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 Informazione medica libera per una salute senza condizionamenti... di Admin
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Di seguito i lemmi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di riccardo (del 02/04/2014 @ 12:02:32, in Lettera E, visto n. 795 volte)
EBV virus che appartiene al gruppo degli Herpesvirus, coinvolto nella genesi di numerose malattie tra cui la mononucleosi il linfoma di Burkitt e i linfomi a cellule B affezioni tumorali del sistema linfatico che si sviluppano in caso di gravi deficienze del sistema immunitario. Come tutti gli herpesvirus, l'EBV presenta una forma sferoide ed è formato da una doppia membrana lipoproteica, il tegumento, che ricopre un capside icosaedrico (100-110 nm di diametro) composto da 150 esoni e 12 pentoni. Il capside racchiude il genoma, costituito da una molecola lineare di DNA a doppio filamento di 172 kilobasi. Il genoma è caratterizzato dalla presenza di varie sequenze ripetute, alcune localizzate altre intersperse. Codifica circa cento geni dei quali nel corso della latenza ne vengono trascritti al massimo 11 di cui 9 tradotti. Si tratta di un virus diffuso ovunque sulla superficie terrestre, e il fatto che è stato possibile isolarlo anche in etnie umane isolate rappresenta una situazione abbastanza eccezionale in virologia umana. L'analisi molecolare ha evidenziato che esiste soltanto un tipo di EBV e che le piccole variazioni osservate nel DNA del suo genoma non sono significative e non modificano le sue proprietà. La trasmissione del virus avviene soprattutto attraverso la saliva. Questo tipo di trasmissione viene evidenziato dal nome che si dà comunemente alla mononucleosi ("malattia del bacio"). Le altre vie di trasmissione (ematica, sessuale) sono possibili, ma in modo eccezionale. Nei paesi sviluppati dal punto di vista economico, il primo contatto con il virus si verifica nell'adolescenza e dopo i 25 anni di età quasi tutti gli individui, anche quelli che non hanno sviluppato la mononucleosi, presentano positività agli anticorpi anti-EBV. L'età della prima infezione si abbassa notevolmente in base al livello socio-economico e alle condizioni di promiscuità e di igiene. In Africa la trasmissione molto precoce del virus (sotto i 3 anni di età) è stata associata a particolari abitudini alimentari (la madre premastica il cibo che viene poi somministrato al bambino piccolo). Oltre il 90% della popolazione umana è portatrice sana di EBV. L’infezione primaria in genere non presenta sintomi nei bambini ed è patologica nel 50% dei casi negli adolescenti e negli adulti. Attraverso la tecnica della PCR semiquantitativa è stato stimato che il numero dei linfociti B infettati dal virus è una cellula per milione nel sangue periferico e quantità costante durante tutta la vita di un individuo sano. Il virus è anche associato a vari tumori. L’associazione del virus di Epstein-Barr con diversi tumori supera di molto tutti gli altri virus umani. Nello stesso tempo però il virus non provoca alcuna malattia nella maggior parte dei portatori. Si può quindi concludere che questa pacifica coesistenza è data dall’interazione dell’immuno-sorveglianza dell’ospite con l’espressione delle proteine virali. L'EBV ha come ospite esclusivo l'uomo e qualche raro ceppo di scimmie antropomorfe, e la mancanza di modelli animali ha presentato difficoltà per la valutazione sperimentale di un eventuale vaccino. Le cellule colpite dall'EBV sono di preferenza i linfociti B.
 
Di Admin (del 03/06/2011 @ 13:41:22, in Lettera E, visto n. 4985 volte)
L’eponichio è l’epitelio che ricopre la radice dell’unghia e che sporge per un tratto sul vallo ungueale. In senso più ampio esso indica l’intera area in prossimità della matrice, quindi sinonimo del solco periungueale dorsale e prossimale. L’eponichio ha una consistenza molto resistente e aderisce perfettamente alla lamina ungueale, tanto che questa ne “trascina” un sottile strato con sé durante la crescita. Tale sottilissima membrana è detta cuticola. Essa riveste la lamina ungueale in prossimità della lunula e lungo i bordi laterali.
 
Di medicina (del 16/09/2007 @ 13:57:38, in Lettera E, visto n. 1175 volte)
Farmaci Epoxitin, Eprex, Globuren. Indicazioni In pazienti adulti e pediatrici emodializzati e in pazienti adulti in dialisi peritoneale per il trattamento dell'anemia associata a insufficienza renale cronica. Trattamento dell'anemia grave, di origine renale accompagnata da sintomi clinici, in pazienti adulti non ancora dializzati. Nella cura dell'anemia in soggetti oncologici adulti sottoposti a terapia chemioterapica a base di platino. Per aumentare la raccolta di sangue autologo in pazienti durante i programmi di predonazione. Controindicazioni È controindicata durante la gravidanza, nel periodo di allattamento e in presenza di ipertensione arteriosa. Interazioni Sono note le interazioni con la ciclosporina.
 
