Lo 'spionaggio' a tappeto dei contagiati con tracciamento dei cellulari e riconoscimenti facciali, sul modello adottato dalla Corea del Sud per evitare la diffusione del Coronavirus, "non calpesterebbe necessariamente i diritti dei cittadini, perché anche in Europa quello della protezione dei dati personali non è un diritto assoluto, bensì va bilanciato con gli altri diritti fondamentali e in questo caso con quello alla salute, non solo individuale, ma collettiva".
Lo dice l'avvocato Andrea Lisi, esperto di diritto digitale e presidente di Anorc Professioni, durante un'intervista alla Dire, commentando le misure di contenimento del virus messe in campo da Seul, che in Europa hanno fatto discutere. Secondo quanto spiega Lisi l'attuale regolamento europeo, il 2016/679 Gdpr, "prevede la difesa del diritto fondamentale dell'individuo alla protezione dei dati personali, un diritto ...
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