Hiv, l’aggressività dipende dal microbioma

La gravità dell’infezione è legata a condizioni soggettive

Il virus Hiv non ha lo stesso effetto su tutte le persone. Ci sono alcuni soggetti che mostrano una maggiore resistenza all’aggressione del virus, per quale motivo?
A chiederselo sono alcuni ricercatori dell’Università di Washington, che hanno indagato la relazione esistente fra Hiv e microbioma umano, in particolare quello presente nelle aree attraverso le quali avviene il contagio, quindi ambiente vaginale, intestino e bocca.
I ricercatori si sono chiesti se l’infezione da Hiv provocasse un’alterazione del microbioma e se i batteri vaginali potessero prevenire o favorire il contagio.
Giulia Marchetti, docente di Malattie infettive all’Università di Milano, commenta: «Alla prima domanda c’è una risposta ed è sì. Da qualche anno si sa che la composizione dei microbi, presenti nella vagina e nell’intestino delle persone con infezione da Hiv, è alterata. In particolare risultano aumentate le famiglie microbiche che sostengono l’infiammazione a svantaggio di altri batteri, per esempio dei lattobacilli che, invece, hanno un ruolo anti-infiammatorio. Il risultato è un’infiammazione cronica che non viene corretta dai farmaci antivirali».
Anche il microbiota intestinale risulta alterato, soprattutto quando il contagio avviene attraverso rapporti omosessuali. «L’intestino diventa una specie di colabrodo – precisa Antonella D’Arminio Monforte, Direttore della Clinica di Malattie infettive all’Università di Milano - e i batteri possono entrare in circolo e dare infezioni sistemiche».
Per quanto riguarda il secondo interrogativo, anche in questo caso la risposta è affermativa. Alcuni batteri anaerobi, quelli che per sopravvivere non hanno bisogno di ossigeno, promuovono un’infiammazione locale che richiama i linfociti Cd4, i quali finiscono per essere preda dell’Hiv.
Lo studio americano, diretto da Nichole Klatt, dimostra l’influenza del microbioma vaginale attraverso un’analisi degli effetti del farmaco antiretrovirale tenofovir.
Il farmaco risulta molto più efficace fra gli uomini, e ciò dipende appunto dalla presenza, nel microbioma vaginale, di un particolare tipo di germe, la Gardnerella vaginalis, in grado di metabolizzare ed eliminare il farmaco.
«L’obiettivo adesso – conclude D’Arminio Monforte - è quello di capire se la manipolazione del microbioma, per esempio con probiotici o prebiotici, cioè con la somministrazione di determinati batteri o delle sostanze da loro prodotte, può aiutare sia a prevenire che a controllare l’infezione».

09/03/2018 Andrea Sperelli

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