(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) primo giorno di asilo o di scuola, l’andare a dormire dai nonni, l’addormentarsi da soli nella propria stanza….), fossero a maggiore rischio di sviluppare, una volta divenuti giovani adulti, il disturbo di panico con agorafobia, un disturbo caratterizzato da improvvisi e violenti sintomi fisici (batticuore, senso di soffocamento, vertigini) e psichici (paura di morire, senso di catastrofe imminente). Tuttavia, è rimasto a lungo oscuro quali fossero le cause che legano ansietà nel separarsi da genitori nell’infanzia e senso di soffocamento e panico da adulti.
Inoltre si è per molto tempo ipotizzato che l’esperienza di una perdita precoce o l’allontanamento protratto da un genitore (per morte, divorzio, emigrazione) in età infantile ponesse i bambini a maggiore rischio di sviluppare sintomi di panico una volta raggiunta l’età adulta.
Quali fossero le cause di queste relazioni, e come le varie componenti si influenzassero a vicenda, è rimasto tuttavia per molto tempo misterioso.
I ricercatori dell’Università Vita - Salute San Raffaele di Milano hanno studiato il fenomeno in più di 700 gemelli del Registro Nazionale Norvegese. Perché hanno studiato proprio i gemelli? Perché questa strategia permette di separare in modo chiaro il contributo genetico ed ambientale al rischio di ammalarsi nelle comuni condizioni di patologia: non solo le difficoltà psichiche, dunque, ma anche molte delle comuni malattie fisiche, come quelle cardiovascolari o metaboliche.
Attraverso interviste approfondite su eventi di separazione precoci, sulla presenza di sintomi ansiosi nell’arco della vita, gli studiosi hanno cercato di ricostruire la storia di ciascun gemello per conoscere se vi erano nella loro vita eventi o traumi da separazione come ad esempio divorzio dei genitori o morte di uno dei genitori.
In un secondo tempo ciascun gemello è stato sottoposto ad un test di respirazione utile per capire se una persona è a rischio di attacchi di panico. Come funziona il test? Viene fatta respirare una miscela d’aria arricchita di anidride carbonica al soggetto: se la persona iperventila, cioè respira così velocemente da farlo in maniera inefficace e reagisce con un picco di ansietà, significa che è a rischio di attacchi di panico.
In questo modo i ricercatori hanno potuto osservare che le persone con attacchi di panico erano significativamente più numerose tra i gemelli che da piccoli avevano subito dei traumi da separazione.
Non solo: i ricercatori del San Raffaele hanno anche dimostrato che un lutto o il divorzio dei genitori - ma anche semplicemente l’emigrazione all’estero del padre alla ricerca di un nuovo lavoro - possono modificare la respirazione probabilmente cambiando la fisiologia dall’età infantile in modo relativamente stabile, o per tutta la vita.
Spiega Marco Battaglia, professore di Psicopatologia dello sviluppo all’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore dello studio: “Le implicazioni di questa ricerca sono molteplici sia dal punto di vista della diagnosi precoce sia della prevenzione. Una di queste è che i bambini che manifestano una particolare riluttanza a separarsi dai genitori meritano particolare attenzione: incoraggiarli a fare delle piccole e progressive esperienze di allontanamento può giocare un ruolo preventivo e terapeutico. Sebbene lo studio dimostri l’importanza dei geni per spiegare le relazioni tra ansia da separazione in età di sviluppo e panico in età adulta, modificare l’ambiente e il patrimonio esperienziale dei bambini –anche attraverso programmi psicoterapeutici dedicati –potrebbe non solo curare questi bambini ma anche provocare importanti variazioni nella stessa espressione genetica, cioè nelle modalità con le quali l’informazione nel DNA viene ‘letta e tradotta’ in proteine, ed in ultima analisi, nei comportamenti. Il metodo gemellare permette dunque di integrare strategie di ricerca proprie della tradizione medica e di quella sociale alle cause delle difficoltà emotive e mentali in diverse fasi della vita”.
E’ inoltre interessante notare un altro dato che emerge dalla ricerca: tra i soggetti che soffrono di attacchi di panico da adulti vi sono in egual misura coloro che da bambini hanno effettivamente perso un genitore per divorzio o morte e coloro che, sempre nell’infanzia, erano molto spaventati quando erano lontani da mamma e papà, ma non necessariamente avevano avuto esperienza di una separazione precoce dai genitori.
Questo dato suggerisce che vi siano due strade separate ed alternative che portano il rischio di sviluppare il disturbo di panico nella prima età adulta: nel primo caso prevalgono gli stessi eventi o fattori ambientali a farne soggetti a rischio in età adulta; nel secondo invece è la predisposizione genetica ad influire maggiormente su una futura malattia.
Lo studio è stato possibile grazie a finanziamenti della National Alliance for Research in Schizophrenia and Depression Indipendent Investigator Award e della Norwegian Foundation of Health and Rehabilitation.


Studio pubblicato su The Archives of general Psychiatry, 6 gennaio 2009
“A genetically informed study on the association between childhood separation anxiety, sensitivity to CO2, panic disorder and the effect of childhood parental loss”

Marco Battaglia (1,2,3,4), Paola Pesenti-Gritti (1,2,3), Sarah E. Medland (5,6), Anna Ogliari (1,2,3), Kristian Tambs (6,7) and Chiara Spatola (1,2,3)

Facoltà di Psicologia, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano, Italia
Dipartimento di Neuroscienze cliniche, Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, Milano, Italia
Istituto nazionale di Neuroscienze, Milano, Italia
Dipartimento di psichiatria infantile, Istituto Scientifico Eugenio Medea, Bosisio Parini, Italia
Genetic Epidemiology Unit, The Queensland Institute of Medical Research, Brisbane, Australia
The Virginia Institute of Psychiatric and Behavioral Genetics, Virginia Commonwealth University, Richmond, Usa
Division of Mental Health, Norwegian Institute of Public Health , Oslo, Norvegia
07/01/2009

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