Sindrome coronarica acuta, efficace alirocumab

L'inibitore della Pcsk9 riduce il numero dei decessi

Nuovi dati su alirocumab confermano l'efficacia del farmaco nella riduzione del rischio di morte per i soggetti affetti da sindrome coronarica acuta.
I dati sono stati presentati nel corso dell'ultimo congresso dell'American Heart Association di Chicago e sono basati sull'analisi Odyssey outcomes, realizzata su 18,924 pazienti.
L'inibitore della Pcsk9 è associato alla riduzione di decessi per ogni causa in pazienti con recente sindrome coronarica acuta (Acs, cioè infarto del miocardio o angina instabile) e nei pazienti trattati per almeno 3 anni o con livelli di Ldl-C (colesterolo lipoproteico a bassa densità) al basale di almeno 100 mg/dL.
Ulteriori analisi hanno dimostrato un'associazione tra la riduzione degli eventi cardiovascolari (Cv) non-fatali e la riduzione della mortalit√† non-Cv nel corso dello studio. ¬ęRidurre il rischio di mortalit√† dei pazienti √® una priorit√† chiave per i cardiologi. Alcuni di questi decessi potrebbero potenzialmente essere prevenuti, in particolare nei pazienti gi√† considerati ad alto rischio perch√© hanno una storia pregressa di Acs¬Ľ, ha dichiarato Gregory G. Schwartz, della University of Colorado School of Medicine di Aurora, coautore principale del trial.
In aggiunta al trattamento intensivo con statine, alirocumab è stato messo a confronto con la sola terapia con statine alla massima dose tollerata nei pazienti con pregressa Acs nei 12 mesi precedenti.
I dati apparsi sul New England Journal of Medicine dimostrano che alirocumab riduce il rischio di eventi avversi Cv maggiori (Mace) ed è associato a un minor rischio di mortalità per ogni causa.
Le analisi su 8.242 pazienti seguiti per almeno 3 anni hanno rivelato una riduzione del 22% del rischio di morte per ogni causa grazie ad alirocumab.
Le analisi post-hoc hanno mostrato che i pazienti trattati con alirocumab i cui livelli basali di Ldl-C erano pari o superiori a 100 mg/dl avevano un rischio inferiore del 29% di morte per tutte le cause. In ulteriori analisi post-hoc i ricercatori hanno riscontrato che i pazienti trattati con alirocumab hanno sviluppato meno eventi Cv non fatali e hanno meno probabilità di morire in un evento non Cv e che questi due risultati possono essere associati.
Non sono emersi timori per la sicurezza del farmaco durante le analisi. L'incidenza di eventi avversi è risultata simile in entrambi i gruppi analizzati nello studio Odyssey. Fanno eccezione soltanto le reazioni locali nel sito di iniezione. (3,8% nel gruppo alirocumab rispetto al 2,1% nel gruppo placebo).
¬ęIl significato clinico di quanto dimostrato dallo studio √® altamente rilevante, tale da influenzare profondamente le scelte terapeutiche del cardiologo nella gestione quotidiana dei pazienti coronaropatici a
rischio Cv molto alto. In una condizione ad altissimo rischio, come quella del paziente con 'profilo Odyssey outcomes', il clinico ha oggi l'opportunit√† di ridurre da subito le recidive di eventi ischemici, fatali e non fatali, e di incidere sulla sua sopravvivenza¬Ľ, ha commentato Claudio Rapezzi, direttore della Cardiologia del Policlinico Sant'Orsola, Universit√† degli Studi di Bologna. ¬ęTutto questo porta a fare diverse considerazioni. Oltre al noto 'quanto pi√Ļ basso √® l'Ldl-C meglio √®' - che tra l'altro nello studio viene riformulato grazie al ragionato schema di gestione dei due dosaggi per indirizzare il clinico nella gestione e controllo della terapia nel tempo - ora altre due sfide: 'tanto prima si comincia ad abbassare l'Ldl-C tanto meglio √®' e 'tanto pi√Ļ a lungo si continua il trattamento tanti pi√Ļ benefici si osservano'¬Ľ.
Si tratta della prima testimonianza accertata di riduzione della mortalità associata a un inibitore della Pcsk9.
¬ęCi√≤ √® la conseguenza sia del fatto che il disegno dello studio prevedeva una durata media del follow-up superiore a quella degli altri studi e che ha raggiunto i 5 anni per una quota dei pazienti arruolati, sia dello specifico meccanismo di azione del farmaco¬Ľ.
Alirocumab impedisce il legame tra la proteina Pcsk9 e i recettori del colesterolo Ldl-C, aumentando di conseguenza il numero dei recettori Ldl espressi sulla superficie delle cellule epatiche e riducendo l'Ldl-C in circolazione nel sangue.
¬ęI risultati dell'Odyssey outcomes sono stati considerati nelle nuove-linee guida Aha/Acc 2018 per il trattamento dell'ipercolesterolemia¬Ľ, ha aggiunto Rapezzi. ¬ęIl clinico √® nuovamente invitato a ragionare in termini di valori target di Ldl-C e non pi√Ļ in termini di riduzione percentuale del valore basale e, in questo contesto, viene valorizzato l'approccio 'dinamico' scelto da Odyssey outcomes: se il paziente raggiunge valori di Ldl-C < 25 mg/dL durante il trattamento con un inibitore della Pcsk9, il clinico pu√≤ decidere o meno di ridurre l'intensit√† della terapia antidislipidemica, avendo tra l'altro a disposizione due dosaggi del farmaco¬Ľ.

04/12/2018 11:30:00 Andrea Sperelli


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