, psoriasi, tigna capitis, pediculosi, follicolite, dermatite atopica, scabbia, etc) senza associarsi tuttavia a fenomeni di diradamento. Una perdita di capelli si può invece osservare in quelle manifestazioni pruriginose del cuoio capelluto che si accompagnano ad intensa seborrea (es. dermatite seborroica, sebopsoriasi, etc). I farmaci topici e sistemici che si utilizzano per il trattamento del prurito del cuoio capelluto, variano ovviamente in base alla diagnosi clinica al momento della visita specialistica.
 
Di riccardo (del 24/10/2013 @ 12:28:33, in Lettera P, visto n. 755 volte)
L'acido prussico è tra i veleni più potenti conosciuti in natura, al pari dei suoi sali (cianuri). Si trova in molti vegetali (per esempio, nei noccioli di pesca, di ciliegia, di albicocca e soprattutto di mandorla, sotto forma di amigdalina; nelle piante di ortensia, sambuco ecc.). Agisce bloccando gli scambi di ossigeno nei tessuti. Può essere assorbito per ingestione, inalazione o contatto cutaneo. I sintomi sono: respiratori, con dispnea e cianosi; cardiocircolatori, con possibile collasso; a carico del sistema nervoso centrale, con disturbi extrapiramidali, irritabilità, depressione, convulsioni. Molti casi risultano mortali. La terapia consiste in rianimazione e somministrazione di antidoti.
 
Di riccardo (del 05/11/2013 @ 09:50:44, in Lettera P, visto n. 793 volte)
Malattia ereditaria che colpisce il tessuto connettivo e in particolare le fibre elastiche di questo tessuto, che tendono a indurirsi per la deposizione di minerali. Questo può provocare alterazioni della pelle (papule bianco-giallastre), degli occhi (le cosiddette strie angiodi, visibili in genere solo durante l'esame oftalmologico, oppure associate a emorragie che possono portare a una riduzione della vista), del sistema cardiovascolare (claudicatio intermittens) e del sistema gastrointestinale (emorraie gastriche). La maggior parte degli individui colpiti, tuttavia, conduce una vita perfettamente normale. Come si trasmette lo pseudoxantoma elastico: Finora è stato individuato un solo gene coinvolto, quando mutato, nell'insorgenza di pseudoxantoma elastico: si tratta del gene ABCC6, codificante per la proteina MRP6 (un trasportatore che si trova sulle membrane cellulari). La malattia è trasmessa con modalità autosomica recessiva: significa che i genitori sono portatori sani della mutazione, mentre ciascun figlio della coppia ha il 25% di probabilità di essere malato. Come avviene la diagnosi dello pseudoxantoma elastico: La diagnosi si basa innanzitutto sulle caratteristiche cliniche del paziente (in particolare a livello di pelle e occhi) e viene confermata da esame istologico su biopsia della pelle. ╚ inoltre possibile effettuare l'analisi molecolare, con ricerca di mutazioni del gene ABCC6. Quali sono le possibilità di cura attualmente disponibili per il pseudoxantoma elastico: Non esiste una terapia specifica risolutiva; un'équipe medica multidisciplinare può tuttavia intervenire, quando necessario, sulle varie manifestazioni della malattia, in particolare le emorragie. Per il rischio di sanguinamenti gastrointestinali, è opportuno che i pazienti evitino l'assunzione di aspirina e altri farmaci antinfiammatori non steroidei.
 
Di dr.psico (del 10/07/2007 @ 22:59:20, in Lettera P, visto n. 1172 volte)
E' una particolare teoria psicologica che ropone un modello di funzionamento della mente e dei processi psichici dell'uomo da un punto di vista dinamico, con particolare enfasi sull'inconscio, i sogni e la sessualità infantile. Il termine è usato anche per indicare il metodo terapeutico che in quella teoria ha le sue basi, appunto il metodo psicoanalitico. Per convenzione si usa datare la nascita della psicoanalisi con la prima interpretazione esaustiva di un sogno scritta da Freud, riportato anche ne "L'interpretazione dei sogni come "il sogno dell'iniezione di Irma". Alcuni invece datano la nascita al 1896 quando S. Freud usò per la prima volta il termine "psicoanalitico".
 
