L'utilizzo dell'idrossiurea comporta vantaggi indubbi in caso di anemia falciforme con algie acute da emolisi, ma 3 pazienti su 4 non accedono al trattamento. A sottolinearlo è uno studio pubblicato su Jama da un team del Lewin Group di Falls Church guidato da Nicolas Stettler, che spiega: “le linee guida 2014 del National Heart, Lung, and Blood Institute per il trattamento degli adulti con anemia falciforme e tre o più episodi dolorosi da moderati a gravi raccomandano l'uso dell'idrossiurea, un composto sicuro ed economico”.
Tuttavia, la sostanza rimane sottoutilizzata. Gli scienziati si sono serviti dei dati relativi al database Optum Normative Health Informatics, un archivio nazionale con le segnalazioni sui farmaci somministrati a oltre 26 milioni di adulti.
“Con l'Optum abbiamo selezionato i pazienti con diagnosi di anemia falciforme che tra gennaio 2009 e giugno 2013 avevano avuto tre o più ospedalizzazioni o visite al pronto soccorso o entrambe con i codici diagnostici più di frequente usati per anemia falciforme e crisi dolorose”.
Da questo enorme campione, i ricercatori hanno individuato 2.086 adulti affetti da probabile anemia falciforme, dei quali 677 avevano subito almeno 3 ricoveri o visite in pronto soccorso a causa di dolori acuti e altri 570 almeno tre mesi di trattamento dopo il terzo episodio.
Soltanto il 15 per cento è stato trattato con l'idrossiurea entro tre mesi dal terzo episodio di algia, con un aumento dei tassi del 18 per cento a 6 mesi e del 23 per cento a 12.
“Abbiamo identificato diversi ostacoli al trattamento, tra cui la paura di effetti collaterali, la carenza di addestramento dei medici all'uso del farmaco e la mancanza di processi decisionali condivisi”, riprende Stettler, che conclude: “per colmare la lacuna prescrittiva e migliorare la qualità dell'assistenza sanitaria ai malati di anemia falciforme è necessario migliorare la sensibilizzazione e la formazione di medici e pazienti all'uso dell'idrossiurea”.
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