L'isolamento sociale aumenta il rischio di demenza

Nesso comprovato da una nuova ricerca

Soffrire di solitudine aumenta il rischio di sviluppare una forma di demenza. A dirlo è un nuovo studio pubblicato sul Journal of the American Geriatric Society e basato sui dati del National Health and Aging Trends Study (NHATS) raccolti tra il 2011 e il 2020.
I 5.022 partecipanti avevano un'età media di 76,4 anni ed erano residenti in comunità. I soggetti hanno risposto a interviste annuali di 2 ore con domande che indagavano lo stato di salute generale, lo stato di salute economico e il benessere sociale.
Il grado di isolamento sociale è stato valutato usando il Berkman-Syme Social Network Index. Gli individui classificati come "isolati socialmente" spesso vivono da soli, non hanno nessuno su cui fare affidamento per discutere questioni importanti e hanno un impegno limitato o nullo in gruppi sociali o religiosi.
La valutazione dell'isolamento sociale è stato valutato attraverso domande sulla convivenza con almeno un'altra persona, l'aver parlato con due o più persone nell'ultimo anno riguardo questioni personali "importanti", l'aver frequentato nell'arco di un mese club, riunioni, attività di gruppo, volontariato o attività religiose di gruppo. Le covariate includevano fattori demografici, istruzione e fattori sanitari. Il follow-up medio è stato di 5,1 anni.
Per isolamento sociale si intende una mancanza di connessioni sociali, supporto sociale, condivisione delle risorse e tensione relazionale, aspetti che caratterizzano la vita di almeno 1 anziano su 4.
Dai risultati emerge infatti che il 23,3% del campione era classificato come socialmente isolato e un quinto ha sviluppato demenza entro la fine del periodo di follow up.
Rispetto agli anziani non isolati chi mostrava una scarsità di interazioni sociali aveva anche maggiori probabilità di sviluppare demenza rispetto a chi godeva di una maggiore vita sociale (25,9% contro 19,6%).
Oltre a segnalare il nesso fra isolamento sociale e demenza, gli scienziati hanno anche stimato il rischio di morte per causa specifica prima dello sviluppo della demenza, scoprendo che il 18% dei soggetti è morto prima della comparsa della disfunzione neurologica.
I ricercatori sperano che i risultati “fungano da campanello d'allarme per essere più attenti al ruolo delle connessioni sociali sulla nostra salute cognitiva”.

13/03/2023 10:50:00 Andrea Sperelli


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