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Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di dr.ssa Anna Carderi (del 19/12/2013 @ 14:31:39, in Lettera P, visto n. 755 volte)
Tecnica dermo-estetica, usata in dermatologia per ottenere, attraverso una rigenerazione della pelle, l'eliminazione di piccole cicatrici di acne e varicella, di verruche piane giovanili, di discheratosi, di ispessimento patologico dello strato corneo della cute (ipercheratosi), di corni cutanei. Il peeling chimico si avvale di preparati chimici e, in modo particolare, di resorcina (antisettico appartenente alla classe dei difenoli), che, applicata a diverse concentrazioni sotto forma di pasta o pomata, ha un effetto esfoliante. Il peeling fisico prevede l'applicazione di radiazioni ultraviolette e l'asportazione meccanica degli strati cutanei più superficiali. Secondo la classificazione di Rubin i peeling chimici si suddividono in: - molto superficiali (assottigliamento o rimozione dello strato corneo) - superficiali (necrosi di una parte o di tutta l'epidermide fino allo strato basale) - medi (necrosi dell'epidermide e di una parte o di tutto il derma papillare) - profondi (necrosi dell'epidermide fino al derma reticolare) A livello dell'epidermide il peeling, diminuendo le coesione o lisando i cheratinociti: - rimuove lo strato corneo della cute e il tappo cheratinico dei comedoni - aumenta il turnover cellulare con relativa esfoliazione - inibisce l'attività delle ghiandole sebacee In base alla profondità di penetrazione, la sostanza chimica adoperata può coagulare la struttura proteica delle cellule (frosting) A livello del derma il peeling: -esercita un effetto irritante con conseguente eritema ed edema -stimola i fibroblasti a produrre glicoproteine e nuovo collagene, con ristrutturazione della componente fibrosa del derma Gli agenti chimici maggiormente utilizzati sono: acido glicolico acido mandelico acido piruvico acido salicilico acido tricloroacetico fenolo resorcinolo Le principali indicazioni al trattamento con peeling chimici sono: invecchiamento cutaneo discromie acne in fase attiva o cicatriziale acne rosacea iperseborrea
 
Di riccardo (del 02/01/2014 @ 12:50:55, in Lettera P, visto n. 738 volte)
Farmaco chemioterapico, appartenente alla famiglia dei fluorochinoloni, con azione antibatterica ad ampio spettro, impiegato in caso di gravi infezioni genitourinarie, epatobiliari, addominali, respiratorie, nelle meningiti e nella setticemia. Si deve usare in pazienti di età superiore ai 18 anni in quanto, come tutti gli antibiotici di questa famiglia, si accumula in modo irreversibile nelle cartilagini articolari.
 
Di riccardo (del 04/02/2014 @ 17:29:09, in Lettera P, visto n. 1454 volte)
Malattia causata dalla carenza o dal mancato assorbimento di vitamine del gruppo B, niacina (vitamina PP), o di triptofano, amminoacido necessario per la sua sintesi. Poichè la vitamina PP è presente in genere nei prodotti freschi come latte, verdure e cereali, è frequente nelle popolazioni che si nutrono con alimenti poveri di niacina e di triptofano che si sviluppi la pellagra. Colpisce principalmente persone affette da un sistema alimentare fortemente squilibrato, fattori concorrenti sono stati disturbi gastrointestinali o alcolismo cronico, che pure interferiscono con l'assorbimento e l'assimilazione della vitamina. Anche alterazioni del metabolismo proteico possono causare la pellagra, come nel caso della sindrome carcinoide nella quale viene prodotta in eccesso serotonina, utilizzando fino al 70% del triptofano disponibile e causando quindi carenza di triptofano. A livello sintomatico La pellagra è responsabile di un quadro clinico detto "delle tre D": demenza, dermatite e diarrea. La pellagra comporta lesioni della pelle (soprattutto nelle zone esposte alla luce come desquamazione, eritema, cheratosi), diarrea, infiammazione della lingua e della bocca, irritabilità, confusione mentale, demenza, perdita di appetito e di peso, depressione e ansia. Particolare rilievo hanno i sintomi neurologici, che si manifestano inizialmente come una sindrome polinevritica con disturbi principalmente sensoriali. Risultano essere associati frequenti disturbi psichici (confusione e deterioramento intellettivo) e cutanei (eritemi ed eruzioni bollose). I sintomi della pellagra subclinica possono essere erroneamente interpretati come sintomi di una malattia mentale. Possibili complicanze della malattia possono essere identificate in lesioni a carico del sistema nervoso centrale (in particolare midollo spinale e tronco encefalico) con conseguenti quadri associati di ipertonia, nistagmo e sindrome piramidale. La pellagra deve essere distinta dalle patologie di origine genetica che determinano alterazioni nell'assorbimento intestinale o nel riassorbimento renale degli aminoacidi, come la malattia di Hartnup. In questo caso, il riscontro di aminoacidi nelle urine orienta verso una malattia genetica. Se non curato, questo disturbo può portare alla morte nel giro di pochi anni. La terapia consiste nella somministrazione di vitamina PP ad alte dosi per 14 giorni, quindi a dosi di mantenimento, e nel trattamento dello stato di malnutrizione con una dieta alimentare equilibrata.
