L'ibernazione compie 50 anni

Migliaia di persone in attesa di accedere al servizio

50 anni fa un professore di Psicologia dell'Università della California, tale James Bedford, decise di entrare nella storia diventando il primo uomo ad essere ibernato. L'uomo, 73 anni all'epoca, era affetto da tumore e aveva poche settimane di vita secondo i medici.
Il 12 gennaio del 1967 venne ibernato in un contenitore di azoto liquido sotto vuoto dai medici della Life Extension, azienda fondata da Evan Cooper che si sarebbe trasformata nel tempo nella Alcor Life Extension Foundation, una delle tre compagnie al mondo che oggi offrono il particolare servizio.
Da quel lontano giorno del 1967, il corpo di Bedford ha vagato per tutti gli Stati Uniti, trovando infine un ricovero permanente nelle strutture della Alcor a Scottsdale, in Arizona. Nel 1991 Bedford è stato trasferito in un contenitore nuovo, più avanzato tecnologicamente. Nell'occasione, i medici hanno esaminato le condizioni del corpo. «Un esame esterno - scrissero gli esperti Alcor - rivela un maschio ben nutrito che appare più giovane dei suoi 73 anni. Dall'esame il corpo sembra essere rimasto a una temperatura molto sotto lo zero per tutta la durata della conservazione».
Per crioconservare il corpo di Bedford, all'epoca fu utilizzato il dimetilsolfossido, un composto dello zolfo oggi considerato altamente tossico. Fra i problemi che dovranno affrontare in futuro i medici che decideranno di «scongelare» il docente di Psicologia ci sarà quindi anche quello di preservare il corpo dalla tossina.
Al momento, in tutto il mondo sono 337 i corpi crioconservati, e altre 2000 persone hanno già firmato un contratto per sottoporsi alla stessa procedura.
Tra le 337 persone attualmente in stato di crioconservazione c'è anche Matheryn Naovaratpong, una bambina di 2 anni colpita da un cancro al cervello. Straziati dal dolore, i genitori hanno fatto ricorso all'ultima folle speranza, quella di assicurare un futuro - probabilmente remotissimo se mai esisterà - alla propria bambina.
Il primo problema è individuare una cura alla malattia per la quale si è costretti a intraprendere la procedura, in questo caso un tumore al cervello. È possibile, anzi probabile, che i ricercatori troveranno una soluzione nei prossimi decenni, ma anche in quel caso le possibilità della piccola - e degli altri crionservati - di «ritornare in vita» sembrano assai ridotte.
Assai più difficile sarà trovare, infatti, un metodo per scongelare in sicurezza i corpi senza danneggiarli. Un'ipotesi che, secondo alcuni, necessiterà di alcune centinaia di anni prima di potersi verificare.
Un giorno, tuttavia, la piccola Matheryn potrebbe aprire di nuovo gli occhi e crescere come una bambina normale. Quando diventerà grande, qualcuno la informerà dell'ultimo gesto d'amore dei suoi genitori, il cui passaggio sulla Terra a quel punto sarà testimoniato solo da una labile traccia vecchia di secoli.

10/01/2017 16:19:56 Andrea Piccoli

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