Di medicina (del 16/09/2007 @ 11:59:06, in Lettera P, visto n. 1569 volte)
Gli psicofarmaci si distinguono in alcune grandi categorie: ansiolitici e ipnoinducenti, antidepressivi, neurolettici. I farmaci ansiolitici e ipnoinducenti - Le benzodiadepine furono introdotte all'inizio degli anni '70 per controllare l'ansia e per sfruttare il loro effetto ipnoinducente. La loro buona tollerabilità, la bassa tossicità e la scarsa interazione con altri farmaci hanno portato inizialmente a una prescrizione generalizzata. Dopo pochi anni però comparvero i primi studi sull'abuso, sull'uso scorretto, sulla dipendenza farmacologica e sui problemi connessi alla sospensione del trattamento. ╚ pertanto consigliabile che gli ansiolitici siano somministrati sotto controllo medico nell'ambito di una terapia di supporto che non deve essere solo farmacologica. Le benzodiazepine hanno sostituito i barbiturici che oggi vengono usati solo in alcune patologie (epilessia) o in anestesia. Gli antidepressivi - Agli inizi degli anni '50 si scoprì casualmente che l'iproniazide (principio attivo usato nella cura della tubercolosi) possedeva proprietà euforizzanti; il passo di utilizzarlo nella cura della depressione fu breve e dall'iproniazide derivò una delle classi più importanti di antidepressivi: gli inibitorio delle monoammino ossidasi (IMAO). Successivamente Kuhn scoprì le proprietà antidepressive dell'imipramina, sintetizzata per la prima volta da Thile e Holzinger alla fine del XIX secolo e inizialmente usata come antipsicotico. Dall'imipramina derivò l'altra classe di farmaci antidepressivi, i triciclici (TCA), così chiamati a causa della loro struttura molecolare. Recentemente sono state scoperte sostanze a struttura chimica eterogenea, definiti antidepressivi atipici o di seconda generazione (fra cui il notissimo Prozac). Gli antidepressivi sono psicofarmaci utili nel trattamento della sintomatologia depressiva, ma in genere comportano effetti collaterali significativi, anche perché i tempi di assunzione sono in genere lunghi. I neurolettici (o antipsicotici) - Dallo studio dei derivati dell'anilina, si scoprì che la prometazina aveva proprietà sedative e antiallergiche. La cloropromazina, derivata dalla prometazina, fu il primo farmaco decisamente efficace nel trattamento delle psicosi. Il meccanismo di azione (scoperto da H. Laborit) era tale da risultare non solo sedativa, ma anche inibitrice degli stimoli ambientali senza alterare lo stato di vigilanza. Successivamente Delay e Deniker scoprirono come questo farmaco era in grado di migliorare le condizioni dei pazienti psicotici. Attualmente è possibile disporre di una ventina di fenotiazine (farmaci simili alla cloropromazina). Altri neurolettici sono i tioxanteni, le dibenzazepine, il butirrofenone, le difenilbutilpiperidine ecc. Contrariamente alla credenza comune gli antipsicotici sono prevalentemente antideliranti e antiallucinatori e non sono dei tranquillanti "più potenti". Vengono impiegati prevalentemente per la terapia della schizofrenia e di altre manifestazioni psicotiche. Tutti questi farmaci possono produrre effetti collaterali articolari costituiti da tremori, rigidità, riduzione della mimica facciale. Gli psicofarmaci funzionano? - Nonostante certe statistiche ottimistiche, gran parte delle malattie della psiche sono ancora "incurabili", nel senso che il soggetto migliora il suo stato, ma non guarisce definitivamente e molte sono le recidive. ╚ possibile definire tre tipi di pazienti: a) Quelli che per tutta la vita assumono psicofarmaci; qui l'insuccesso è palese. b) Quelli che assumono psicofarmaci a periodi, con ricadute più o meno gravi. Anche qui l'insuccesso è evidente; lo psicofarmaco allevia la condizione, è spesso sintomatico, senza che riesca a rimuovere (e spesso i medici stessi non le trovano) le vere cause del problema. c) Quelli che hanno solo pochi episodi patologici nella propria vita e che si portano in un livello di pseudonormalità. ╚ il caso di chi esce da una depressione, rimanendo però sostanzialmente una persona predisposta, con un tono dell'umore spesso basso e con una qualità della vita tutto sommato mediocre. Anche in questo caso l'intervento farmacologico non può ascrivere a sé il successo, poiché nulla impedisce di credere che il soggetto sia risalito sopra la soglia che delimita la normalità solo per l'effetto tempo e per l'effetto dei farmaci (sintomatico, non curativo) o delle psicoterapie. d) Quelli che hanno un solo episodio patologico, risolto il quale ritornano del tutto normali. In alcuni casi si assiste a un netto cambio nello stile di vita del paziente. In questi casi l'intervento farmacologico ha avuto il merito di consentire al paziente di avere la lucidità per attuare il cambiamento. Le psicoterapie - Parallelamente alla psichiatria farmacologica si collocano le psicoterapie. Anche per le psicoterapie si possono definire i quattro tipi fondamentali e si possono dare gli stessi giudizi sulle guarigioni. Sicuramente la psicoterapia può parlare di successo nel caso di soggetti di tipo D.
 