 
Di riccardo (del 04/02/2014 @ 17:45:40, in Lettera P, visto n. 717 volte)
Tessuto continuo, detto anche cute, che riveste esternamente tutto il corpo e, in corrispondenza con le aperture naturali, si continua con la mucosa che tappezza le cavità interne dei vari apparati (digerente, respiratorio, urogenitale). Insieme agli annessi forma l'apparato tegumentario. A livello anatomico la cute si compone di tre strati principali: l'epidermide, che è lo strato esterno; il derma; l'ipoderma, o strato sottocutaneo. La cute è elastica e resistente, perlopiù sollevabile in pieghe, mentre in certe regioni del corpo appare molto aderente, quasi fissata ai piani sottostanti (come nel palmo della mano o nella pianta del piede). Il suo spessore varia da 0,5 mm (per esempio, nelle palpebre) a 5 mm (per esempio, nella pianta del piede) di cui 0,03-1,5 mm spettano all'epidermide. Genericamente è più sottile nella donna che nell'uomo, nel bambino che nel vecchio, nelle superfici flessorie piuttosto che in quelle estensorie. La cute appare di colorito variabile in relazione alla pigmentazione, all'età, nonché alla sua trasparenza e alla ricchezza dell'irrorazione sanguigna. La superficie della pelle, costituita dall'epidermide, presenta una quantità di rilievi microscopici e depressioni (dovuti alla forma delle parti scheletriche e muscolari sottostanti), nonché di creste cutanee meno appariscenti, solchi interpiliferi e ancora un'infinità di microscopici orifizi, dove sboccano i follicoli piliferi o le ghiandole sebacee e sudoripare. Alcuni solchi e rilievi possono essere transitori, perché dovuti ai movimenti delle articolazioni o dei muscoli, altri possono col tempo divenire anche permanenti (rughe). Istologicamente, nell'epidermide sono riconoscibili alcuni strati sovrapposti, il più esterno dei quali è quello corneo formato da cellule epiteliali appiattite, morte, prive di nucleo e corneificate, tra le quali vi sono fibrille cheratiniche, riunite in fasci o anche isolate; tali cellule vengono via via eliminate (desquamazione) e sostituite per produzione di nuovi elementi cellulari da parte dello strato germinativo sottostante. Quest'ultimo, detto anche strato di Malpighi, o strato spinoso, è costituito da cellule epiteliali prismatiche poligonali od ovalari, con grandi nuclei, fra le quali sono evidenti elementi intercellulari (o spine) e fasci di fibrille (tonofilamenti), che servono entrambi da saldatura tra una cellula e l'altra, per aumentarne la coesione. Tra questi strati principali possono essere presenti altri due intermedi, soprattutto nelle regioni cutanee più soggette a pressioni e sfregamenti: quello detto granuloso, a contatto inferiormente con lo strato di Malpighi, composto da cellule tendenti ad appiattirsi, ancora dotate di nucleo, però in via di degenerazione, e con granuli molto rifrangenti di cheratoialina, con segni infine di trasformazione dei tonofilamenti in fibrille cheratiniche; e quello definito lucido, in rapporto superiormente con lo strato corneo, dall'aspetto omogeneo e splendente, con cellule appiattite, prive di nucleo e imbibite di eleidina, una sostanza semifluida derivata dalla cheratoialina. Il derma costituisce lo strato intermedio della cute. E'uno strato di tessuto connettivo che comprende fibre collagene ed elastiche, molto vascolarizzato e fornito di una buona rete linfatica e di molte terminazioni nervose. Esso ospita anche ghiandole sudoripare, ghiandole sebacee, bulbi piliferi. L'ipoderma, detto anche pannicolo adiposo sottocutaneo, è ricco di tessuto connettivo a trama lassa, in cui sono raccolte cellule adipose in quantità variabile a seconda delle condizioni di nutrizione, e con disposizione