Danni gastrointestinali con semaglutide

Possibile effetto negativo per gli agonisti del Glp-1

Sono molto efficaci nel controllo del diabete e del peso corporeo, ma non senza un prezzo da pagare in termini di effetti collaterali. Questa la conclusione dei ricercatori della University of British Columbia di Vancouver, che hanno messo in guardia consumatori e medici riguardo gli agonisti del Glp-1 semaglutide e liraglutide.
I principi attivi sviluppati e commercializzati da Novo Nordisk sono già oggetto di una revisione da parte dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema) e dell'analoga agenzia britannica (Mhra) per la possibile correlazione con un aumento del rischio di sviluppare tendenze autolesioniste e pensieri suicidari.
Ora lo studio canadese svela un altro possibile effetto, stavolta a carico dell'apparato gastrointestinale.
Tra gli effetti avversi, gli autori hanno riscontrato una serie di conseguenze a carico dell'apparato digerente: da un aumentato rischio di sviluppare una pancreatite a un rischio pi√Ļ alto di incorrere in una occlusione intestinale. Fino alla difficolt√† rilevata tra i pazienti nello svuotamento dello stomaco (gastroparesi).
Queste conseguenze (nessuna di queste condizioni risultava diagnosticata al momento dell'inizio della terapia) sono state registrate con una frequenza superiore tra gli assuntori di liraglutide o semaglutide rispetto a quanto registrato in un campione di pazienti che assumeva un altro farmaco per la perdita di peso: la combinazione di naltrexone e bupropione, al centro di un'altra (e diversa) rivalutazione da parte dell'Ema per un possibile aumento del rischio cardiovascolare correlato all'assunzione prolungata.
La ricerca è stata condotta analizzando le informazioni cliniche riportate in un database sanitario americano e relative a quasi cinquemila pazienti che avevano assunto questi farmaci allo scopo di perdere peso tra il 2006 e il 2020.
In quel periodo, i principi attivi in questione non erano ancora stati approvati per la perdita di peso. Ma soltanto per il trattamento del diabete di tipo 2 (ma di recente sono emerse anche le prime evidenze di efficacia nella gestione del diabete di tipo 1).
L'assunzione era avvenuta dunque off-label: ovvero al di fuori delle indicazioni approvate. Informazione confermata dal codice di malattia - quello dell'obesità e non del diabete - associato a tutti i pazienti oggetto della rilevazione.
‚ÄúGli eventi avversi registrati sono risultati comunque rari e i dati dovranno comunque essere confermati da ulteriori studi‚ÄĚ, hanno precisato gli stessi autori, coordinati da Mahyar Etminan (farmacoepidemiologo ed esperto di sicurezza dei nuovi farmaci). Ma considerato l'ampio uso di questi principi attivi e l'avanzamento della ricerca finalizzata allo sviluppo di nuovi trattamenti anti-obesit√†, ‚Äúle statistiche presentate devono essere presi in considerazione dai pazienti che stanno valutando l'uso dei farmaci per la perdita di peso‚ÄĚ.
Nel loro caso, infatti, ‚Äúil rapporto tra rischi e benefici potrebbe differire da quello che si rileva nel trattamento del diabete di tipo 2″, √® il messaggio conclusivo riportato nell'articolo.

11/10/2023 10:20:00 Andrea Sperelli


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