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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
Vogliamo creare uno strumento aperto a tutti che consenta a ognuno di noi, di qualunque estrazione sociale e grado d'istruzione, di qualunque tendenza politica e religiosa, di accedervi liberamente esprimendo le proprie considerazioni.

Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 14:48:08, in Lettera P, visto n. 1101 volte)
La pizza è un piatto relativamente recente. Per quanto la consuetudine di realizzare impasti sottili di grano macinato a forma di disco, arrostiti su pietra, si perda nella notte dei tempi, la nascita della pizza al pomodoro come la intendiamo oggi avvenne nella città di Napoli. Qui già verso l'anno Mille si parla di un alimento detto picea, di cui non conosciamo i particolari, che in seguito prese il nome di pizza. Fu però solo nel Settecento che comparve la pizza col pomodoro. Le prime notizie circa l'esistenza di una vera e propria pizzeria risalgono al 1830: si tratta della pizzeria Port'Alba, con forno in mattoni refrattari alimentato a legna. Le varietà di pizza erano molte e diverse: con formaggio grattugiato, basilico e strutto; con aglio, olio, origano e sale; con pesciolini ecc. La famosa pizza Margherita nacque nel 1889; quell'estate la regina Margherita di Savoia si trovava presso la reggia di Capodimonte, in visita nel Regno delle Due Sicilie. Desiderosa di assaggiare il piatto tipico della zona, convocò a corte Raffaele Esposito, il più noto pizzaiolo dell'epoca. Esposito preparò diverse pizze, fra cui una con mozzarella, pomodoro e basilico, i colori della bandiera, che piacque particolarmente alla regina. Per questa ragione Esposito in seguito cominciò a vendere questa pizza battezzandola ‘alla Margherita'. Oggi la pizza ha conquistato i consumatori di tutto il mondo, anche grazie alla sua versatilità; le combinazioni di ingredienti utilizzati per preparare questa pietanza sono ormai innumerevoli. L'autentica pizza napoletana va realizzata con un impasto di farina di frumento, acqua e lievito, a cui si aggiungono pomodori San Marzano, mozzarella di bufala, olio extravergine di oliva, sale marino. La cottura va effettuata in forno refrattario alimentato a legna (preferibilmente di quercia e ulivo), a una temperatura compresa fra i 420 e i 480 °C. Appare già evidente che le pizze che consumiamo normalmente sono prodotti che rispettano poco queste regole; per esempio, spesso viene utilizzato il formaggio fuso e i pomodori non sono sempre all'altezza della situazione. Infine la cottura: la pizza deve avere una forma circolare, con bordo regolare, non rigonfio né bruciato e la parte centrale deve risultare morbida. La composizione nutritiva della pizza varia notevolmente a seconda degli ingredienti utilizzati e delle dimensioni; quella tradizionale dovrebbe pesare poco più di due etti appena sfornata. Nella dieta - La pizza tipica da pizzeria ben difficilmente può rientrare in un piano dietetico; di dimensioni eccessive, spesso consumata come primo piatto di un pranzo molto ricco, anche dal punto di vista alimentare non è granché, visto che (tranne le dovute eccezioni) gli ingredienti non sono mai di prima qualità per contenere il prezzo. Dal momento che l'apporto calorico varia molto, è difficile fare rientrare la pizza in un piano alimentare rigoroso, a meno di non ricorrere ai prodotti surgelati che, fra l'altro, hanno il vantaggio di porzioni più contenute (una pizza consumata in pizzeria arriva facilmente alle 1000 kcal, mentre quelle surgelate, al massimo 300-350 g, arrivano alle 600-700 kcal). Per esempio, la pizza Bella Napoli Buitoni fornisce 228 calorie per 100 g, la Margherita Findus 247, la vegetariana Valsoia 150. Anche in questo caso bisogna prestare attenzione alla quantità totale di prodotto effettivamente consumata; come abbiamo visto, una pizza pesa ben più di un etto… INFO AL. Pizza con pomodoro Carboidrati: 51,9; proteine: 4; grassi: 4; acqua: 40,5; calorie: 247. Pizza con pomodoro e mozzarella Carboidrati: 52,9; proteine: 5,6; grassi: 5,6; acqua: 39; calorie: 271.
 
PKU
Di Viola Sinismagli (del 11/03/2011 @ 12:45:34, in Lettera P, visto n. 853 volte)
Sigla di Fenilchetonuria.
 
Di Viola Sinismagli (del 23/03/2011 @ 16:14:59, in Lettera P, visto n. 1455 volte)
Termine usato per descrivere uno studio nel quale gli effetti di un trattamento sono comparati con gli effetti di un placebo (falso trattamento) in un numero simile di pazienti.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 16:13:17, in Lettera P, visto n. 1046 volte)
Sostituzione del plasma sanguigno di un soggetto, quando esso contenga sostanze nocive, trasfondendo plasma di un donatore, ma lasciando del tutto inalterata la componente cellulare del sangue.
 
