Attenzione alle piante killer

Scambiare una pianta per un'altra può essere fatale

Cosa c'è di più rassicurante di una pianta? Simbolo della bellezza e della varietà della natura, le piante possono anche essere pericolose, quando non addirittura mortali per l'uomo. È il caso anche delle piante eduli, che spesso possono essere consumate solo in alcune parti.
Un esempio è dato dal papavero, di cui si possono mangiare i semi e le rosette basali, ma non la capsula, che è tossica.

Del Ranunculus ficaria si possono mangiare i bulbilli, che durante la guerra erano ricercati come una prelibatezza perché ricchi di amido, proprio come le patate.
Il dott. Stefano Benvenuti, che lavora presso il dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell'Università di Pisa, intervistato da Repubblica spiega i pericoli insiti nella raccolta delle piante selvatiche: “qualche anno fa, per esempio, venti persone finirono in ospedale per una zuppa alla quale era stato aggiunto quello che credevano essere una specie di aglietto selvatico: era invece il Colchicum, morfologicamente simile allo zafferano selvatico, diffuso in montagna. Non c'è scappato il morto solo perché ne era stato utilizzato pochissimo e perché era subito iniziata la terapia, dopo il riconoscimento della pianta”.
Le foglie della famosa cicuta possono essere scambiate con quelle delle carote selvatiche, ma gli esempi possono essere tanti, come la Ferula communis, pianta velenosa che può essere scambiata per il finocchietto selvatico.

“Andare a raccogliere erbe spontanee non è rischioso - rassicura Benvenuti - ma ci si dovrebbe limitare a quelle che si conosce bene, evitando di raccogliere e mangiare quello di cui non si è sicuri. Un paio d'anni fa in Trentino una famiglia si è intossicata per aver mangiato stramonio, una pianta infestante originaria del Sud America, ma ormai diffusissima anche da noi, con effetti allucinogeni. In realtà avevano seminato nell'orto degli spinaci, che non erano spuntati, ed era invece venuto su lo stramonio, che loro hanno raccolto alla cieca”.
In alcune zone di montagna può capitare di avere grano o farro contaminati con semi di gittaione perché si usano le sementi dell'anno prima. L'Agrostemma githago - questo il suo nome scientifico - è molto tossica e può contaminare le farine.
Bisogna quindi prestare la massima attenzione quando si esce per cogliere ciò che sembra un'innocua pianticella selvatica.

Andrea Sperelli


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