Il Long Covid nei bambini

Cosa sappiamo finora della condizione

Lo studio più grande mai condotto sul Long Covid nei bambini è stato pubblicato su Jama Pediatrics da Suchitra Rao, specialista del Children's Hospital Colorado. La ricerca ha analizzato i dati di circa 660.000 soggetti da 0 a 21 anni, dei quali 60.000 sono risultati positivi al nuovo coronavirus. Il 42% degli infetti ha mostrato almeno un sintomo a 4 settimane dall'infezione.
In linea generale, quindi, il Long Covid colpisce con meno frequenza i bambini, causando sintomi leggermente diversi: perdita di gusto e olfatto, caduta dei capelli, dolore al petto, enzimi epatici alterati, rush cutanei, febbre, stanchezza, problemi respiratori, miocardite, problemi neuropsichiatrici.
La fascia d'età più a rischio è quella dei bambini con meno di 5 anni, chi aveva patologie pregresse e chi era stato ricoverato in terapia intensiva.
"Lo studio prende in considerazione un campione molto rappresentativo ma riporta dati leggermente superati, essendo terminato nel 2021 - commenta Andrea Campana, responsabile del Centro Covid di Palidoro dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - Va detto che gli studi sui bambini sono ancora pochi e i risultati spesso discordanti per diversi motivi, per esempio per come vengono raccolti i dati e anche per la definizione di Long Covid che a volte può differire. Di certo esiste un'enorme sovrastima del Long Covid in bambini e ragazzi. Spesso si scambiano per Long Covid le conseguenze sociali dell'isolamento, delle restrizioni e della Dad".
Lo studio elenca tra i sintomi post-Covid anche la miocardite, ma Campana precisa: "Esistono diversi quadri clinici di miocardite e la ricerca non specifica. Si va dai parametri cardiaci leggermente alterati accompagnati da febbre, sintomi che rientrano in un paio di giorni, a un quadro di compromissione grave che però è estremamente raro. È importante differenziare. Stiamo vedendo diminuire anche i casi post-Covid di Mis-C, la sindrome infiammatoria multisistemica, che adesso colpisce di più i bimbi sotto i 5 anni che non hanno il vaccino".
A preoccupare i genitori non dovrebbero essere i sintomi, ma la qualità di vita complessiva del bambino, spiega Campana: "Se dopo l'infezione si nota che il ragazzo piange spesso, si sente insicuro, riduce la sua vita sociale, è stanco, svogliato, ansioso, bisogna rivolgersi al medico. Nei bambini più piccoli, invece, si può notare una regressione, per esempio tornano a dormire con mamma e papà o non riescono più a controllare gli sfinteri come prima. Anche in questo caso va interpellato il pediatra. Noi stiamo raccogliendo i dati di tutti i neonati ricoverati da noi in questi anni per accertare se il Covid possa causare loro, in futuro, dei ritardi cognitivi".
Potrebbero esserci anche nuovi sintomi dopo la malattia secondo le ultime segnalazioni raccolte: "Stiamo vedendo sindromi infiammatorie d'organo, spesso intestinali e cutanee, che compaiono a distanza dall'infezione. E abbiamo visto triplicare i casi di fibro-Covid, fibromialgia indotta proprio da Sars-Cov-2. Va ricordato anche che questo virus può scatenare malattie latenti, reumatologiche, metaboliche ed ematologiche. Quindi attenzione a sintomi strani e inediti che possono comparire nei bambini anche a distanza di tempo".
Il pediatra del Bambin Gesù, intervistato da Repubblica, conclude però con una nota positiva: "Dal Long Covid si guarisce. A volte servono settimane, altre mesi, dipende da fattori soggettivi, ma tutti tornano in salute".

07/09/2022 09:21:00 Andrea Sperelli


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