diversa in conseguenza del sesso e dello stato ormonale del soggetto. Il derma può assumere anche un notevole spessore, mentre nell'ipoderma, specie nelle regioni del corpo dove la cute è particolarmente sottoposta a tensioni, pressioni o sfregamenti, compaiono estese fessure, contenenti un liquido, con la specifica funzione di limitare gli eventuali danni derivanti dall'usura. Dal derma le creste si insinuano nell'epidermide soprastante: esse sono ricche di vasi attraverso i quali avviene la nutrizione dell'epidermide stessa, in quanto solo il derma è vascolarizzato. A livello fisiologico il derma è interamente percorso da fibre del sistema vegetativo (destinate ai vasi, ai muscoli lisci cutanei, alle ghiandole, ai peli), le cui terminazioni possono arrivare all'epidermide, che assume così la funzione di un importante organo sensoriale. Grazie all'attività delle sue ghiandole sudoripare, la cute svolge anche, in cooperazione con l'apparato urinario, una funzione escretoria. La cute ha infine capacità immunitaria e proprietà assorbenti, sia pure limitate. La pelle, posta al confine tra il mondo esterno e l'ambiente interno all'organismo, è per eccellenza un recettore complesso di stimoli fisici, chimici, meccanici ecc., che viaggiano nelle due direzioni e in relazione ai quali la cute reagisce prontamente e in vario modo, modificando altresì il suo comportamento. Ciò avviene grazie alla ricchezza di un apparato nervoso estremamente abbondante e sensibile, ricco di terminazioni tattili, termiche, dolorifiche e così via, in grado inoltre di stimolare varie attività cellulari, secretorie, di irrorazione sanguigna, di pigmentazione ecc. Svariate sono le funzioni biologiche della cute: - Protezione fisico-chimica; in larga misura legata alle caratteristiche di elasticità e di resistenza (soprattutto del derma). - Termoregolarizzatore; essendo cattiva conduttrice termica e svolge, per questo, un ruolo di estrema importanza nella termoregolazione, assicurando l'omeostasi della temperatura corporea con dilatazione e costrizione dei vasi sanguigni, variazione dell'evaporazione e della traspirazione a seconda delle temperature. - Barriera protettiva; il pigmento protegge la cute e quindi l'intero organismo dall'azione dannosa dei raggi luminosi. - Battericida; per le proprietà dello strato corneo, della secrezione sebacea e del sudore, la pelle protegge contro l'azione di sostanze e agenti patogeni. - impermeabilità; grazie al suo mantello acido emulsionato (formato dalla combinazione di sebo+sudore) e alle proprietà bioelettriche della cheratina, la cute è in grado di mantenere una elevata impermeabilità nei confronti di molte sostanze, specie idrosolubili, e di neutralizzare gli effetti dannosi delle sostanze ad alcalinità o acidità molto differenti dalla norma. - Capacità di modulare l'assorbimento e la penetrazione di molte sostanze, soprattutto attraverso l'apparato pilosebaceo e le modificazioni di idratazione delle membrane cellulari. Altre importanti funzioni della cute sono la secrezione sudorale e sebacea, quella di pigmentazione e quella cheratogena. In particolare il pigmento che dona il colore alla cute, cioè la melanina, è uno dei prodotti finali del metabolismo cutaneo. Essa si forma nella cute attraverso un complicato processo biochimico-enzimatico; è prevalentemente distribuita nelle cellule dello strato basale epidermico e in alcune altre cellule (melanofori) presenti a volte nel derma superficiale. Il pigmento protegge la cute dall'azione dannosa dei raggi ultravioletti solari, i quali hanno a loro volta la proprietà di provocare un processo fotochimico enzimatico ad azione pigmentante, in presenza dell'enzima tirosinasi.
