Di notte non si mangia

I turnisti dovrebbero evitare di mangiare la notte

Chi lavora di notte dovrebbe organizzarsi in maniera tale da evitare gli spuntini notturni. Lo dice uno studio pubblicato su Pnas da un team del Brigham and Women's Hospital di Boston secondo cui abituarsi a mangiare solo di giorno riduce le probabilità di insorgenza di ansia e depressione.
Alla ricerca hanno partecipato 19 adulti assegnati casualmente a due gruppi, i quali hanno condiviso dieta, attività fisica, postura, durata del sonno e condizioni di luce. L'unica differenza consisteva negli orari in cui venivano consumati i pasti: ai volontari di un gruppo era consentito mangiare sia di giorno che di notte, mentre agli altri solo di giorno.
L'orologio biologico dei partecipanti allo studio è stato «ingannato» provocando una desincronizzazione forzata del ritmo circadiano (disequilibrio tra il ciclo sonno-veglia / digiuno-alimentazione e il ciclo esterno luce-buio) per 4 giorni di 28 ore di veglia in luce fioca.
Fra le persone che hanno consumato i pasti anche durante la notte si è registrato un aumento del 16,1% dello stato di ansia e del 26,2% di depressione rispetto alle condizioni iniziali, cambiamenti che non si sono verificati fra i pazienti che si sono alimentati soltanto di giorno. Maggiore è stato il grado di sfasamento indotto dell'orologio biologico maggiore è stato il livello di ansia e di depressione. «Era già noto che il rischio di sviluppare malattie psichiatriche è più elevato nei lavoratori notturni. Questa ricerca conferma che la modificazione di comportamenti, tra i quali il non mangiare di notte, migliora in modo significativo la qualità della vita e il rischio di sviluppare ansia e depressione», conferma Luigi Ferini Strambi, professore di neurologia e primario del Centro di Medicina del Sonno dell'Irccs Ospedale San Raffaele di Milano. «Inoltre, sappiamo che per i lavoratori notturni la desincronizzazione del ritmo circadiano è inevitabile. Però ci sono studi, come questo, che propongono delle soluzioni per limitare i problemi provocati dal “disturbo” dell'orologio biologico, fra le quali, evitare di mangiare di notte, cercare di mantenere il più possibile orari stabili per i pasti e il sonno e seguire una dieta sana».
Gli autori della ricerca ricordano che ricerche passate hanno dimostrato come l'alto livello di zucchero nel sangue ha l'effetto di aumentare il rischio di depressione. «Confermo questa osservazione», prosegue l'esperto, «non solo, è stato anche visto che una “cattiva dieta” può compromettere la qualità del sonno. Al contrario, il seguire davvero la dieta Mediterranea è associato a una minore incidenza di ansia e depressione».
«I risultati del nostro studio», sottolinea Frank A. J. L. Scheer, PhD, Direttore del Medical Chronobiology Program in the Brigham's Division of Sleep and Circadian Disorders, «sono importanti non solo per migliorare la salute dei lavoratori notturni ma anche per chi è soggetto spesso a viaggi di lavoro (jet lag) o per tutti quelli che soffrono di disordini del ritmo circadiano».
Cosa fare per mitigare gli effetti del lavoro notturno? «Almeno un'ora prima di andare a dormire spegnere i “centri della veglia”, evitare quindi, ad esempio, di consumare “cibi pesanti”, tra i quali la carne, il vino e rimandare eventuali liti e discussioni che aumentano la frequenza cardiaca. È fondamentale evitare di esporsi a luci molto forti prima di coricarsi per permettere al nostro organismo un maggior rilascio di melatonina», conclude l'esperto.

08/11/2022 14:34:27 Andrea Sperelli


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