L'attività fisica ritarda il Parkinson

Decorso clinico migliore per chi rimane attivo

Uno studio apparso su Neurology sostiene che l'attività fisica è utile per migliorare il decorso clinico della malattia di Parkinson. Chi si mantiene attivo ha maggiori probabilità di un'evoluzione più lenta della malattia, e valgono come attività anche le faccende domestiche.
«I nostri risultati sono entusiasmanti perché suggeriscono che potrebbe non essere mai troppo tardi per una persona con Parkinson per iniziare un programma di esercizi per migliorare il decorso della malattia», spiega Kazuto Tsukita, dell'Università di Kyoto in Giappone e dell'Accademia Americana di Neurologia, primo nome dello studio.
«Questo perché abbiamo scoperto che per rallentare la progressione della malattia, era più importante per le persone con Parkinson mantenere un programma di esercizi piuttosto che essere attive all'inizio della malattia», prosegue l'esperto.
Gli scienziati hanno preso in esame i dati della Parkinson's Progression Markers Initiative, che include valutazioni longitudinali e complete di molti parametri clinici.
Grazie all'uso di modelli lineari multivariati a effetti misti, gli autori hanno potuto analizzare gli effetti di interazione di un'attività fisica regolare sulla progressione dei parametri clinici, dopo l'aggiustamento per età, sesso, dose equivalente di levodopa e durata della malattia.
Dai dati relativi a 237 pazienti è emerso che l'attività fisica regolare e i livelli di esercizio da moderato a vigoroso al basale non hanno influenzato in maniera significativa la successiva progressione clinica della malattia. Tuttavia, livelli medi di attività fisica regolare nel tempo erano significativamente legati a un deterioramento più lento della stabilità posturale e dell'andatura. Inoltre, i livelli di attività correlata al lavoro nel tempo erano collegati a migliore velocità di processazione.

Fonte: Neurology

28/02/2022 15:40:09 Andrea Sperelli


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