Donne in gravidanza più a rischio per la variante Delta

Necessario vaccinare al più presto le gestanti

Le donne incinte non possono permettersi esitazioni sulla necessità di vaccinarsi contro Covid-19. Le Società di ginecologia di Usa, Gran Bretagna, Spagna e Italia invitano le gestanti a immunizzarsi al più presto per scongiurare i maggiori rischi connessi con la diffusione della variante Delta.
"Già nei mesi scorsi - afferma Antonio Chiantera, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) - insieme alle altre Società scientifiche del settore, abbiamo evidenziato l'importanza della vaccinazione anti-Covid in gravidanza, ma ora l'immunizzazione per questa categoria assume ancora più rilevanza alla luce della sempre maggiore diffusione della variante Delta. Al momento – ricorda Chiantera - le indicazioni del ministero della Salute sono ferme all'inizio dell'anno, quando si suggeriva di valutare l'opportunità della vaccinazione caso per caso. Abbiamo posto la questione al ministro e ora auspichiamo che ci sia una nuova pronuncia del ministero".
È d’accordo Jacqueline Dunkley-Bent, capo ostetrica per l'Inghilterra, il Royal College of Obstetricians and Gynecologists (RCOG) e il Royal College of Midwives, che ha chiesto ai propri colleghi di incoraggiare le donne in gravidanza a vaccinarsi al più presto.
Uno studio dell’Università di Oxford evidenzia il ricovero di 3.371 donne in gravidanza dall’inizio della pandemia, il 99% delle quali non erano vaccinate.
"Il vaccino protegge voi, il vostro bambino e i vostri familiari", ha affermato Dunkley-Bent commentando questi dati. Le donne ricoverate avevano maggiori possibilità di sviluppare una polmonite, e un terzo ha richiesto il supporto respiratorio.
"È molto preoccupante che i ricoveri di donne incinte in ospedale con Covid-19 siano in aumento e che le donne incinte sembrino essere più gravemente colpite dalla variante Delta", ha affermato Marian Knight, professoressa di maternità e infanzia dell'Università di Oxford.
Un altro studio, realizzato dall’Università di Modena e Reggio Emilia e pubblicato su Nature Communications, rimarca invece le migliori difese immunitarie delle donne incinte grazie a particolari meccanismi molecolari con i quali controllano la tempesta citochinica scatenata dal virus.
"In gravidanza il sistema immunitario lavora in modo particolare per permettere lo sviluppo del feto - spiega Fabio Facchinetti, uno degli autori dello studio -. In caso di infezione, le gestanti attivano una risposta specifica e nuova che, proprio come un potente soffio di vento, spazza via la tempesta citochinica, responsabile dei sintomi più gravi e dei decessi legati al Covid. Questo processo spiega perché le donne in gravidanza si siano meglio difese nella pandemia".
Tuttavia, la diffusione della variante Delta esige maggiore attenzione e il ricorso alla vaccinazione.
"Si tratta di uno studio interessante ma che è riferito a casi riconducibili alle varianti del virus in precedenza identificate, come la variante Alfa. La variante Delta cambia purtroppo il quadro", spiega Chiantera. "Non ci sono controindicazioni alla vaccinazione in gravidanza. Al contrario non sappiamo, ad esempio, quali complicanze possano eventualmente svilupparsi per il feto nelle donne contagiate e che, in vari casi segnalati, hanno sviluppato polmonite. Quindi, l'invito è senza dubbio quello a vaccinarsi, perché la variante Delta può essere più pericolosa e vaccinandosi le gestanti proteggono sé stesse e anche il loro bimbo".
"Le donne italiane in gravidanza, quelle che allattano e quelle che provano ad avere un bambino sono confuse, non sanno se vaccinarsi o no contro il Covid. È necessario fornire delle informazioni chiare e precise”. L’appello arriva dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) che sta lavorando a fianco delle istituzioni regionali e nazionali per rendere maggiormente fruibili tutte le informazioni necessarie alle donne per arrivare con serenità alla consapevolezza che vaccinarsi contro il Covid 19 protegge loro e il nascituro dal rischio di contagio. Motivo per il quale la Fondazione Asm sta promuovendo la diffusione di informazioni utili e la sensibilizzazione sul tema delle vaccinazioni in gravidanza.
