Conservare la fertilità in caso di tumore al testicolo

Come coniugare cura e possibilità di procreazione negli uomini colpiti da cancro

Il tumore del testicolo è fortunatamente un'eventualità piuttosto rara, dal momento che la sua incidenza si attesta attorno all'1,5 per cento di tutti i tumori maschili. Le cause che generano un cancro ai testicoli possono essere diverse, innanzitutto il criptorchidismo, ovvero l'incapacità di uno dei testicoli di scendere nello scroto, rimanendo pertanto nell'addome o nell'inguine.
Il disturbo aumenta di 40 volte la possibilità che si prefiguri una neoplasia in sede testicolare, con una maggiore probabilità se il testicolo rimane nell'addome. Il tumore al testicolo è spesso associato al morbo di Hodgkin, con il quale condivide un'attività atipica dell'epitelio seminale. Un altro fattore di rischio è associato alla sindrome di Klinefelter, determinata da un difetto dei cromosomi sessuali.
Le possibilità terapeutiche sono essenzialmente tre, ovvero radioterapia, chemioterapia e orchiectomia, ovvero l'asportazione del testicolo colpito. In ogni caso, vi sono dei rischi evidenti sulle possibilità di procreazione futura dell'uomo affetto da questo tipo di cancro. Nella radioterapia, le cellule dell'epitelio germinale possono essere danneggiate anche a dosi ridotte, e si registrano mutazioni a carico degli spermatogoni, vale a dire le cellule da cui derivano gli spermatozoi. Il numero di questi ultimi scende in maniera significativa con una terapia che preveda dosi di 4 fino a 6 Gy (Gy sta per Gray, ovvero la dose di radiazione assorbita). Per quanto riguarda le cellule di Leydig, che sottintendono alla produzione di testosterone, si rivelano più resistenti delle altre e il livello dell'ormone rimane stabile perlomeno fino a dosi di radiazioni molto alte (30 Gy).
La chemioterapia ha un effetto anche peggiore sulla fertilità dell'uomo producendo spesso un'azoospermia prolungata se non addirittura l'infertilità permanente. Di contro, va detto che l'introduzione dei farmaci chemioterapici più innovativi a partire dagli anni Novanta ha completamente invertito il rapporto fra incidenza e mortalità in questo tipo di cancro, considerato che nel 1970 il 90 per cento dei pazienti colpiti da cancro al testicolo era destinato a morire, mentre oggi la stessa percentuale di uomini sopravvive alla malattia.
La terza opzione terapeutica è l'orchiectomia, ovvero l'asportazione del testicolo malato. In realtà, l'intervento chirurgico è quasi sempre il primo passo da compiere in caso di tumore al testicolo, propedeutico all'applicazione delle altre opzioni terapeutiche. L'operazione tuttavia comporta una riduzione degli ormoni sessuali e conseguenti problemi di fertilità. L'aspetto positivo è dato dal fatto che l'asportazione, effettuata nei tempi adeguati, sostanzialmente azzera le possibilità di morte del paziente. A questo punto, resta il problema della compromissione della fertilità, aspetto tutt'altro che secondario per l'uomo, in particolare nei casi in cui il paziente sia ancora giovane o comunque non ancora padre. Recuperare la possibilità di procreare costituisce un'esigenza primaria per l'uomo, al di là della sua effettiva intenzione di raggiungere la paternità, dal momento che la fertilità ha anche una valenza psicologica non indifferente perché proietta nel futuro la speranza di vita.
Già al momento della diagnosi, bisogna subito considerare la possibilità della crioconservazione del liquido seminale, da mettere in atto prima e dopo l'intervento chirurgico e comunque prima di iniziare la chemioterapia. Anche se gli spermatozoi mostrano problemi di motilità o il loro livello risulta già compromesso, è comunque importante conservarne un campione in una banca del seme perché le tecniche di fecondazione assistita evolvono continuamente e già oggi riescono ad assicurare l'utilizzo degli spermatozoi crioconservati con alti tassi di successo.

Andrea Piccoli


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