Inquinamento e infertilità, il nesso c'è

Ricerca svela il condizionamento prodotto anche sull'apparato femminile

Un team di ricerca spagnolo ha messo in luce un legame tra inquinamento ambientale e infertilità femminile nelle donne al di sotto dei 40 anni. A dimostrare il nesso è una ricerca dell'Institut Marques di Barcellona, che si è basata su un campione di donne che si sono rivolte alla struttura per la riproduzione assistita che opera all'interno dell'istituto.
Stando ai dati resi noti dalla dott.ssa Marisa Lopez-Teijon, direttrice del reparto, circa l'80 per cento delle donne con ciclo regolare ha difficoltà nel concepimento a causa di una riduzione della propria riserva ovarica dovuta a tossine e sostanze inquinanti.
"In generale, non c'è un alto tasso di menopausa precoce ma nelle donne giovani potenzialmente fertili abbiamo riscontrato una diminuzione della riserva ovarica a causa delle tossine e degli inquinanti prodotti nelle aree industrializzate", ha commentato la ricercatrice. Nel 20 per cento dei casi, il problema è legato a condizioni genetiche, mentre nella stragrande maggioranza dei casi a fare la differenza sarebbe appunto l'inquinamento prodotto dall'uomo. Il fenomeno si registra già nell'utero materno, come spiega la dott.ssa Lopez-Teijon: “entro i primi cinque mesi il feto femmina già contiene tutta la sua riserva ovarica e se nel grasso della madre si accumulano troppe tossine questa riserva diminuirà e avrà una qualità inferiore".
Il rapporto di causa ed effetto tra inquinamento e infertilità era già stato evidenziato da altri studi, che si erano però concentrati sulle difficoltà maschili. Alcuni ricercatori napoletani hanno infatti scoperto che la prolungata esposizione ai gas di scarico di due e quattro ruote può alterare la qualità del liquido seminale e causare seri problemi di fertilità, in persone giovani e di mezza età. La ricerca, eseguita al Dipartimento di Endocrinologia dell'Università Federico II di Napoli è stata condotta dal gruppo del dottor Michele De Rosa e pubblicata su 'Human reproduction'.
Gli endocrinologi partenopei hanno esaminato la qualità del seme di 85 addetti alle barriere autostradali fra i 23 e 62 anni, confrontandola poi con quella di altrettanti soggetti di controllo: uomini di età, residenza ed abitudini di vita analoghe ma con diversa occupazione. Nei 'casellanti' tutti i parametri che testano la buona qualità degli spermatozoi ''sono risultati significativamente più bassi rispetto a quelli dei controlli e inferiori a quelli indicati dall'Oms'', dicono gli studiosi. Il numero degli spermatozoi e i livelli del testosterone e di altri ormoni sessuali sono invece risultati normali in entrambi i gruppi. ''Questo dato - spiega De Rosa in una nota - dimostra che gli addetti al pedaggio autostradale non presentano patologie dell'apparato sessuale. L'inquinamento ambientale dovuto ai gas di scarico delle auto è, quindi, il maggiore indiziato della cattiva qualità degli spermatozoi e della minore fertilità osservate in chi lavora alle barriere autostradali''. Lì, inoltre, i livelli di alcuni inquinanti atmosferici sono risultati superiori a quelli previsti dalla legge. Insomma, la cattiva notizia è che ''questi lavoratori respirano un'aria in cui gli ossidi di azoto e di zolfo e gli altri inquinanti sono presenti in quantità già riconosciute pericolosa per la salute - aggiunge l'esperto -. Nel loro sangue abbiamo anche trovato livelli significativamente alti di 4 marker dell'inquinamento da traffico: la meta-emoglobina, la zolfo-emoglobina, il piombo, e la zinco-protoporfirina''.
Saranno necessarie altri studi, avvertono i ricercatori, per identificare il meccanismo con cui gli inquinanti da traffico danneggiano gli spermatozoi. ''Ma sarebbe anche opportuno - conclude De Rosa - che venissero eseguite al più presto analoghe indagini epidemiologiche e cliniche in altri gruppi di lavoratori esposti ad altri inquinanti ambientali''.

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