Durante la fase iniziale della pandemia l’American Journal of Obstetrics and Gynecology portava all’attenzione dell’opinione pubblica la mancanza di dati per guidare il processo decisionale sui vaccini per le donne in gravidanza a causa della loro esclusione dagli studi iniziali. Oggi lo scenario è cambiato. Diverse evidenze scientifiche dimostrano che “la vaccinazione per il Covid-19 – spiega la Professoressa Irene Cetin, membro del comitato scientifico della Fondazione Asm, Direttore del reparto di ostetricia e ginecologica dell’ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” e membro del direttivo SIGO - stimola, così come qualsiasi altro vaccino che viene somministrato in gravidanza, la risposta immunitaria della mamma, che trasmette gli anticorpi al bambino attraverso la placenta e il latte materno”.
Uno studio, condotto dai ricercatori del Brigham and Women’s Hospital e del Massachusetts General Hospital, ha coinvolto 131 donne in età riproduttiva (84 donne in gravidanza, 31 in allattamento e 16 donne non gestanti) che hanno ricevuto due dosi del vaccino Pfizer/BioNTech o Moderna mRNA COVID-19 dal 17 dicembre 2020 al 2 marzo 2021, e ha rilevato che la vaccinazione può stimolare, appunto, una forte risposta immunitaria. Sulla base del meccanismo di azione di questi vaccini, gli esperti ritengono improbabile che essi rappresentino un rischio per le donne in gravidanza e in allattamento. L’8 gennaio 2021, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato le sue raccomandazioni ad interim sui vaccini a mRNA confermandone sicurezza e efficacia. Si tratta di vaccini a mRNA che vengono rapidamente degradati senza penetrare nel nucleo cellulare. Un registro - istituito dall'agenzia federale degli Stati Uniti, facente parte del Dipartimento della salute e dei servizi umani, Centers for Disease Control and Prevention, un importante organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d'America, “v-safe”, al quale il 14 giugno 2021 risultavano iscritte 124.000 donne che avevano dichiarato di essere gravide nel momento in cui hanno ricevuto la vaccinazione COVID19 - ha fornito diversi elementi utili per uno studio che ha prodotto il primo report pubblicato il 21 aprile 2021 sul New England Journal of Medicine. Delle 3958 donne presenti nel registro v-safe, 827 avevano terminato la gravidanza. I risultati preliminari non hanno mostrato preoccupazioni relative al profilo di sicurezza dei vaccini mRNA Covid-19 nelle gravide. Complessivamente il monitoraggio delle donne vaccinate negli Stati Uniti (utilizzando Pfizer BioNTech o Moderna) non ha rilevato alcun problema di sicurezza. Sono attualmente in corso di osservazione le donne che hanno comunicato la gravidanza nel corso dei primi studi clinici con vaccino Pfizer BioNTech e Moderna (che non comprendevano donne gravide), che ad oggi non hanno comunque riportato effetti avversi. Nello studio pubblicato sul NEJM che ha valutato gli effetti avversi riportati dopo vaccino a mRNA, le reazioni locali e sistemiche riportate nel sistema di sorveglianza v-safe non erano diverse tra donne gravide e non gravide. Studi clinici prospettici che valutano la sicurezza dei vaccini COVID-19 e la loro efficacia nelle donne in gravidanza sono attualmente in corso.
“Allo stato attuale - commenta la dottoressa Cetin - gli studi pubblicati e i registri di donne gravide vaccinate a livello internazionale, seppur con casistiche limitate, non indicano un aumento di rischio di esiti avversi né per la madre né per il nascituro. Le vaccinazioni effettuate nel primo trimestre non hanno dimostrato un rischio di aborto maggiore rispetto a quello riportato nelle donne non vaccinate”. I dati indicano che l'efficacia del vaccino Pfizer dopo la seconda dose è del 95,0% (95% CI, 90,3%-97,6%) e l'efficacia del vaccino Moderna dopo la seconda dose è del 94,1% (IC 95%, 89,3%-96,8%). I dati disponibili dimostrano che i vaccini mRNA COVID- 19 (Pfizer e Moderna) sono altamente efficaci nella produzione di titoli anticorpali nelle donne in gravidanza e in allattamento. “E anche nel caso in cui sia stata somministrata la prima dose con un vaccino diverso da quello previsto per la seconda dose non ci sono controindicazioni- informa la ginecologa Cetin-. Le donne devono essere informate sull’importanza di completare le due dosi per ottimizzare la protezione e sul fatto che occorrono due settimane dopo la seconda dose per considerare la massima protezione”.

