La sindrome cardiovascolare-renale-metabolica

Definita per la prima volta la nuova condizione

C'è una nuova malattia in città. Si chiama sindrome cardiovascolare-renale-metabolica e le sue caratteristiche sono state descritte dall'American Heart Association su Circulation.
La sindrome cardiovascolare-renale-metabolica è un disturbo attribuibile alla sovrapposizione fra obesità, diabete, malattia renale cronica e malattia cardiovascolare.
Il documento, firmato da Chiadi Ndumele - direttore della ricerca sull'obesità e cardiometabolica nella divisione di cardiologia della Johns Hopkins University -, si basa sulle attuali linee guida e su ricerche passate: «La consapevolezza di questa nuova condizione può aiutare i medici a riconoscere precocemente gli individui ad alto rischio di mortalità per cardiopatie in giovane età», scrivono gli autori.
Il disturbo descritto, oltre a considerare gli effetti delle malattie cardiovascolari (“C”) e delle malattie renali (“K”), tiene conto dell'impatto del diabete di tipo 2 e dell'obesità, note come condizioni metaboliche (“M”).
«Il documento affronta le connessioni tra queste condizioni con particolare attenzione all'identificazione delle persone nelle fasi iniziali della sindrome CKM. Lo screening per le malattie renali e metaboliche ci aiuterà a iniziare precocemente le terapie protettive per prevenire nel modo più efficace le malattie cardiache e gestire al meglio le malattie cardiache esistenti», riprende Ndumele.
Nel documento si fa riferimento agli stadi della malattia, che vanno da 0 a 4. A ogni fase corrispondono screening e terapie specifiche. Il documento dell'AHA descrive anche gli approcci di cura collaborativi tra più specialità per trattare la CKM e un aggiornamento dell'algoritmo che calcola le probabilità di una persona di avere un infarto o un ictus. «L'aggiornamento aggiunge una previsione del rischio di insufficienza cardiaca, che stima le probabilità sia a 10 sia a 30 anni di sviluppare una malattia cardiovascolare totale composta da infarto, ictus e/o insufficienza cardiaca», concludono i ricercatori.

Fonte: Circulation 2023. Doi: 10.1161/CIR.0000000000001184
Circulation

10/11/2023 Andrea Piccoli


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