 
Di riccardo (del 04/02/2014 @ 18:00:21, in Lettera P, visto n. 1436 volte)
L'orripilazione o piloerezione, volgarmente detta pelle d'oca, consiste nell'erezione dei peli e dei capelli dovuta dalla contrazione dei muscoli erettori dei peli in conseguenza di stimoli nervosi provocati ad esempio da un violento stato emotivo come la paura o la nostalgia, la gioia, lo stupore, l'ammirazione e l'eccitazione sessuale, il freddo. Il fenomeno della pelle d'oca si verifica quando i piccoli fasci muscolari alla base di ogni pelo, noti come muscoli erettori del pelo, si contraggono e tirano i peli fino a far assumere loro una posizione eretta. Il riflesso viene avviato dal sistema nervoso simpatico, che è responsabile di molte risposte attacco-fuga. Lo stimolo si comunica, tramite il simpatico, all'innervazione cutanea che induce la contrazione dei muscoli erettori dei peli (detti anche orripilatori), i quali modificano la posizione dei bulbi piliferi e quindi dei peli. Esistono anche alcune patologie che possono associarsi a piloerezione. In letteratura è nota l'esistenza di convulsioni pilomotorie ripetitive. Questo tipo di convulsioni è per altro molto raro[6][7]. Alcuni Autori hanno inoltre segnalato come la piloerezione sia un effetto collaterale decisamente frequente (tra il 40 ed il 50%) della infusione endovenosa di dobutamina. Tale effetto di solito precede l'aumento della frequenza cardiaca secondario alla infusione endovenosa del farmaco e, pertanto, è una chiara indicazione che l'infusione endovenosa è stata efficace.
 
Di riccardo (del 04/02/2014 @ 18:15:26, in Lettera P, visto n. 674 volte)
Sono i muscoli costituiti da lamine di tessuto muscolare striato, situati sotto la pelle. Particolarmente sviluppati quelli del capo e quelli della faccia.
 
Di riccardo (del 04/02/2014 @ 18:17:30, in Lettera P, visto n. 1018 volte)
Annesso cutaneo costituito prevalentemente di cheratina, che si presenta come un sottilissimo bastoncino, in parte sporgente dalla cute e in parte contenuto in un'infossatura dell'epidermide, il follicolo pilifero. La parte esterna del pelo è detta fusto, quella interna radice. Nel punto di passaggio fra radice e fusto si nota una leggera strozzatura (colletto del pelo); il fusto ha sezione variabile (ovale, circolare, triangolare), superficie liscia, apice appuntito. La superficie del pelo è costituita da cellule corneificate lamellari, al di sotto delle quali si trovano cellule pigmentate e all'interno cellule cubiche, tra le quali si trovano spazi contenenti aria. Lo strato interno è detto midollare, quello intermedio corticale, quello esterno cuticola, alla quale, nella radice, si addossa una guaina epiteliale. Quest'ultima riveste una papilla dermica riccamente irrorata, il bulbo del pelo, e costituisce la matrice del pelo, da cui si formano tutti i suoi elementi. Entro il follicolo sbocca una ghiandola sebacea, il cui secreto mantiene impermeabile il pelo e la cute circostante (con funzione protettiva); inoltre, nel follicolo è impiantato un piccolo muscolo erettore del pelo (muscolo orripilatorio), la cui contrazione provoca il sollevamento verso l'esterno del bulbo e quindi del pelo. La distribuzione e l'entità del rivestimento pilifero sono in rapporto al sesso e all'età. Il colore dei peli è dovuto alla presenza di pigmento melaninico, mentre l'incanutimento è causato dalla progressiva scomparsa delle cellule pigmentate che lasciano quindi ampi spazi vuoti, i quali provocano la trasparenza (e di conseguenza l'aspetto bianco) del pelo. Secondo la regione cutanea interessata i peli acquistano nome diverso: capelli, barba, baffi, ciglia e sopracciglia, vibrisse. I vasi che nutrono i peli provengono dalla rete capillare del derma; l'innervazione è garantita da fibre terminali dei nervi della pelle. Chimicamente un pelo consiste in una serie di filamenti di cheratina, una sclero proteina che viene prodotta nel più profondo degli strati dell'epidermide. Partendo da qui, la cheratina migra verso gli strati superiori e va ad addensarsi in cellule specifiche, che perdono il nucleo e vengono dette cornee. Queste cellule morte ricche di cheratina e quindi molto dure e fibrose vanno a formare, oltre ai peli, diversi altri elementi degli organismi animali, come ad esempio le unghie, gli artigli, gli zoccoli e i corni dei rinoceronti. I peli fanno parte, insieme al follicolo pilifero e ad una ghiandola sebacea, del complesso pilosebaceo. Non sono disposti verticalmente, ma obliquamente ed emergono dall'epidermide a livello dei solchi epidermici superficiali secondo delle linee, denominate correnti, a decorso spiralato che convergono in un vortice centrale. Gli animali spesso posseggono, al contrario