Morbo di Crohn, individuate nuove varianti genetiche

Le alterazioni che aumentano il rischio di sviluppare la malattia

Dieci alterazioni genetiche sarebbero alla base di un maggior rischio di insorgenza del morbo di Crohn. A scoprirlo è uno studio pubblicato su Nature Genetics da un team del Wellcome Sanger Institute di Hinxton, nel Regno Unito.
I geni individuati rappresentano una conferma del ruolo delle cellule dell'immunità innata e adattativa e dell'autofagia nella patogenesi del morbo, ma sottolineano anche il ruolo delle cellule mesenchimali nello sviluppo e nel mantenimento dell'infiammazione intestinale.
¬ęLa maggior parte degli esseri umani avr√† alcune delle varianti genetiche che aumentano la suscettibilit√† alle malattie infiammatorie intestinali perch√© sono comuni¬Ľ, spiega il primo autore Aleksejs Sazonovs, secondo cui queste varianti aumenterebbero soltanto di poco il rischio.
¬ęAlcune rare varianti per√≤ possono aumentare di quattro o cinque volte la probabilit√† che una persona sviluppi queste malattie, quindi √® particolarmente importante individuarle e comprendere quali processi biologici influenzano¬Ľ, ha aggiunto.
In studi precedenti erano già state identificate oltre 200 regioni nel genoma che contribuiscono al rischio della patologia. I ricercatori hanno analizzato i dati di sequenziamento dell'esoma di circa 30.000 pazienti affetti da morbo di Crohn e di circa 80.000 persone sane.
In questo modo sono state individuate varianti genetiche in 6 geni in regioni non connesse in precedenza con la malattia e 4 geni in regioni già associate alla malattia infiammatoria intestinale dai GWAS, studi che però di solito identificano varianti che sono al di fuori dei geni codificanti proteine.
Inoltre, è stata identificata anche una variante rara nel gene TAGAP che ha invece l'effetto opposto, ovvero riduce il rischio della malattia. Individuare varianti genetiche che aumentano o riducono il rischio di una malattia è aspetto fondamentale per lo sviluppo di nuove terapie.

Fonte: Nature Genetics 2022. Doi: 10.1038/s41588-022-01156-2
Nature Genetics

16/05/2023 15:10:00 Andrea Sperelli


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