Rischio coaguli per la pillola di terza generazione

Pillole a base di drospirenone più pericolose delle altre

Le pillole a base di drospirenone e altri ormoni, definite di terza generazione, aumentano il rischio di trombosi rispetto alle versioni precedenti. A dirlo è uno studio pubblicato sul British Medical Journal da un team della Nottingham University.
La ricerca ha considerato l'associazione fra l'uso dei contraccettivi orali di terza generazione – che contengono cioè drospirenone, desogestrel, gestodene e ciproterone – e il rischio di tromboembolismo venoso.
Gli studiosi inglesi hanno confrontato i casi di 10.500 donne fra i 15 e i 49 anni affette da trombosi venosa e un gruppo di controllo composto da 42mila donne della stessa età con gli stessi fattori di rischio ma senza trombosi.
I dati indicano che il rischio di eventi trombotici fra le donne che utilizzavano le pillole di terza generazione era superiore dalle 3,6 alle 4,3 volte rispetto alla media.
Inoltre, le donne che usavano pillole di seconda generazione avevano sì un rischio aumentato di trombosi, ma solo di 2,5 volte, un valore comunque inferiore a quello associato ai nuovi farmaci.
"Lo studio riporta le probabilità di tromboembolia venosa nelle donne che assumono contraccettivi orali, concludendo che il rischio associato alle pillole recenti è circa due volte maggiore rispetto alle datate", commenta in un editoriale Susan Jick della Boston University School of Public Health. "Questi risultati, assieme a quelli di uno studio danese simile pubblicato nel 2011, forniscono importanti indicazioni per la prescrizione sicura dei contraccettivi orali", conclude la ricercatrice.
Anche l'American College of Obstetricians and Gynecologists conferma questi risultati, affermando comunque che il rischio rimane abbastanza basso.
Con la pillola a base di drospirenone, i casi di trombosi sarebbero 10 ogni 10 mila donne ogni anno, mentre con la pillola tradizionale da 3 a 9 casi. Fra le donne che non assumono pillole anticoncezionali, invece, i casi vanno da 1 a 5 ogni anno.
In realtà, altre due ricerche erano state più severe con le nuove pillole. Secondo gli studi, infatti, le donne che assumono le nuove pillole contraccettive a base di drospirenone hanno una probabilità di andare incontro ad una trombosi venosa almeno raddoppiata rispetto a chi fa uso di anticoncezionali che contengono altri progestinici, come il levonorgestrel. Il rischio è ulteriormente aumentato per le donne fumatrici e con più di 35 anni di età.
“Le pillole contraccettive di nuova generazione vengono definite combinate perché contengono estrogeni e progestinici. In tutti i casi è l’azione sinergica di questi ormoni che consente di prevenire in maniera efficace la gravidanza, ma sul mercato esistono pillole con formulazioni e molecole molto diverse e sempre nuove, tra cui l’ultimo nato, il drospirenone, che ha aperto l’era delle pillole di terza generazione – spiega Lidia Rota Vender, presidente dell’Associazione Lotta alla Trombosi, che dal 1986 opera sul territorio nazionale per prevenire le malattie cardiovascolari e sostenere la ricerca scientifica -. Sappiamo già che tutte le pillole anticoncezionali, così come tutte le terapie a base di ormoni, possono aumentare la tendenza del sangue a coagulare e quindi la probabilità che si formi un trombo, cioè un coagulo di sangue inopportuno, ma non per tutti i farmaci il rischio è il medesimo e questi studi lo dimostrano”.
La coagulazione è un processo fisiologico normale ed essenziale per il nostro organismo perché consente di fermare l’emorragia, guarire infiammazioni o curare ferite. Ognuno di noi coagula secondo i codici ereditati dai propri genitori: alcuni ereditano un sangue che coagula “troppo”, altri un sangue che coagula meno del dovuto. Ma alcuni fattori, come il sovrappeso, il fumo, il diabete, il colesterolo alto, terapie ormonali e la gravidanza, possono interferire con questo processo, confondendo il sangue e facendolo coagulare in modo improprio. Altre situazioni che aumentano il rischio di trombosi sono gli interventi chirurgici, l’allettamento prolungato per una malattia infiammatoria grave soprattutto se febbrile, le fratture degli arti e addirittura un lungo volo aereo in posizione scomoda. Il rischio aumenta in funzione di quanti fattori sono presenti: maggiore è il numero dei fattori concomitanti, maggiore è il rischio.
I trombi si possono formare ovunque, nelle vene delle gambe, delle braccia, del cervello, delle ovaie o dell’intestino. Un trombo può sciogliersi spontaneamente, ma può anche estendersi all’interno della vena risalendo verso il cuore, può frammentarsi e liberare nel sangue emboli che arrivano al polmone e provocare un’embolia polmonare. “Ognuno di noi può valutare, almeno in maniera preliminare, il proprio rischio di trombosi, analizzando la storia della propria famiglia e guardandosi allo specchio con onestà. Rischia di più chi ha già avuto una trombosi, chi ha un famigliare consanguineo che ha già sofferto di questa patologia e chi ha più fattori di rischio contemporaneamente – conclude Lidia Rota Vender -. Non indossare biancheria o indumenti stretti all’inguine o al ginocchio, non accumulare grasso sull’addome, non sottovalutare i sintomi che possono indicare una trombosi iniziale e la riduzione dei fattori di rischio evitabili sono le armi che abbiamo a disposizione per permettere a ognuno di prevenirla e al medico di diagnosticarla e di curarla con gli efficaci farmaci oggi a disposizione”.

Fonte: British Medical Journal

24/06/2015 11:42:00 Andrea Sperelli

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