Osteoporosi, dubbi sugli integratori

I benefici sono davvero reali?

Una ricerca appena pubblicata sul British Medical Journal avanza dubbi sulla reale efficacia degli integratori vitaminici per il contrasto dell'osteoporosi. Andrew Grey, coautore dell'articolo che lavora presso l'Università di Auckland, spiega: “calcio e vitamina D sono trattamenti ad elevato reddito economico ampiamente raccomandati per l'osteoporosi”. In passato, ricorda lo scienziato, altre terapie per l'osteoporosi come ad esempio gli estrogeni o il fluoro sono state scartate perché non producevano benefici o perché causavano effetti collaterali pesanti.
Per quale motivo, invece, calcio e vitamina D vengono ancora raccomandati? “Una possibile risposta è che l'industria, le organizzazioni di supporto e il mondo accademico hanno interesse a che ciò non accada”, spiega Grey.
L'industria farmaceutica è fra i principali finanziatori delle organizzazioni di supporto all'osteoporosi come la National Osteoporosis Foundation (Nof) o l'International Osteoporosis Foundation (Iof).
“Nof e Iof non hanno cambiato posizione neppure dopo la pubblicazione di diversi studi secondo cui calcio e vitamina D non riducono in modo certo il rischio di frattura”, aggiungono gli autori
“La National Bone Health Alliance, un ramo della Nof, ha di recente ampliato i criteri diagnostici dell'osteoporosi, cosa che potrebbe implicare il trattamento della metà e dei quattro quinti degli uomini e delle donne americane di età superiore ai 75 anni, rispettivamente”, riprende Grey, il quale sostiene che la prassi che obbliga le aziende farmaceutiche a dichiarare tutti i pagamenti a favore dei professionisti della salute debba includere anche gli integratori alimentari.
“Le organizzazioni di supporto dovrebbero astenersi da sponsorizzazioni, e gli accademici dovrebbero impegnarsi con le organizzazioni di supporto solo in assenza di qualsiasi tipo di rapporto commerciale”, concludono gli autori.
Un altro studio sembra confermare indirettamente le conclusioni del dott. Grey. Somministrare vitamina D ad adulti sani, infatti, non aiuta a prevenire l'osteoporosi. Il sorprendente risultato proviene da una ricerca pubblicata su The Lancet da un team di scienziati neozelandesi. L'integratore non pare migliorare la densità minerale ossea a livello della colonna vertebrale, dell'avambraccio o del corpo nel suo insieme.
Il deficit di vitamina D è correlato con la comparsa di iperparatiroidismo secondario con accelerazione del depauperamento minerale osseo, ragion per cui la somministrazione di una giusta integrazione della sostanza è assolutamente indicata in quei soggetti che mostrano una carenza fisiologica. Nel caso dei soggetti sani, invece, non è stata ancora dimostrata un'associazione chiara fra assunzione di vitamina D e prevenzione delle fratture.
I ricercatori neozelandesi hanno prodotto una revisione sistematica di tutti gli studi clinici controllati e randomizzati che riguardano il colecalciferolo o l'ergocalciferolo e la densità minerale ossea in pazienti sani.
Dalla metanalisi, che riguarda oltre 4000 adulti sani con età media di 59 anni, non risultano effetti preventivi dell'osteoporosi grazie all'assunzione di vitamina D.
“La supplementazione di vitamina D per prevenire l'osteoporosi negli adulti sani è priva di efficacia”, spiegano gli autori. “Viceversa, assieme a un sufficiente apporto di calcio nella dieta, cioè 800-1.200 mg al giorno, potrebbe essere giustificata per la prevenzione delle fratture dell'anca negli anziani”.

Fonte: British Medical Journal

31/07/2015 10:12:00 Andrea Sperelli


Notizie correlate