Somministrare probiotici ai bambini con febbre (superiore a 38,5) determinata da un'infezione delle alte vie respiratorie riduce la durata del malessere. Senza effetti avversi.
Il dato emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell'unità di pediatria della Fondazione Irccs Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e dell'Università del capoluogo lombardo, che hanno condotto uno studio clinico randomizzato per valutare l'efficacia di una miscela di probiotici orali nella riduzione della durata della febbre nei bambini affetti da infezioni delle alte vie respiratorie.
I risultati dello studio - che conferma come il rapporto fra microbioma e sistema immunitario sia oggetto di crescente interesse per la comunità scientifica mondiale - è stato pubblicato su Jama Network Open.
Infezioni delle alte vie respiratorie: con i probiotici si riduce la durata della febbre
La ricerca ha coinvolto 128 bambini, di età compresa tra 28 giorni e quattro anni, entrati al pronto soccorso pediatrico del Policlinico, che presentavano infezioni delle alte vie respiratorie e febbre superiore a 38,5. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: un gruppo ha ricevuto tre ceppi di probiotici per 14 giorni, mentre il gruppo di controllo ha ricevuto un placebo.
I risultati hanno mostrato che i bambini che hanno assunto i probiotici hanno avuto una riduzione della durata della febbre di oltre il trenta per cento rispetto al gruppo placebo (circa due giorni in meno).
Non sono emerse differenze significative nell'uso di antibiotici o nell'incidenza della diarrea nei bambini trattati con antibiotici. Inoltre, la supplementazione è stata ben tollerata, senza effetti avversi significativi.
Lo studio offre molteplici spunti di ricerca da approfondire. “Questa ricerca apre alla possibilità di interventi volti a modulare indirettamente il sistema immunitario nei bambini con infezioni acute respiratorie tramite supplementazioni di probiotici”, afferma Gregorio Milani, professore di pediatria all'Università Statale di Milano e dirigente medico del pronto soccorso pediatrico del Policlinico.
“Ulteriori studi dovrebbero valutare il possibile impatto di questi nuovi interventi non solo sulla salute del bambino con infezioni respiratorie, ma anche in termini di riduzione dei giorni di assenza da scuola per i bambini e dal lavoro per i genitori, in analogia con gli effetti positivi già osservati con singoli ceppi sulle gastroenteriti”, aggiunge Carlo Agostoni, direttore della pediatria, pneumoinfettivologia e immunoreumatologia del Policlinico.
“Inoltre, è necessario approfondire i meccanismi soggiacenti la riduzione della durata della febbre”, conclude la nutrizionista Silvia Bettocchi.
Le infezioni delle vie respiratorie superiori sono molto diffuse nella popolazione pediatrica e rappresentano circa il novanta per cento delle infezioni respiratorie totali in tutto il mondo.
Queste condizioni sono la ragione principale per cui si richiede una consulenza con un medico di base, con un tasso di ricovero ospedaliero superiore all'un per cento. I sintomi solitamente raggiungono il picco in 3-5 giorni, si risolvono entro 14 giorni e includono congestione e secrezione nasale, mal di gola, arrossamento o secrezione dagli occhi, tosse, raucedine, irritabilità, diminuzione dell'appetito, disturbi del sonno e febbre.
Attualmente, non esiste un trattamento di routine basato sull'evidenza per le infezioni delle vie respiratorie superiori. L'uso di antipiretici riduce transitoriamente la temperatura corporea, ma non ha alcun effetto sulla durata complessiva della febbre.
Negli ultimi decenni, la somministrazione di probiotici è emersa come un nuovo potenziale approccio alla gestione delle malattie infettive. L'applicazione più diffusa di questi integratori è stata l'attenuazione dei sintomi gastrointestinali, tuttavia, l'interazione tra microbioma intestinale, processi infiammatori e risposta immunitaria suggerisce il possibile ruolo dei probiotici nelle condizioni infettive non limitate al tratto gastrointestinale.
Fonte: AboutPharma
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