Disturbo bipolare, la terapia con litio può migliorare

Scienziati italiani studiano come ottimizzare il trattamento

Si può migliorare la terapia con litio, utilizzata nel trattamento del disturbo bipolare. Come farlo è l’obiettivo del programma di ricerca che impegna l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia nell’ambito del progetto europeo H2020. Complessivamente, il progetto è finanziato con sette milioni di euro e coinvolge 21 centri europei.
Annamaria Cattaneo, responsabile del Laboratorio di Psichiatria Biologica dell’IRCCS Fatebenefratelli, coordinerà lo studio di analisi biologiche finalizzate a identificare, nel sangue, molecole in grado di dire quali sono i pazienti affetti da disturbo bipolare che risponderanno al trattamento farmacologico. Saranno coinvolti anche altri gruppi di ricerca dell’IRCCS (Laboratorio Marcatori Molecolari e Unità di Psichiatria) per un totale di dieci ricercatori.
«Il disturbo bipolare è un disturbo mentale prevalente - spiega Cattaneo - e rappresenta una delle cause principali di suicidio. Il litio viene usato per trattare i pazienti con questo disturbo, per prevenire un peggioramento della malattia e anche per prevenire il rischio di suicidio. Purtroppo, questo farmaco non funziona in tutti i pazienti ed è importante capire fin da subito chi non risponderà per poter agire con strade alternative».
Nel corso della ricerca, aggiunge, «utilizzeremo sia “fotografie” scattate nel cervello dei pazienti sia i livelli di alcune molecole facilmente misurabili nel sangue per capire quale sarà la risposta al trattamento. I risultati avranno un impatto molto importante in quanto, come ultimo, saremo in grado di sviluppare un piccolo “device”, delle dimensioni di un piccolo orologio, in grado di monitorare lo stato di salute mentale del paziente e indirizzare direttamente le informazioni al clinico, migliorando in maniera significativa la qualità di vita del paziente».

12/10/2017 17:10:00 Andrea Sperelli

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