Covid, 4 anni dopo

L’infezione pare sotto controllo ma i vaccini sono ancora importanti

Quattro anni fa il mondo intero veniva inghiottito in una spirale di timore e incertezza per gli effetti della pandemia da Covid-19. L’Italia è uno dei paesi che ha pagato di più in termini di vite, quasi 200.000 decessi correlati all’infezione.
Ora tuttavia i dati sembrano rassicuranti, con una tendenza sempre più spiccata al calo delle nuove infezioni e al numero dei ricoveri dovuti a Covid, pari a meno del 2% dei posti letto disponibili, una percentuale che era invece altissima nei momenti peggiori della pandemia. L’indice di trasmissibilità è saldamente al di sotto della soglia epidemica (Rt 0,73).
Tutti dati tranquillizzanti che però non devono tradursi in un abbassamento della guardia. I medici di famiglia devono costantemente ribadire ai propri assistiti l’importanza della copertura vaccinale, primo strumento in grado di assicurare la prevenzione di ricoveri e decessi.
Uno studio realizzato dallo European Center for Disease Prevention and Control dimostra che il tempo trascorso dall’ultima dose di vaccino ricevuta è più importante del numero complessivo di dosi cui ci si è sottoposti nel tempo.
Il richiamo consente di ripristinare la protezione molto rapidamente dopo la sua esecuzione, ma i dati segnalano anche che la protezione tende a scemare nelle successive 24 settimane.
Pertanto è fondamentale raccomandare ai propri assistiti, soprattutto anziani, di effettuare periodicamente le dosi di richiamo. Ciononostante, i dati relativi alla campagna vaccinale 2023-2024 sono molto deludenti, con una copertura pari al 3,7% del totale.
Anche nelle fasce più a rischio la copertura non è soddisfacente, con il 15,4% fra gli ultraottantenni, l’11,6% nella fascia 70-79 e il 6% fra i 60 e i 69 anni. Fondamentale per il medico anche capire quali siano i casi in cui impostare tempestivamente una terapia antivirale specifica. Oltre che sui soggetti con oltre 65 anni, si tratta anche di diabetici, obesi e pazienti con malattie croniche cardiorespiratorie, con malattie renali o epatiche croniche, con un tumore in fase attiva, e pazienti con disabilità o con comorbilità di malattie croniche.

26/03/2024 09:38:02 Andrea Sperelli


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