dell'uomo, particolari peli detti "peli tattili" o "vibrisse", situati vicino agli occhi o sul muso e dotati di molte più connessioni nervose al livello della radice. Tutti i peli contengono comunque, fatta eccezione per gli animali albini, dei pigmenti che conferiscono loro una grande varietà di colori. Nello specifico il pelo è formato da: -La cuticola; lo strato più esterno, con uno spessore di 2-4 μm, formato da scaglie quadrangolari legate fra loro con un margine libero che è rivolto verso la punta del pelo. Sono queste scaglie che determinano l'irregolarità della superficie. Le scaglie sono delle lamelle cornee derivanti da cheratinociti in un modo analogo a come avviene nell'epidermide. È uno strato sottoposto ad alterazione durante la crescita del pelo e protegge gli strati sottostanti. - Corteccia: è la parte principale del pelo ed appare striata longitudinalmente a causa delle cellule che la compongono. Queste, infatti, sono cellule epitaliali fusiformi e allungati rispetto all'asse maggiore del pelo ricche di cheratina e tonofibrille, un residuo nucleare, una proteina insolubile ricca di zolfo e granuli di pigmento melaninico. Il colore del pelo dipende dalla disposizione di tali granuli: contenenti eumelanina e disposti longitudinalmente nei soggetti bruni, sparsi e contenenti feomelanina e tricromi nei biondi e rossi. - Midolla; la parte più centrale che si va via via riducendo fino all'estremità del pelo. Non è presente nei peli folletti e poco marcata nei piccoli peli terminali. Corrisponde ad un quinto del pelo ed è composta da cellule poliedriche sovrapposte e poco cheratinizzate. Tali cellule presentano glicogeno e granuli acidofili costituiti da una proteina simile alla cheratoialina. La produzione dei peli non è un continuo, ma segue un ciclo secondo il quale il follicolo pilifero entra in una fase quiescente con espulsione del pelo, una fase di riposo e una fase di ricrescita. Questo ciclo riguarda i follicoli piliferi già esistenti alla nascita e non la formazione di nuovi follicoli, il cui numero è lo stesso (o meno) di quelli presenti alla nascita. Il ciclo è composto da tre fasi: anagen, catagen e telogen. Il ciclo è indipendente per ogni follicolo e quindi il numero di follicoli quiescenti o a riposo non è costante. Il pelo sostituisce nei mammiferi le scaglie di pesci, rettili e anfibi. Se queste però hanno ruolo nella termoregolazione, i peli dei mammiferi hanno invece fondamentale ruolo nella coibentazione, cioè il mantenimento della temperatura, la cui regolazione è compito del sistema circolatorio. I peli servono cioè a difendersi dalle temperature troppo alte e soprattutto da quelle inferiori alla norma. Il pelame della maggior parte dei mammiferi dotati di folta pelliccia è costituito generalmente da peli di due tipi diversi. I primi, generalmente di lunghezza maggiore, robusti, relativamente rigidi e assottigliati in punta, formano la cosiddetta giarra, che spesso è la sola parte della pelliccia esteriormente visibile ed è generalmente uguale in estate e in inverno. Al disotto della giarra è invece presente un altro strato di pelo, la lanugine o borra, più folta, più morbida e con funzione di isolamento termico. Questo strato varia invece a seconda delle stagioni, in quanto è quasi assente in estate e sviluppatissimo d'inverno, al punto da oltrepassare, talvolta, la giarra, comportando un cambiamento cromatico dell'animale a seconda delle stagioni, come nel caso del camoscio e del capriolo[4]. Il pelo può servire anche da difesa contro i predatori: è il caso dell'istrice e del riccio, che si proteggono rendendo ispide e addirittura appuntite le loro pellicce. Diverse e numerose sono le malattie che possono colpire il pelo degli animali e dell'uomo: in primo luogo ricordiamo la caduta di capelli, ma anche l'irsutismo o il cambiamento dei colori dei peli con tendenza al grigio. Quando non è legata all'età, la caduta dei capelli può essere sintomo di infiammazioni, infezioni ed anche di disturbi nervosi, mentre l'irsutismo, ovvero peli troppo folti, può derivare da disfunzioni delle ghiandole endocrine (in certi casi addirittura tumori). Ancora, è stato dimostrato che uno shock può essere in grado di far divenire i capelli grigi, così come uno stato d'ansia molto prolungato. Esistono poi numerosi esseri viventi che possono infestare il pelo degli animali come degli uomini: nei primi riscontriamo soprattutto la presenza di zecche e di pulci, mentre nei secondi si possono trovare pidocchi e piattole, rispettivamente nei capelli e nei peli pubici. Anche alcuni funghi possono causare malattie dei peli, soprattutto in condizioni di scarsa igiene.
 
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