L'origine dell'Alzheimer non ha più segreti

Scoperti i meccanismi e i motivi della diffusione della patologia

Il morbo di Alzheimer non ha più segreti, almeno per quanto concerne le sue origini. Ad alzare il velo sui meccanismi di innesco e diffusione della malattia è uno studio condotto dai ricercatori del Columbia University Medical Center che ha illustrato l'origine, le modalità di diffusione della patologia e le ragioni per cui ciò avviene.
La ricerca è stata pubblicata su Nature Neuroscience e condotta utilizzando una variante ad alta risoluzione della risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI), grazie alla quale è stato possibile mappare i difetti metabolici presenti nel cervello di 96 adulti che hanno partecipato al progetto “Aging Washington Heights-Inwood Columbia” (WHICAP).
Il dott. Scott. A. Small, coautore dello studio, spiega: “è noto da anni che l'Alzheimer ha inizio in una regione del cervello nota come corteccia entorinale. Ma questo è il primo studio a dimostrare in pazienti viventi che il fenomeno comincia specificamente nella corteccia entorinale laterale, o LEC. La LEC è considerata un gateway per l'ippocampo, che svolge un ruolo fondamentale nel consolidamento della memoria a lungo termine, tra le altre funzioni. Se la LEC ne è interessata, si ripercuote su altri aspetti dell'ippocampo”.
Dalla LEC la malattia comincia a diffondersi in altre aree della corteccia cerebrale, in particolare la corteccia parietale, una zona del cervello coinvolta in una serie di funzioni quali l'orientamento spaziale e la localizzazione. I ricercatori hanno anche scoperto che la disfunzione a carico della LEC è più probabile quando coesistono variazioni nella Tau e nella proteina precursore dell'amiloide (APP).
La dott.ssa Karen E. Duff, un'altra autrice dello studio, spiega: “la LEC è particolarmente vulnerabile al morbo di Alzheimer perché normalmente accumula Tau, che sensibilizza la LEC all'accumulo di APP. Insieme, queste due proteine danneggiano i neuroni nella LEC, ponendo le basi per l'Alzheimer”.
“Lo studio WHICAP del Dott. Richard Mayeux - aggiunge Small - ci permette di seguire un grande gruppo di individui anziani sani, alcuni dei quali hanno iniziato a sviluppare la malattia di Alzheimer. Questo studio ci ha dato un'opportunità unica per fotografare e caratterizzare i pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer nella prima, preclinica fase”.
Nel corso del follow up di 3 anni e mezzo 12 dei 96 partecipanti hanno sviluppato il morbo di Alzheimer. In questi soggetti i ricercatori hanno verificato ampie riduzioni del volume ematico cerebrale - che dà la misura dell'attività metabolica - nella LEC rispetto agli altri 84 soggetti privi della malattia.
Il dott. Small precisa: “ora che abbiamo individuato dove ha inizio la malattia di Alzheimer, e mostrato che questi cambiamenti sono osservabili tramite fMRI, potremmo essere in grado di rilevare l'Alzheimer nella sua prima fase preclinica, quando la malattia potrebbe essere più curabile e prima che si diffonda ad altre regioni del cervello”.

Andrea Piccoli


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