Cosa succede al corpo dopo avere inoculato il vaccino durante la gravidanza?

“Diversi studi hanno dimostrato che gli anticorpi materni anti SARS-CoV-2 attraversano la placenta dopo l'infezione contratta dalla madre durante la gravidanza e che le concentrazioni di anticorpi nel sangue cordonale sono correlate alle le concentrazioni anticorpali materne. Questi risultati dimostrano che gli anticorpi materni vengono trasferiti al feto, con il potenziale di fornire una protezione neonatale. Suggeriscono anche che gli anticorpi SARS-CoV-2 indotti dal vaccino, simili agli anticorpi acquisiti naturalmente, sono protettivi contro l’infezione nel neonato. Questo meccanismo è il principio cardine per cui in gravidanza è raccomandata la somministrazione del vaccino antipertosse: creare un passaggio di anticorpi attraverso la placenta e proteggere il neonato da questa malattia durante i primi mesi di vita”.

C’è un periodo della gravidanza adatto alla vaccinazione?

“La vaccinazione può essere effettuata in qualunque periodo della gravidanza e va raccomandata anche durante l’allattamento materno, che va promosso, sostenuto e non interrotto”.

Gli esperti di varie società mediche americani sono giunti alla conclusione che i vaccini a mRna dovrebbero essere offerti anche alle gestanti.
Questi vaccini, infatti, non contengono particelle virali, e le particelle di mRna del vaccino vengono eliminate dall’organismo in poche ore o giorni, rendendo improbabile il fatto che raggiungano la placenta.
Inoltre, l’immunità generata dal vaccino su una donna incinta o in fase di allattamento finisce per proteggere anche il neonato.
E gli eventi avversi? «Un effetto a breve termine, entro uno o due giorni dal vaccino, è la febbre che si manifesta nell'1-3% dei casi dopo la prima dose e nel 15-17% dopo la seconda», afferma Lisa Hollier del Baylor College of Medicine di Houston.
La febbre può tranquillamente essere gestita con del paracetamolo, farmaco sicuro in gravidanza. Se in linea generale è consigliabile per le donne incinte vaccinarsi, in caso di presenza di fattori di rischio specifici diventa quasi un obbligo. Si pensi alle donne che soffrono di ipertensione o siano obese, oppure particolarmente a rischio di esposizione a Sars-CoV-2 per il tipo di lavoro o per quello dei familiari.
Gli esperti aggiungono altri consigli specifici per le donne incinte:
- vaccinarsi subito dopo il parto nel caso in cui la gravidanza sia l’unico fattore di rischio per una malattia grave;
- limitare, se possibile, le interazioni con le altre persone utilizzando ogni misura protettiva;
- limitare l'esposizione al Covid-19 rinviando la vaccinazione al secondo trimestre, periodo in cui il rischio naturale di aborto spontaneo è basso.

Le donne e i loro ginecologi devono tener conto delle tempistiche relative agli altri vaccini. Durante la gravidanza, infatti, sono raccomandati di routine il vaccino antinfluenzale e il trivalente per tetano, difterite e pertosse. Queste profilassi devono essere programmate 14 giorni prima o dopo l’eventuale vaccino anti-Covid.
Uno studio pubblicato su MedRxiv in attesa di revisione paritaria da un team dello Hadassah Univerisity Medical Center di Gerusalemme segnala inoltre il possibile effetto protettivo del vaccino nei confronti del bambino.
Lo studio, realizzato su 20 donne che avevano ricevuto entrambe le dosi del vaccino Pfizer/BionTech durante il terzo trimestre di gravidanza, evidenzia la presenza di anticorpi diretti contro il virus nel sangue dei neonati, passati probabilmente attraverso la placenta materna.
“I nostri risultati evidenziano che la vaccinazione delle donne in gravidanza può fornire protezione materna e neonatale dall’infezione da SARS-CoV-2”, spiegano i ricercatori israeliani.
Un caso del genere si è verificato anche in Florida, dove una donna vaccinata ha partorito una bambina che aveva sviluppato gli anticorpi contro Covid-19. La mamma è un’operatrice sanitaria che si era vaccinata con Moderna quando si trovava alla 36esima settimana di gravidanza.
La bambina è nata 3 settimane dopo. L’analisi del cordone ombelicale ha mostrato la presenza di anticorpi contro Covid-19 già alla nascita. Paul Gilbert, uno dei medici che ha seguito la donna, ha dichiarato: “Per quanto ne sappiamo, questo è il primo caso al mondo di un bambino nato con anticorpi al Covid-19 dopo che sua madre è stata vaccinata”.
Lo studio israeliano sembra aver accertato in maniera scientifica il meccanismo e confermato la protezione dei neonati di mamme già vaccinate.


Fonti: CDC-ACOG

19/08/2021 14:13:00 Andrea Sperelli

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