Il virus A e i trapianti possibili

L'H1N1 non rappresenta un ostacolo per la speranza di chi aspetta un trapianto

Il virus A non riesce a impedire i trapianti. A una neonata di sei mesi di Torino, infatti, è stato impiantato il fegato di un bimbo di sei anni risultato positivo all'infezione.
Come negli altri casi, il bambino era affetto da un'altra patologia, una grave e congenita malformazione cardiaca aggravata appunto dalla presenza del virus A Il piccolo, tenuto in vita fin da lunedì solo grazie all'Ecmo, la macchina che consente l'ossigenazione extra-corporea del sangue, è morto nella giornata di sabato a Padova; a quel punto i genitori hanno autorizzato l'intervento destinato a salvare, in un primo momento, un altro bambino malato di tumore, per il quale, tuttavia, era già troppo tardi.
Alla fine, il sacrificio del bimbo di Padova ha salvato Elisa, di appena sei mesi, che presentava un'atresia delle vie biliari, ovvero un'ostruzione che non consente la corretta circolazione della bile nel fegato.
L'intervento è stato effettuato all'ospedale Molinette da un'equipe guidata dal professor Mauro Salizzoni, il quale ha dichiarato che il trapianto è tecnicamente riuscito, ma che naturalmente occorrerà attendere le prossime ore e i prossimi giorni per capire l'evoluzione dello stato clinico della bambina.
L'intervento è durato otto ore e ora Elisa è sottoposta non solo a trattamenti anti-rigetto, ma le viene somministrato anche il Tamiflu per la nuova influenza. Sebbene i medici non siano sicuri che sia avvenuta la trasmissione del virus attraverso il trapianto, la bambina viene trattata come se fosse effettivamente contagiata, almeno per il momento.
Sui dubbi che un intervento del genere potrebbe far sorgere, si è espresso innanzitutto il Centro Nazionale Trapianti, che aveva già manifestato il proprio favore a trapianti da persone infette. A questa presa di posizione, si aggiungono le parole dei medici delle Molinette: “Ci preoccupa molto di più l'assenza di un fegato sano per una bimba di 6 mesi affetta da atresia piuttosto che un fegato prelevato da una persona con l'influenza A. L'influenza è una malattia ordinaria e come tale i possibili danni sono nella quasi totalità dei casi inesistenti per gli organi primari. Ciò che invece sappiamo con certezza è che le persone in lista d'attesa per un fegato sano non hanno possibilità di vivere oltre 10-12 mesi”.
Del resto, come conferma anche l'autore del trapianto, “considerato il livello di diffusione del virus A, l'eventualità che prima o poi un donatore di organi risultasse positivo a questo virus era già stata presa in considerazione dal ministero”. La scelta migliore è quindi quella di intervenire, “soprattutto quando l'alternativa è l'alto rischio di non sopravvivenza del potenziale ricevente”.
Per precauzione, la prognosi rimarrà riservata almeno per qualche giorno, afferma il professor Salizzoni, il quale rassicura sull'intervento: “non ho incontrato particolari problemi, se non quelli di routine, quando si interviene su bimbi così piccoli con vasi sanguigni minuscoli”.

Andrea Piccoli


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