Di riccardo (del 31/03/2014 @ 18:10:37, in Lettera E, visto n. 687 volte)
Infiammazione che investe l'articolazione del gomito. E' consciuta anche come il gomito del golfista, dal momento che l'infiammazione colpisce in particolar modo chi pratica lo sport del golf. La zona dolente è quella mediale ed interessa diversi muscoli quali: flessore radiale; flessore ulnare del carpo; flessore palmare lungo. Il sintomo più frequente è rappresentato dal dolore della zona coinvolta, acutizzato durante il movimento. In questi casi, un aspetto diagnostico è rappresentato dalla manovra di Thompson. Il trattamento farmacologico prevede la somministrazione di un analgesico. In ambito riabilitativo viene impiegata con successo la terapia con onde d'urto che in poche sedute, in genere, è in grado di risolvere il problema. Nel caso la patologia sia refrattaria, può rendersi necessario l'intervento chirurgico.
 
Di riccardo (del 31/03/2014 @ 17:58:48, in Lettera E, visto n. 2331 volte)
Termine con cui viene indicato l'epicondilo mediale dell'omero. L'epitroclea ha l'aspetto di una tuberosità dell'estremità inferiore dell'osso articolata con l'ulna.E' posta all'estremità inferiore (distale) dell'omero, a livello della epifisi, ed è localizzata sul lato mediale, sopra la troclea. L’epitroclea ha dimensioni maggiori rispetto all’epicondilo e sulla sua superficie dorsale può essere evidenziato il solco del nervo ulnare. Tra le due tuberosità ossee, epicondilo ed epitroclea, sono localizzate le superfici articolari destinate alle ossa dell’avambraccio. L'epitroclea fornisce inserzione al legamento collaterale ulnare del gomito, al tendine del muscolo pronatore rotondo, e a un tendine comune di numerosi muscoli della regione anteriore dell’avambraccio, ossia dei muscoli flessori dell'avambraccio, in particolar modo il gracile, il flessore ulnare del carpo e il flessore radiale del carpo. Il nervo ulnare decorre in un solco sulla regione posteriore dell'epitroclea, che gli fornisce protezione. Il nervo ulnare, in questo tratto, è vulnerabile perché decorre molto in superficie lungo la parte posteriore dell'osso. Anche un piccolo trauma a livello della troclea crea una sensazione di formicolio (parestesie) da stimolazione del nervo ulnare. Il sovraccarico funzionale dei muscoli citati che trovano inserzione sull'epitroclea, dà vita ad una sindrome dolorosa, conosciuta come epitrocleite o gomito del golfista. L'epitroclea può essere interessata anche da un particolare tipo di frattura, che comporta un distacco dalla tuberosità con un meccanismo traumatico indiretto, secondario a caduta sul palmo della mano.
 
Di riccardo (del 31/03/2014 @ 17:39:27, in Lettera E, visto n. 1377 volte)
Tumore maligno che ha origine dagli epiteli di rivestimento della cute delle mucose e degli organi parenchimatosi. Le due tipologie principali sono l'epitelioma basocellulare e l'epitelioma spinocellulare. La terapia è di carattere chirurgico o radiante. La chirurgia classica escissionale può essere sostituita dalla chirurgia micrografica. Lesioni molto piccole possono invece essere eliminate mediante diatermocoagulazione laserterapia o azoto liquido. L'epitelioma basocellulare o basalioma colpisce adulti o anziani, con una maggiore incidenza nei maschi di età compresa fra i 60 e i 70 anni. La sede maggiormente interessata è quella del viso anche se può essere investita qualsiasi area cutanea con prevalenza per le zone fotoesposte. Le mucose non vengono colpite. Il basalioma può manifestarsi sotto molteplici forme cliniche, l'aspetto più comune è quello di piccoli noduli duri traslucidi con una tendenza alla ulcerazione centrale. Tale ulcera presenta cronicità e tendenza a estendersi. Durante l'incremento di tale formazione può insorgere al di sopra dell'erosione una crosta. Le lesioni non sono sintomatiche e il sanguinamento è l unico sintomo manifesto. In altre forme cliniche si presenta una notevole tendenza alla progressione in profondità dell'ulcerazione e conseguente distruzione di tessuti e complicazioni emorragiche oppure al contrario la lesione è molto superficiale come una chiazza eritemato-squamo-crostosa. Il basalioma può anche essere caratterizzato da una spiccata pigmentazione per cui diviene necessaria la diagnosi differenziale rispetto al melanoma. Il basalioma evolve molto lentamente e nonostante si tratti di un tumore maligno, la comparsa di metastasi è eccezionale. La diagnosi è istologica. L'epitelioma spinocellulare, detto anche spinalioma, può investire sia la cute sia le mucose con netta preferenza per le aree fotoesposte soprattutto quelle del capo. La sua incidenza aumenta con l'eta specialmente dopo i 60 anni ed è due volte superiore negli uomini rispetto alle donne. Le condizioni potenzialmente predisponenti allo sviluppo di uno spinalioma sono soprattutto: prolungata esposizione alla luce solare, contatto con catrame, arsenicismo cronico, tabagismo, pregressa radioterapia, infezione da HIV. L'epitelioma può avere origine su cute sana o alterata da precedenti lesioni precancerosi, come ad esempio nella cheratosi attinica, e prendere un aspetto nodulare con consistenza dura e precoci ulcerazioni papillomatoso vegetante o superficiale. possiede inoltre una tendenza alla distruzione dei tessuti vicini e a diffondersi ai linfonodi metastatizzandoli. Segni evolutivi della patologia sono la comparsa di infiltrazione profonda, l' ulcerazione e l' accentuazione dei fenomeni infiammatori. La diagnosi è di carattere istologico.
 