Di d.ssa Passanante (del 30/01/2014 @ 11:11:24, in Lettera P, visto n. 1111 volte)
La psicologia forense, o psicologia giuridica, è un branca della psicologia che si occupa dei processi psicologici relativi ai diversi aspetti della dimensione giuridico-forense. L'ingresso della Psicologia Giuridica nel mondo giuridico può essere collocato verso la fine degli anni '70, quando i nuovi cambiamenti sociali hanno richiesto l' intervento degli aspetti psicologici all' interno del sistema giuridico. La psicologia giuridica nasce quindi, con una funzione di risposta a precise domande formulate dal settore della giustizia e del diritto in generale. Recentemente è emersa la necessità di differenziare la psicologia giuridica dalle specifiche richieste del diritto, fornendo così una legittimità scientifica autonoma (De Leo, Pedata 2004). La psicologia giuridica è una disciplina applicativa il cui oggetto di studio e di intervento è la giustizia e si propone come struttura di connessione tra psicologia, scienze umane e diritto. E' un settore della psicologia che si occupa, quindi, dei processi psicologici relativi ai diversi aspetti della dimensione giuridico-forense in diversi ambiti. La psicologia giuridica descrive la storia delle persone coinvolte in procedimenti giudiziari (profilo psicologico), al fine di indicarne i dati comportamentali e sottoporli al vaglio dell'autorità giudiziaria incaricata del processo civile o penale. Comprende lo studio dei fattori della personalità: intelligenza, carattere, attitudini, bisogni, tendenze, motivazioni, stimoli, socializzazione, fragilità psichica, deficit intellettivo, stress psicosomatico, affaticamento mentale, morbilità psichica, pericolosità sociale (Iasevoli, 2008). La psicologia giuridica è ampiamente diversificata: La psicologia forense, si occupa di tutte le problematiche psicologiche che insorgono nella pratica giudiziaria e dei fattori rilevanti ai fini della valutazione, in particolare nei casi in cui risulta importante l'accertamento della valutazione psichica del reo; La psicologia giudiziaria, ha per oggetto di studio tutte le figure che appartengono al contesto legale, quindi vittime, imputati, testimoni, giudici, estendendo la sua competenza al problema della perizia sulle testimonianze o sulle confessione raccolte nel corso dell' istruttoria e del processo (Galimberti, 1999). La psicologia giuridica studia quindi tutti gli attori del processo. La psicologia criminale, studia i comportamenti criminosi, gli autori di reato, i meccanismi psicologici ecc... che portano a commettere l'azione illecita e le reazioni sociali conseguenti (Serra, 2005). Quindi ha per oggetto di studio i diversi fattori che concorrono a determinare comportamenti antisociali. La psicologia legale, si occupa della lettura psicologica del testo giuridico, quindi di alcune norme, soffermandosi sugli assunti che caratterizzano determinate categorie giuridiche. La psicologia penitenziaria, è un'altra dimensione della psicologia giuridica e lavora sull'osservazione e la descrizione del valore psicologico della pena assegnata alle persone oggetto di rieducazione. Applica le decisione giudiziarie per produrre gli effetti che le sentenze richiedono, quindi ha come obiettivo quello di individuare e definire i trattamenti più idonei al reo, studiando i metodi e gli effetti del trattamento.
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 25/02/2014 @ 17:31:22, in Lettera P, visto n. 2571 volte)
Col termine tanatologia psicologica, si definisce il sostegno psicologico davanti alla morte, sia per i pazienti terminali che per i loro parenti (accompagnamento alla morte ed elaborazione del lutto come supporto al moribondo e ai suoi congiunti). In caso di lutto complicato, l'intervento psicotanatologico si può saldare con quello psicotraumatologico, con cui ha diversi punti di contatto. Fanno altresì parte di questo ambito gli interventi psicologici correlati alla comunicazione di decesso, all'accompagnamento al riconoscimento delle salme ed al supporto psicologico durante le eventuali richieste di consenso al trapianto. Il settore della psicotanatologia ha iniziato a svilupparsi presso gli Hospice e le Lungodegenze, grazie all'apporto di alcuni autori. La psichiatra svizzera Elisabeth KŘbler Ross, in particolare, viene considerata la fondatrice dell'approccio psicotanatologico con il suo modello a 5 fasi; le diverse fasi, da lei individuate attraverso molti colloqui ed osservazioni cliniche, rappresentano le principali "tappe di elaborazione psicologica" dell'evento-morte per chi riceve una diagnosi infausta. Il suo modello ha avuto molta diffusione, ed anche se attualmente viene considerato in parte superato dalle più recenti elaborazioni teoriche di merito, il suo influsso ha aiutato molto a legittimare, diffondere e strutturare l'attività psicotanatologica nelle strutture sanitarie.
 
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