La terapia comportamentale per la dipendenza da Internet

Intervento mirato per ridurre i sintomi

Il 4% dei ragazzi soffre di dipendenza da Internet e/o dai videogiochi. Lo rivela uno studio dell'Università di Francoforte e dell'Università di Heidelberg che tuttavia sottolinea l'efficacia di una terapia comportamentale per la riduzione dei sintomi.
Lo studio, pubblicato su Jama Network Open, ha coinvolto 422 ragazzi dai 12 ai 18 anni di diverse scuole tedesche che accusavano sintomi da dipendenza da videogiochi e Internet a medio e alto rischio di evoluzione.
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: il primo è stato definito Protect e ha affrontato un percorso terapeutico basato sulla terapia comportamentale della durata di un anno. Ogni incontro durava 1 ora e mezza ciascuna ed era guidato da psicologi esperti. L'altro gruppo, detto di controllo, non riceveva alcun trattamento, ma veniva monitorato dai ricercatori.
L'intervento è servito ai giovani per capire le situazioni critiche alla base dell'abuso di tecnologia, in primis la noia, l'ansia sociale, l'incapacità di portare a termine un compito e la mancanza di reali alternative. Internet e i videogiochi offrono una ricompensa immediata e semplice, ma come nel caso della droga il soggetto che ne è vittima mostra una crescente necessità di essere soddisfatto, cadendo infine nella dipendenza.
I dati mostrano che i soggetti che hanno ricevuto il trattamento avevano un beneficio maggiore, una riduzione più evidente dei sintomi: “Il risultato è interessante”, commenta Alessio Vieno, Professore associato di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione all'Università degli Studi di Padova, “perch├ę conferma che un intervento precoce, anche e soprattutto in età adolescenziale, può essere efficace nel contrastare questi comportamenti problematici”.
Cosa possono fare le persone care che hanno a che fare con un problema simile? “I segnali cui prestare attenzione riguardano la presenza di un cambiamento repentino nei comportamenti del ragazzo”, sottolinea l'esperto, “per esempio una forte riduzione o addirittura l'abbandono dell'attività sportiva o di altre attività sociali e ricreative. E ancora, la disobbedienza agli adulti, utilizzare di nascosto i dispositivi e negare che se ne sta facendo un uso eccessivo. Se questi comportamenti tendono a ripetersi è opportuno domandare un aiuto professionale”, spiega Vieno, “per esempio si può chiedere un primo colloquio allo psicologo scolastico, una figura sempre più presente negli istituti. Ci sono poi varie altre opzioni, dai servizi pubblici per le dipendenze Serd – che oggi sono molto articolati e non trattano più soltanto l'uso di sostanze ma si occupano anche di prevenzione – ai consultori familiari”.

07/03/2022 09:58:15 Andrea Piccoli


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