Di riccardo (del 19/12/2013 @ 13:31:19, in Lettera E, visto n. 2616 volte)
Tipo di epitelio formato da cellule appiattite e disposte in uno o più strati (epitelio pavimentoso semplice o stratificato. L'Epitelio pavimentoso semplice o monostratificato presenta un solo strato di cellule appiattite a contatto con la membrana basale. Dall'alto, le cellule sono strettamente giustapposte, con forme geometriche poligonali irregolari. In sezione trasversale appaiono sottili, con un lieve rigonfiamento al centro generato dal nucleo. Regola la filtrazione e la diffusione del rene e negli alveoli polmonari, dove forma delle barriere facilmente attraversabili per gli scambi con i fluidi interstiziali e tra il sangue e l'aria atmosferica. Nell'uomo si trova sulla superficie degli alveoli polmonari dove regola lo scambio di gas tra il sangue e l'aria, nell'apparato urinario in alcune parti della capsula di Bowman, riveste la superficie interna della membrana del timpano nell'orecchio, etc. L'endotelio che riveste i vasi sanguigni e il mesotelio che riveste le cavità sierose (pleura e pericardio e peritoneo) sono anche epiteli pavimentosi semplici. L'Epitelio pavimentoso composto o pluristratificato riveste le parti umide del corpo. Presenta due o più strati di cellule, di cui solo il più profondo è a contatto con la membrana basale, le cellule degli strati più profondi spesso non sono di forma appiattita, ma per convenzione l'epitelio viene classificato in base allo strato superficiale. Lo strato più profondo o basale presenta cellule con spiccate caratteristiche staminali, metabolicamente molto attive e proliferanti, si possono trovare anche numerose invaginazioni chiamate creste epiteliali che formano le papille connettivali all'interno delle quali si inseriscono i capillari che nutrono l'epitelio, altrimenti privo di vascolarizzazione. Nello strato intermedio o spinoso le cellule iniziano a differenziarsi, le cellule sono unite da desmosomi che al microscopio ottico appaiono come dei sottili ponti tra le cellule e prendono il nome di spine. Gli strati superficiali differenziano l'epitelio pavimentoso in cheratinizzato e non cheratinizzato. Nell'epitelio pavimentoso non cheratinizzato, detto più propriamente non corneificato, le cellule dello strato superficiale sono appiattite e la loro protezione e idratazione è dovuta alle secrezioni mucose riversate dalle ghiandole sulla superficie epiteliale. Si trova nella mucosa di bocca, faringe, esofago e retto, nell'uretra, sulla superficie anteriore della cornea e nella vagina. Le cellule degli epiteli pavimentosi non cheratinizzati possono contenere tracce di cheratina a prova della loro capacità di esprimere i geni per tale proteina, infatti a seguito di traumi o patologie si può assistere ad una cheratinizzazione. L'epitelio cheratinizzato per eccellenza è l'epidermide (cioè la cute), le cellule dello strato spinoso sintetizzano numerosi cheratinosomi e tonofibrille. Avvicinandosi agli strati superficiali (strato granuloso e strato lucido) si creano accumuli di cheratina e la cellula inizia un processo di apoptosi trasformandosi in lamelle appiattite di cheratina. Gli spazi intercellulari vengono riempiti da lipidi secreti dalle stesse cellule che impermeabilizzano la struttura. Questo strato superficiale impermeabile è detto strato corneo e può variare di spessore a seconda delle sollecitazione meccaniche a cui è esposto il distretto anatomico.
 
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