Hiv, rivoluzione nelle terapie

Dalla somministrazione giornaliera a sole 6 dosi all’anno

Una vera e propria rivoluzione per chi è affetto da Hiv. Gli esperti riuniti a Parigi per la Ias Conference on Hiv hanno infatti discusso della possibilità sempre più concreta di adottare una terapia basata su 6 dosi di farmaci durante l’anno. Al momento, invece, i pazienti devono assumere giornalmente le medicine prescritte per contenere l’infezione. La novità è possibile grazie all’impiego di nanoparticelle che rilasciano in maniera prolungata e continuativa il farmaco nell’organismo.
Uno studio condotto in 50 centri in tutto il mondo ha evidenziato l’efficacia del nuovo approccio. Pubblicato su Lancet, lo studio ha previsto un trattamento di 96 settimane per i volontari divisi in gruppi; alcuni hanno assunto le pillole quotidianamente, altri ogni mese e altri ancora ogni 2 mesi.
I dati indicano che all’allungare dei tempi di somministrazione corrisponde perfino un aumento dell’efficacia della terapia: alla fine del follow up, l’84 per cento dei pazienti che assumevano quotidianamente le pillole stava ancora sopprimendo il virus. Nel gruppo dei pazienti che assumevano la terapia solo una volta al mese la percentuale era dell’87%, mentre nel terzo gruppo (terapia ogni 2 mesi) la percentuale era addirittura del 94%.
Un’altra novità è rappresentata dalla nuova formulazione di raltegravir, farmaco di prima linea per il trattamento dell’infezione da Hiv.
Raltegravir riformulato (rRal) 600 mg Qd è stato approvato dall'Ema quest’estate ed è indicato in associazione con altri antiretrovirali in adulti e pazienti pediatrici con un peso di almeno 40 kg.
Un altro farmaco protagonista è doravirina, nuovo inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa (Nnrti), che si è rivelato sicuro ed efficace nel trattamento in prima linea di pazienti affetti da Hiv mai trattati in precedenza. Lo studio di fase III ha mostrato la non inferiorità della combinazione a dose fissa di doravirina (Dor)/lamivudina(3Tc)/tenofovir disoproxil fumarato (Tdf) rispetto al regime con efavirenz (Efv)/emtricitabina (Ftc)/Tdf.
Doravirina si è dimostrato efficace anche nei pazienti con carica virale elevata e/o una bassa conta di Cd4. Lo studio ha confrontato doravirina con la combinazione darunavir/ritonavir, entrambi in associazione a 2 Nrti. I dati a 48 settimane, hanno dimostrato la non inferiorità della doravirina verso l'inibitore della proteasi darunavir.
Trial clinici sono in corso di svolgimento su Mk-8591, inibitore nucleosidico della traslocazione della trascrittasi inversa (Nrtti), con una lunga emivita, e con un meccanismo d'azione innovativo, e sull’associazione di bictegravir - nuovo inibitore sperimentale dell'attività di "strand transfer" dell'integrasi (Insti) - ed emtricitabina/tenofovir alafenamide (200/25 mg) (Ftc/Taf) - un 'backbone' a duplice Nrti - per il trattamento dell'infezione da Hiv-1 negli adulti naïve al trattamento.
L’associazione si è dimostrata finora non inferiore ai regimi basati su dolutegravir e un backbone a duplice Nrtti.
«Questi risultati indicano che la combinazione di bictegravir con Ftc/Taf ha il potenziale per essere adatta a una vasta gamma di pazienti affetti da Hiv, inclusi
quelli con compromissione renale da lieve a moderata», commenta Paul Sax, direttore clinico della Divisione Malattie infettive del Brigham and Women's Hospital di Boston.

06/09/2017 09:45:00 Andrea Sperelli

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