Sebbene non riesca ad eliminarne i sintomi, la somministrazione intra-articolare di sprifermina ad alte dosi ogni 6-12 mesi ha l'effetto di migliorare lo spessore della cartilagine in caso di artrosi del ginocchio.
A dirlo è uno studio della University of Maryland diretto da Marc Hochberg, che spiega: «Sono molto contento dei risultati, penso che siano estremamente promettenti».
La ricerca, pubblicata su Jama, ha indagato l'importanza clinica della sprifermina, un fattore di crescita dei fibroblasti ricombinante umano 18.
«Questa è una svolta», afferma Richard Loeser, della University of North
Carolina negli Stati Uniti.
Allo studio hanno partecipato 549 soggetti assegnati a 5 gruppi di trattamento. 474 hanno completato i 2 anni di follow up. Non si sono osservate differenze fra i pazienti trattati con 30 µg di sprifermina ogni 6 o 12 mesi rispetto a quelli trattati con un placebo nel cambiamento della cartilagine articolare femorotibiale.
Tuttavia, il suo spessore è significativamente migliorato nei soggetti in cui il farmaco è stato somministrato alla dose di 100 µg ogni 6 o 12 mesi.
Nei gruppi trattati con l'alto dosaggio non si sono però registrati miglioramenti nella percezione del dolore, nella rigidità o nella difficoltà di camminare.
Secondo Hochberg, il fatto che i pazienti abbiano continuato ad usare farmaci contro il dolore ha reso complicato valutare il reale miglioramento dei sintomi con il farmaco.
«Non sono deluso dalla mancanza delle cosiddette differenze cliniche», commenta l'autore che spera, sulla base dei dati ottenuti, in un passaggio a uno studio di fase 3.
L'unico effetto avverso registrato è stata una risposta infiammatoria locale, in ogni caso non frequente.
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