Ricreare il microambiente tipico in cui vive un osso sano e ingannare le cellule ossee invecchiate prematuramente. È l'obiettivo del progetto Boost per la cura dell'osteoporosi.
Il progetto, di respiro europeo, è coordinato dal Politecnico di Torino e vede la partecipazione anche dell'Università di Pisa, dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Milano e dell'Università Politecnica delle Marche.
L'osteoporosi colpisce decine di migliaia di persone in tutta Europa, un numero destinato ad aumentare per l'invecchiamento della popolazione. Dopo i 50 anni, una donna su tre e un uomo su cinque sperimentano la malattia.
Boost punta a realizzare uno scaffold intelligente, ovvero una struttura polimerica in grado di riprodurre gli stessi stimoli fisici, chimici, meccanici, topologici e biologici tipici del tessuto osseo sano.
«Si tratta di un approccio completamente differente rispetto al tradizionale apporto farmacologico - spiega Giovanni Vozzi del Centro di Ricerca “E. Piaggio” dell'Università di Pisa - ma che potrebbe anche integrarsi a questo con l'inserimento di farmaci nella struttura nanoporosa del materiale con il quale è fabbricato lo scaffold. La collaborazione col gruppo della professoressa Vitale Brovarone del Politecnico di Torino - continua Vozzi - dimostra come sia possibile fare ricerca multidisciplinare di eccellenza in Italia anche tra atenei».
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