Problema diffuso ma spesso sottovalutato e considerato al limite un disturbo di passaggio. L'enuresi invece - ovvero fare la pipì a letto durante la notte - può compromettere seriamente il benessere psicologico e sociale del bambino se non affrontata in maniera decisa.
"È tempo di superare l'atteggiamento attendista", afferma il prof. Pietro Ferrara, vicepresidente della SIP e Responsabile del Centro per la cura del bambino con enuresi e altri disordini minzionali al Campus Universitario Bio-medico di Roma. "L'enuresi non è un disturbo mentale, ma soprattutto non è una colpa, né una svogliatezza del bambino. È una condizione ben definita, con cause precise, da affrontare con strumenti diagnostici semplici e terapie efficaci. Ma troppo spesso la problematica viene ignorata, anche in ambito medico con bambini che si sentono inadeguati e un disagio che si trascina per anni”.
Allo scopo di chiarire la natura del disturbo, la Società Italiana di Pediatria ha diffuso una lista di falsi miti e di consigli utili per aiutare bambini e famiglie.
I 7 falsi miti
1) Passerà da sola. È l'errore più comune, l'idea che l'enuresi sia solo una fase della crescita e che non sia necessario intervenire. Ma il più delle volte rinviare rischia di cronicizzare un disturbo che può diventare sempre più pesante sul piano emotivo.
2) È solo un problema psicologico. In realtà, l'enuresi non nasce da traumi o stress emotivi. È vero il contrario, ovvero l'enuresi è il più delle volte causa e non effetto di disagio psicologico. La causa fisiologica sta nella produzione inadeguata di vasopressina, un ritardo nella maturazione dei circuiti cerebrali che regolano il risveglio oppure una vescica iperattiva o non sufficientemente allenata.
3) Non avverte lo stimolo perché dorme profondamente. Il problema non è la profondità del sonno, ma l'incapacità di risveglio in risposta al segnale, legata spesso a un'anomalia della zona cerebrale detta locus coeruleus.
4) Risolvere il problema svegliandolo di notte per andare al bagno. L'effetto pratico è indubbiamente positivo, probabilmente il bambino non si farà la pipì a letto, ma questa consuetudine ritarda l'apprendimento del controllo vescicale, senza considerare che il sonno disturbato compromette la qualità del riposo peggiorando la situazione.
5) Se non ne parla non è un problema. Spesso i bambini non esprimono il disagio, si chiudono in sé stessi e finiscono per colpevolizzarsi. Gli adulti devono essere in grado di riconoscere certi segnali.
6) Il bambino ha la vescica troppo piccola. Al di là di singoli casi, la vescica è quasi sempre di dimensioni normali. Ciò che manca è l'allenamento per far sì che l'organo contenga più urina per più tempo.
7) La terapia è inutile se il bambino non è motivato. In molti casi, in realtà, i bambini appaiono disinteressati perché si sentono inadeguati o colpevolizzati. Il sostegno della famiglia e del pediatra è essenziale, ma va valutata anche la possibilità di terapia farmacologica.
I 6 consigli della SIP
1) Incoraggiare il bambino a bere almeno un litro e mezzo d'acqua fra le 8 e le 18. Questa pratica riduce la sete serale e aiuta la vescica ad allenarsi con minzioni frequenti.
2) Invitare il bambino a svuotare la vescica ogni 2,5-3 ore durante il giorno per allenarne la capacità contenitiva e il controllo notturno.
3) Non consumare a cena cibi molto liquidi o ricchi di calcio e sodio come il latte per ridurre la produzione di urina nelle ore notturne e migliorare la capacità della vescica di trattenere i liquidi durante il sonno.
4) Affrontare un'eventuale stipsi, aspetto fondamentale per la gestione dell'enuresi.
5) Parlare apertamente del problema senza colpevolizzare il bambino, valorizzando i progressi, ascoltandolo e supportandolo.
6) Affidarsi al pediatra per una guida personalizzata.
Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono
l'intervento del medico curante
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