Covid, nuovi vaccini grazie ai batteri

I plasmidi a Dna potrebbero cambiare la strategia vaccinale

I vaccini a mRna hanno rappresentato un punto di rottura nell'egemonia di Covid-19, che nei primi mesi della pandemia ha costretto a casa milioni di persone, uccidendone centinaia di migliaia e provocando una saturazione inimmaginabile dei sistemi sanitari nazionali.
I vaccini di Pfizer e Moderna - e in misura minore quelli di J&J e AstraZeneca - hanno abbattuto i tassi di mortalità e ricovero dovuti al virus, in una prima fase agendo positivamente anche sul numero dei contagi. Poi il virus ha rialzato la testa producendo nuove varianti che riducono o annullano del tutto la capacità dei vaccini di prevenire il contagio. Per fortuna, l'efficacia nei confronti delle forme gravi è rimasta intatta, ciò che ha permesso di riprendere sostanzialmente una vita normale nonostante le migliaia di nuovi casi al giorno.
Ora uno studio pubblicato su Plos Pathogens da un gruppo di ricerca della UC San Diego School of Medicine guidato dal prof. Maurizio Zanetti segnala la possibilità di un nuovo approccio vaccinale basato sull'uso dei plasmidi a Dna, frammenti di Dna circolare che i batteri usano per scambiarsi informazioni.
I ricercatori hanno identificato una porzione della proteina Spike altamente conservata, creando poi una porzione di Dna capace di innescare la produzione della proteina e la successiva risposta immunitaria. Un meccanismo simile a quello dei vaccini a mRna, ma con il vantaggio di un prodotto più stabile e facilmente somministrabile. I plasmidi somministrati vengono assorbiti dalle cellule del sistema immunitario dando vita alla proteina desiderata. La proteina, una volta catalogata ed espulsa dalla cellula darà vita agli anticorpi.
In fase di test, i plasmidi sono stati iniettati direttamente nella milza dei topi, affinché creassero la porzione della proteina Spike che interagisce con il recettore ACE-2, la porta di accesso utilizzata dal virus per colonizzare il nostro organismo.
I ricercatori hanno osservato la corretta produzione di anticorpi in grado di riconoscere tutte le varianti finora note di Sars-CoV-2.
"Tradurre questi risultati in un vaccino adatto per gli studi clinici sarà una strada in salita. Si tratta di un salto notevole passare dal modello animale all'uomo", spiega Zanetti. "Il Dna - spiega l'esperto - è un "prodotto" molto stabile rispetto all'mRNA. L'idea è quella di realizzare delle "pillole" da ingerire in grado di essere assorbite a livello intestinale e rilasciare il Dna plasmidico all'interno delle cellule B. In alternativa si potrebbe procedere con la somministrazione del prodotto attraverso le vie aeree superiori mediante una formulazione adatta all'inalazione. Molti altri ricercatori e io abbiamo studiato e perseguito questa idea di base prima in altri modi. È ora di provarla per Covid-19".

26/07/2022 11:21:00 Andrea Piccoli


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