Le pratiche da evitare in chirurgia vascolare

Lista italiana di procedure inappropriate

Una lista italiana di procedure da evitare nell'ambito della chirurgia vascolare perché spesso inappropriate. A realizzarla è il Collegio dei Primari di Chirurgia Vascolare, che ha aderito al progetto “Fare di più non significa fare meglio - Choosing Wisely Italy”, varato nel 2012 da “Slow Medicine”.
Le raccomandazioni si ispirano in parte a quelle pubblicate dai colleghi americani, ma tengono conto della realtà clinico-sanitaria nazionale.
Ecco la lista:

1) l'ecocolordoppler non è indicato come esame di primo livello per arteriopatia degli arti inferiori, se il paziente è asintomatico o affetto da claudicatio intermittens di grado lieve o moderato. L'esame va invece sostituito con la misurazione dell'Ankle brachial index (Abi). La misurazione dell'Abi è sufficiente per avviare un trattamento e la sua scelta comporta la riduzione di almeno il 25% delle richieste di ecocolordoppler.
2) In pazienti con scarse probabilità di tromboembolismo venoso (Tev), non vanno eseguiti test di imaging come esami diagnostici iniziali. In assenza di valori elevati di D-dimero e di fattori di rischio specifici, Tev ed embolie polmonari sono eventi piuttosto rari. Il Tev si sospetta di solito in presenza di un edema rilevante, che però può essere causato anche da patologie osteoarticolari, cardiologiche o linfatiche. In molti casi, gli ecocolordoppler risultano negativi ed evitabili. Preferibile la misurazione del D-dimero. Quando il valore del
D-dimero risulta nei limiti della norma in assenza di fattori di rischio, si possono escludere fenomeni trombotici in atto.
3) In caso di vertigini, acufeni, cefalea o cervicalgia, non richiedere ecocolordoppler dei tronchi sovraortici se non in presenza di segni neurologici. C'è spesso confusione nell'attribuzione dei sintomi dell'insufficienza cerebro-vascolare acuta, scambiati con quelli determinati da altre patologie. In assenza di segni focali, anche solo anamnestici, accade che i pazienti siano inviati a eseguire l'ecocolordoppler dei tronchi sovraortici, esponendoli al rischio di attribuire un ruolo causale per sintomatologia non focale a condizioni di ateromatosi emodinamicamente ininfluenti.
4) Non eseguire un trattamento chirurgico aperto o endovascolare in
lesioni steno/occlusive delle arterie degli arti inferiori, se non in presenza di claudicatio che limita la qualità di vita del paziente o di ischemia critica o piede diabetico. Spesso il trattamento preventivo è inappropriato nelle arterie periferiche degli arti inferiori. Alto è il tasso di recidive, molte volte con peggioramento rispetto alla situazione iniziale.
5) Lo stenting di stenosi di arteria renale va eseguito solo in caso di ipertensione arteriosa resistente alla terapia o di deterioramento della funzione renale. Si tratta di un intervento delicato che può provocare rottura, dissecazione o trombosi dell'arteria. Alcuni studi, inoltre, mostrano una mancanza di maggiore efficacia dell'intervento rispetto ad altri trattamenti.

24/09/2018 17:58:10 Andrea Sperelli


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