Di dr.psico (del 08/09/2007 @ 14:54:15, in Lettera P, visto n. 6302 volte)
La malattia è dovuta alla formazione di un versamento più o meno abbondante nella cavità pleurica di causa virale, batterica tubercolare. A seconda della qualità dell'essudato si distinguono: pleurite sierofibrinosa, pleurite emorragica, pleurite purulenta o empiema. Talvolta è successiva a processi patologici in atto come malattie del connettivo, neoplasie, ecc. Solitamente insorge con febbre elevata che talvolta può mancare e quasi sempre è presente dispnea. I sintomi obiettivi consistono in allargamento dell'emitorace colpito, abolizione del fremito vocale tattile e ipofonesi nella parte inferiore del torace che sfuma verso l'alto in una zona iperfonetica con una linea convessa verso l'alto, assenza del murmure in corrispondenza della zona ottusa. Nei primi giorni si possono udire sfregamenti, che poi scompaiono quando la formazione del liquido allontana i foglietti pleurici. All'esame radiologico risulta una opacità omogenea della parte inferiore del torace che termina con una linea convessa verso l'alto e obliqua verso il basso in senso latero-mediale. Il mediastino è di regola spostato controlateralmente. La puntura esplorativa dà esito a un liquido di solito di colore gialli-citrino, le cui gocce, poste in un cilindro contenente acqua e alcune gocce di acido acetico, formano delle nuvolette paragonabili a fumo di sigaretta (prova di Rivalta). Una caratteristiche della pleurite neoplastica: è che può riformarsi continuamente senza dare altri sintomi, all'infuori della dispnea, fino all'apparire della neoplasia; quasi sempre è emorragica e può essere caratterizzata dalla retrazione anziché dall'espansione dell'emitorace colpito. Per la cura è indispensabile evacuare il liquido mediante immissione di aria, somministrazione di antipiretici più una terapia a base di antibiotici a largo spettro, antitubercolari, antineoplastici a seconda della diagnosi.
 
Di riccardo (del 23/01/2014 @ 11:03:11, in Lettera P, visto n. 673 volte)
Branca della medicina interna che studia le malattie dell'apparato respiratorio. Oggi si parla di pneumologia interventistica, disciplina derivata dalla Endoscopia Toracica diagnostica e operativa. La nuova dizione è stata necessaria per adeguare la materia alla continua evoluzione tecnologica, scientifica e clinica. Comprende le attività in Endoscopia Toracica e in genere della Endoscopia Toracica eseguita dagli Pneumologi Ospedalieri in Italia, con l’utilizzo e il perfezionamento di tutte le metodiche della Endoscopia Bronchiale Diagnostica e Operativa nell’adulto e nel bambino (lavaggio broncoalveolare, biopsia transbronchiale, agoaspirato transbronchiale, laserterapia, posizionamento di endoprotesi tracheobronchiali, ecc...) e dalla Toracoscopia Medica, diagnostica ed operativa. Negli ultimissimi anni vi è stato ad un incremento di interesse per le metodiche endoscopiche e operative in genere anche da parte delle Società Scientifiche Pneumologiche Internazionali più importanti (SIET, ACCP, ERS, ATS e AIPO) che ha portato attraverso l’elaborazione di documenti autorevoli (1, 2, 3, 4) ad una puntualizzazione di tali metodiche, endoscopiche e non, individuandone e riaffermandone le competenze nella figura dello pneumologo.
 
Di salute (del 06/10/2007 @ 14:48:39, in Lettera P, visto n. 1028 volte)
È una vivanda tipica del Nord Italia, preparata con farina di granoturco. I romani conoscevano polente fatte con farine di cereali (orzo, sorgo, farro, miglio, segale), di legumi (fave), di castagne o in tempi di carestia addirittura di ghiande. Dal '400 s'iniziò a usare il grano saraceno (pizzoccheri valtellinesi e polenta taragna). le prime coltivazioni di mais (metà del XVI sec. a Badia Polesine) fecero nascere la polenta gialla, tipica della cucina bergamasca. Velocemente il nuovo alimento si diffuse in tutta l'Italia settentrionale, come cibo poco costoso e molto saziante. Sfortunatamente, cibandosi di sola polenta, la carenza di vitamina PP causava la pellagra, diffusa fino a tutto il XIX sec. Contrariamente alla credenza comune, la polenta non deve considerarsi un attentato alla nostra dieta: è infatti saziante e caloricamente non è discutibile (attenzione a quanta acqua lega, dipende dal modo di cucinarla; riferitevi sempre al peso della farina gialla, 350 kcal ca. per 100 g). Il vero problema è che spesso serve per raccogliere gli intingoli, le salse e i condimenti: a causa dell'alto potere assorbente causa l'assunzione di quantità di grassi e di calorie (dai condimenti) decisamente spropositate. Abbiate perciò l'accortezza di usarla con condimenti ipocalorici, con abbondanza di verdure, ma con poco olio. INFO AL. - Carboidrati: 73; proteine: 8,7; grassi: 2,7; acqua: calorie: 350.
 
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