Diabete, come calcolare il rischio cardiaco

Uno screening in due fasi può stimarne le probabilità

I diabetici ad alto rischio di danno cardiaco dovrebbero essere valutati attraverso uno screening in due fasi. A dirlo è uno studio pubblicato su Circulation, secondo cui a una prima fase di valutazione del rischio deve seguire una seconda che preveda il dosaggio ematico del frammento aminoterminale del pro-peptide natriuretico di tipo B (NT-proBNP).
Questi pazienti trarrebbero beneficio dal trattamento con un inibitore del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2) per la prevenzione dello scompenso cardiaco.
«Negli ultimi anni sono stati utilizzati screening basati su punteggi di rischio clinico, test di biomarcatori o ecocardiografia per identificare i soggetti ad alto rischio di insufficienza cardiaca, complicanza frequente del diabete», spiega il coordinatore Kershaw Patel del Dipartimento di cardiologia al Methodist DeBakey Heart & Vascular Center di Houston.
«Negli ultimi anni sono stati utilizzati screening basati su punteggi di rischio clinico, test di biomarcatori o ecocardiografia per identificare i soggetti ad alto rischio di insufficienza cardiaca, complicanza frequente del diabete», afferma il ricercatore.
Tuttavia, anche pazienti considerati a basso rischio da questo screening potrebbero alla fine sviluppare uno scompenso. Inoltre, non è fattibile da un punto di vista economico la somministrazione a tutti i pazienti di esami con biomarcatori o valutazioni ecografiche.
Per questo nasce l'idea di associare allo screening iniziale una seconda fase sottoponendo i pazienti a basso rischio, a seconda del punteggio raggiunto, al dosaggio dei livelli ematici di NT-proBNP, un biomarcatore di scompenso cardiaco. «Ci è sembrato un modo efficace per migliorare la diagnosi precoce dell'insufficienza cardiaca, in quanto i peptidi natriuretici sono proteine prodotte dal cuore in presenza di uno stress del muscolo cardiaco», spiegano gli autori, che hanno analizzato i dati di 6.293 diabetici che avevano preso parte a precedenti studi di coorte.
4.889 di questi non mostravano segni di malattia cardiovascolare aterosclerotica, ma tutti erano stati sottoposti allo screening per stimare il rischio di scompenso cardiaco.
Dal confronto dei metodi di screening e del numero di episodi di scompenso nell'arco di 5 anni, i ricercatori hanno desunto che lo screening a due fasi è la maniera più efficace per identificare i diabetici a rischio di scompenso. In particolare, dal 30% al 50% degli episodi totali di insufficienza cardiaca osservati nei pazienti senza ASCVD si è verificato in individui a basso rischio secondo lo screening a una sola fase. Aggiungendo il secondo passaggio, ossia il dosaggio del NT-proBNP, sono stati identificati circa l'85% dei casi di scompenso. «Ciò suggerisce che lo screening in due fasi potrebbe ampliare il numero di diabetici che potrebbero essere trattati con terapie preventive più aggressive come gli SGLT2», conclude Patel.

Fonte: Circulation 2024. Doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.123.067530
Circulation

09/05/2024 10:50:00 Andrea Sperelli


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