I bambini che vivono in città hanno una maggiore predisposizione allo sviluppo di allergie. Lo dicono i ricercatori della University of Rochester Medical Center, secondo cui questo aspetto sarebbe legato a un sottoinsieme di cellule immunitarie che svolge un ruolo cruciale nello sviluppo delle malattie allergiche.
Un sottotipo di linfociti T - le cellule helper 2 - riconosce determinati alimenti come allergenici finendo per aggredire l'organismo con l'obiettivo di eliminarli.
«Le cellule T proallergiche sono più infiammatorie di qualsiasi altra precedentemente descritta in questo contesto - precisa l'autore della ricerca, Järvinen-Seppo, primario di Allergologia e immunologia pediatrica presso l'UR Medicine dell'Ospedale pediatrico Golisano -. Sono state riscontrate più frequentemente nei bambini che vivono in città e che in seguito hanno sviluppato allergie, il che suggerisce che potrebbero essere un biomarcatore predittivo o persino un fattore meccanicistico della malattia allergica».
Lo studio, pubblicato su Allergy, ha messo a confronto campioni di sangue di neonati che vivono in città con quelli di neonati di una comunità agricola nella regione di Finger Lakes, nello stato di New York.
È così emerso che mentre i neonati di città presentavano livelli più alti di cellule Th2 aggressive, i neonati della comunità agricola mostravano più cellule T regolatorie, che contribuiscono a mantenere il sistema immunitario in equilibrio e a ridurre la probabilità di risposte allergiche.
La spiegazione della differenza potrebbe risiedere nella maggiore esposizione a batteri sani nei bambini che vivono in zone rurali.
«L'ambiente agricolo, ricco di microbi, sembra favorire lo sviluppo di un sistema immunitario più tollerante. Allo stesso tempo, l'ambiente urbano può favorire la comparsa di cellule immunitarie predisposte all'infiammazione allergica», spiega l'esperto.
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