Una malattia complessa ed eterogenea, dalle cause ancora sconosciute nonostante i tanti anni di ricerca alle spalle, ma con l'unico dato positivo che riguarda la sopravvivenza, passata dai 30 mesi alla fine degli anni Novanta (quando il trattamento prevedeva la sola chemioterapia) ai circa dieci anni attuali, raggiunti grazie alle numerose opzioni terapeutiche aggiuntesi nel corso degli anni.
Così descrive il mieloma multiplo Alessandro Corso, Direttore della Struttura Complessa di Ematologia e del Dipartimento di Oncologia dell'Ospedale di Legnano - Asst Ovest Milanese, anche alla luce di una nuova combinazione di tre farmaci che in un recente trial ha portato a oltre due anni in più di sopravvivenza libera da malattia. I dati dello studio DREAMM-7 e DREAMM-8 sono stati presentati al congresso della Società Europea di Ematologia (Eha) a Milano.
Il mieloma multiplo è il secondo tumore del sangue per incidenza, con 6.590 nuove diagnosi ogni anno in Italia. L'età media di insorgenza è intorno ai 70 anni. È un tumore ematologico raro che colpisce le plasmacellule, un tipo di globuli bianchi fondamentali per la risposta immunitaria. Queste cellule, localizzate principalmente nel midollo osseo, iniziano a proliferare in modo incontrollato, producendo una grande quantità di anticorpi anomali (proteina M) che danneggiano ossa, reni e sistema immunitario.
La maggior parte dei pazienti risponde inizialmente alla terapia di prima linea, ma una quota molto alta va incontro a recidiva. Proprio la seconda linea, come ricorda Corso, per anni è stata “orfana” di terapie, perché i pazienti che ricadevano dopo la prima linea erano già stati trattati con farmaci e combinazioni diverse. In questo scenario si inserisce la nuova combinazione belantamab mafodotin, bortezomib e desametasone (BVd), che, proprio lo scorso maggio, ha ricevuto parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema). L'autorizzazione è attesa in Europa nel terzo trimestre del 2025.
Nel dettaglio, lo studio DREAMM-7, ha coinvolto 494 pazienti con mieloma multiplo recidivante e refrattario già trattati in precedenza, che hanno ricevuto: la combinazione belantamab mafodotin, bortezomib e desametasone (BVd) (gruppo trattato) e l'attuale standard di cura costituito da daratumumab, bortezomib e desametasone (DVd) (gruppo controllo).
I dati del trial - valutati da un comitato di revisione indipendente - hanno dimostrato che il gruppo trattato con la nuova combinazione ha registrato 36,6 mesi di sopravvivenza libera da malattia, contro i 13,4 mesi della terapia standard e una riduzione del 42% del rischio di decesso, con un follow-up mediano di 39,4 mesi. Numeri che potrebbero anche portare a una revisione della strategia terapeutica già dalla prima recidiva, quando cioè è più urgente disporre di opzioni efficaci.
Commenta Corso: “I risultati di DREAMM-7 mostrano come belantamab mafodotin in combinazione con BorDex rappresenti un miglioramento significativo rispetto al regime a base di daratumumab in seconda linea, anche in pazienti refrattari alla lenalidomide, ampiamente usata in prima linea”.
Anche il DREAMM-8, altro studio clinico di fase III, multicentrico, in aperto e randomizzato, porta aggiornamenti importanti. In questo caso, si è valutata l'efficacia e la sicurezza della combinazione belantamab mafodotin, pomalidomide e desametasone (BPd) rispetto al regime con bortezomib, pomalidomide e desametasone (PVd). I 302 partecipanti erano tutti già esposti a lenalidomide, molti dei quali refrattari. Il trial in particolare ha dimostrato efficacia in pazienti ancora più complessi, refrattari sia a lenalidomide che a daratumumab, come precisa Corso.
“Nel DREAMM-8 abbiamo osservato un miglioramento statisticamente e clinicamente significativo della cosiddetta progression free survival” aggiunge il clinico. “A un follow-up mediano di 28 mesi, la sopravvivenza libera da progressione ha raggiunto 32,6 mesi nel gruppo BPd rispetto ai 12,5 mesi del gruppo PVd. Dopo un anno, l'80% dei pazienti trattati con BPd era vivo e senza progressione di malattia, contro il 67% del gruppo di controllo”.
Il farmaco sviluppato da Gsk ha inoltre il vantaggio non trascurabile di poter essere somministrato in regime ambulatoriale, senza necessità di pre-medicazione o ospedalizzazione. “Le terapie anti-Bcma (B-cell Maturation Antigen, proteina di superficie usata come target per le terapie mirate ndr) stanno contribuendo a migliorare la sopravvivenza dei pazienti con mieloma multiplo” conclude Corso. “In particolare, belantamab mafodotin offre anche il vantaggio di una somministrazione in Day Hospital, accessibile anche in centri ospedalieri periferici”.
Fonte: AboutPharma
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