PEDICULOSI DEL CUOIO CAPELLUTO
Di salute (del 25/06/2007 @ 11:50:53, in Lettera P, visto n. 6571 volte)
E’ una infestazione causata dal pidocchio (Pediculus humanus capitis, ordine Phthiraptera, subordine Anoplura), piccolo insetto parassita adattatosi a vivere esclusivamente sul cuoio capelluto dell’uomo. La femmina adulta, un po’ più grande del maschio, misura 2.4-3.5 mm., ha forma ovoidale, appiattita dorso-ventralmente, colore dal grigio al nero. Essa depone mediamente 10 uova (lendini) al giorno, fino ad un totale di circa 300. Le lendini, attaccate ai capelli grazie ad una resina prodotta dalla stessa femmina, sono di colore simile alla cute, lunghe circa 1mm; dopo 7-10 giorni di incubazione alla temperatura di 30-35 °C la ninfa fuoriesce (è simile agli adulti). Si nutre di sangue sino a 6 volte al giorno e nel giro di tre mute raggiunge la maturità. Si ha una generazione completa in 3-4 settimane, con una durata della vita di circa 40 giorni. I pidocchi si nutrono esclusivamente di sangue ed ogni femmina ne sottrae circa 1 mg al giorno. Le lendini schiuse assumono un colore biancastro, diventando perciò più evidenti. La trasmissione della parassitosi, poiché il pidocchio è incapace di volare o saltare, avviene per contatto testa-testa, mentre è meno frequente attraverso spazzole, pettini o copricapo, in quanto esso non sopravvive più di 1-3 giorni senza nutrirsi di sangue. La pediculosi del capillizio è diffusa in tutto il mondo, senza distinzione di classe sociale, anche se le condizioni di affollamento e scarsa igiene possono favorirla. Le lendini vengono deposte alla base dei capelli (soprattutto) nella zona occipitale, parietale e retroauricolare; la distanza dell’uovo dalla cute, sapendo che il capello cresce circa 0.3-0.4 mm al giorno, indica quanto tempo è trascorso dalla deposizione. Conoscendo i tempi del ciclo vitale del pidocchio, lendini presenti a più di 1.2 cm dal cuoio capelluto, in assenza di parassiti vivi o dopo adeguata terapia indicherebbero infestazione passata e non presente. La parassitosi si manifesta con prurito dapprima localizzato alle zone di deposizione delle lendini ed in seguito alla nuca e alla parte alta del tronco (prurito a mantellina). Come per la scabbia, l’origine del prurito è principalmente di natura allergica; pertanto tra l’infestazione e la comparsa dei sintomi trascorrerà un periodo di latenza durante il quale è più facile la trasmissione della malattia. Il grattamento può essere causa di lesioni escoriate, impetiginizzazione secondaria con adenopatia cervicale. La diagnosi si basa sul ritrovamento delle lendini che si differenziano dalla forfora in quanto esse non si staccano dal capello quando lo si fa scorrere tra le dita. La terapia si basa sull’uso di sostanze topiche. E’ importante seguire attentamente le istruzioni indicate, al fine di evitare eccessi terapeutici. Sono di solito sufficienti due applicazioni a distanza di otto giorni: questo per eliminare gli eventuali parassiti usciti dopo la schiusa delle lendini, visto il potere scarsamente ovicida dei farmaci antipediculosici. Per eliminare le lendini è conveniente usare un pettine a denti fitti bagnato in acqua e aceto tiepidi, visto che il materiale che mantiene attaccate le lendini al pelo viene rimosso solo con acidi o alcali a caldo. I pettini e le spazzole per capelli debbono essere disinfettati immergendoli in uno shampoo antiparassitario.