Un avatar cura schizofrenia e depressione

Alter ego virtuale come cardine di terapie innovative

Niente farmaci, ma un approccio comportamentale basato sull'utilizzo delle nuove tecnologie. È ciò che stanno tentando di fare diversi gruppi di ricerca per il trattamento di schizofrenia e depressione attraverso l'utilizzo di un avatar.
L’ultima ricerca in ordine di tempo, pubblicata su The Lancet Psychiatry, è firmata da Tom Craig e dal suo team del King’s College di Londra.
Craig spiega: «Un'ampia percentuale di persone con schizofrenia continua a sperimentare voci angoscianti nonostante un lungo trattamento, quindi è importante cercare forme di terapia più nuove, efficaci e brevi».
Quello di Craig è il primo vero studio randomizzato su larga scala volto a verificare la bontà di questo tipo di terapia. Allo studio hanno partecipato 150 pazienti che hanno continuato ad assumere la consueta terapia durante la sperimentazione.
A quest’ultima è stata affiancata per alcuni la terapia con avatar e per altri una forma di consulenza di supporto. La terapia con avatar è stata utilizzata in 6 sessioni, una volta alla settimana per 50 minuti ognuna. Prima del trattamento, i pazienti hanno creato una versione sintetizzata della propria voce, facendo poi una conversazione a tre con l’ausilio del terapeuta. Durante ogni sessione, i partecipanti trascorrevano circa 15 minuti a colloquio con l’avatar.
La consulenza di supporto è stata effettuata per lo stesso numero e durata di sessioni. Dopo 12 settimane, è emerso che i sintomi dei pazienti del gruppo avatar erano meno gravi di quelli registrati nel secondo gruppo. In 7 casi, nel gruppo avatar, i pazienti hanno riferito la scomparsa completa delle allucinazioni, mentre nell’altro gruppo il risultato è stato raggiunto solo da 2 pazienti.
I miglioramenti si sono protratti per 24 settimane, anche se i risultati del gruppo con consulenza hanno mostrato una tendenza al miglioramento tale da essere alla fine sovrapponibile con quella del primo gruppo.
«La tecnologia può sia oscurare che illuminare la nostra visione della realtà, ma nel caso degli avatar sembra fornire un metodo potente per personificare ed esternalizzare un fenomeno altrimenti interno e spesso intrusivo», scrive in un commento alla ricerca Ben Alderson-Day, della Durham University nel Regno Unito.
Un’altra ricerca, pubblicata su Plos One, è firmata da scienziati dell'Universitat de Barcelona, dello University College di Londra e della University of Derby.
In questo caso, la terapia proposta dai ricercatori anglo-spagnoli è per la cura della depressione e si basa sull'idea di attenuare il carattere ipercritico verso se stessi che molti pazienti depressi mostrano. I ricercatori hanno effettuato alcuni test su un gruppo di 43 donne assegnando loro un doppio avatar, un adulto e un bambino. Attraverso l'uso di un caschetto dotato di monitor, le donne hanno interagito con gli avatar imparando nel giro di poche sedute ad essere meno esigenti verso se stesse, disinnescando così uno degli elementi scatenanti i sintomi depressivi.

09/01/2018 14:30:00 Arturo Bandini

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