(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) limita un’azione rapida, piuttosto che facilitarla», spiega il rapporto, molto critico con la stessa Oms per aver aspettato il 30 gennaio a dichiarare l’emergenza sanitaria internazionale e addirittura il 30 marzo per dichiarare lo stato di pandemia.
Le critiche più dure, però, sono rivolte ai principali governi d’Europa e d’America, colpevoli, secondo gli esperti, “di aver buttato febbraio 2020 senza fare nulla”.
«Quanto ai viaggi, è difficile ritenere che le restrizioni imposte dall’International Health Regulations possano bastare per fermare le pandemie in quest’epoca estremamente interconnessa». Secondo l’ex primo ministro della Nuova Zelanda Helen Clark, co-presidente del panel, «se le restrizioni agli spostamenti fossero state imposte più rapidamente e diffusamente, avrebbero comportato una seria inibizione alla rapida trasmissione del virus: dobbiamo realizzare che viviamo nel 21esimo secolo, e non nel Medioevo».
A marzo 2020, quando è stata dichiarata la pandemia, era ormai troppo tardi per sperare in un finale simile alla Sars, che peraltro aveva graziato il mondo per via di un tasso di contagiosità molto più basso di Sars-CoV-2.
A quel punto, ricordano gli esperti, “si è scatenata una battaglia per ottenere materiale protettivo, terapeutico e altri equipaggiamenti medici. Questa situazione è stata aggravata da una carenza di leadership globale”.
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12/05/2021 Andrea Sperelli


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