Meno gravidanze indesiderate grazie a pillola sottocutanea

Fondamentale anche la formazione degli operatori sanitari

Il tasso di gravidanze indesiderate può calare vistosamente grazie all’utilizzo di impianti ormonali sottocutanei e alla formazione degli operatori sanitari sui dispositivi intrauterini (Iud).
Lo dice uno studio pubblicato su The Lancet da un team dell’Università della California di San Francisco. Lo studio, realizzato in collaborazione con la Planned Parenthood Federation of America, è firmato da Cynthia Harper.
La dott.ssa, che lavora presso il Bixby Center for Global Reproductive Health, spiega: “questo è il primo studio randomizzato sull'efficacia di un intervento clinico per diminuire le gravidanze indesiderate”. Alla ricerca hanno partecipato 1500 donne fra i 18 e i 25 anni.
Dallo studio emerge la maggiore efficacia degli impianti contraccettivi sottocutanei rispetto alla pillola o al profilattico, ma l’analisi segnala anche la scarsa propensione del personale medico verso questo tipo di prodotti.
“E questo nonostante l'American college of obstetricians and gynecologists sostenga dal 2009 che i Larc (Long-Acting Reversible Contraceptives) dovrebbero essere usati come contraccettivi di prima linea nella maggior parte delle donne a causa della loro elevata sicurezza ed efficacia”.
I medici di metà dei 40 consultori coinvolti nello studio hanno ricevuto un’adeguata formazione sui Larc, mentre l’altra metà ha svolto la consueta attività: “le donne che hanno preso parte allo studio volevano avere una consulenza contraccettiva per non rimanere incinte nei 12 mesi successivi”, precisa Harper.
Alla fine dello studio, meno dell’1 per cento di chi ha utilizzato i Larc ha avuto una gravidanza imprevista, mentre nel gruppo di controllo la percentuale è salita al 9% fra le donne che hanno assunto la pillola e al 18% fra chi ha utilizzato il preservativo.
“Il che vuol dire che grazie alla formazione il tasso di gravidanze indesiderate è sceso da 15 all'8 per cento in un anno”, affermano gli autori. Carolyn Westhoff, consulente medico di Planned parenthood federation of America e coautrice dell'articolo, conclude: “questi dati dimostrano quanto sia importante che gli operatori sanitari abbiano informazioni complete sui metodi contraccettivi disponibili, così da poter fornire consulenze adeguate”.

14/07/2015 16:50:00 Andrea Piccoli

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