(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) Rallentare la malattia nell'arco di 6 mesi, è un risultato davvero importante".
I 50 pazienti con Alzheimer di grado lieve-moderato sono stati divisi in due gruppi in maniera casuale. Al primo è stata applicata la Tms per 6 mesi con frequenza settimanale, al secondo una stimolazione placebo.
I pazienti del primo gruppo hanno mostrato punteggi molto migliori degli altri in una serie di scale cliniche che misurano le funzioni cognitive, soprattutto nella scala clinica Clinical Dementia Rating-Sum of Boxes, quella utilizzata nei trial clinici che studiano i farmaci anti-amiloide contro l’Alzheimer. Rispetto al gruppo di controllo, i pazienti del primo gruppo hanno ottenuto una riduzione di circa l’80% nella progressione dei sintomi della malattia.
“Per sei mesi - riprende Koch – le scale che misurano l’autonomia della vita quotidiana sono rimaste sostanzialmente invariate nei pazienti trattati con Tms, mentre sono peggiorate in quelli sottoposti a stimolazione placebo. In pratica noi abbiamo visto l'effetto della stimolazione cerebrale non invasiva sulla malattia nella sua interezza: a livello clinico, perché l'attività cognitiva dei pazienti si stabilizzava, ma anche a livello quotidiano. Era la loro vita di tutti i giorni che migliorava".
La stimolazione magnetica transcranica agisce sulla plasticità sinaptica, il meccanismo alla base della formazione della memoria che progressivamente viene danneggiato dalla malattia.
I campi magnetici attraversano il cervello in maniera non invasiva e per il principio dell'elettromagnetismo, quando questi stimoli arrivano a livello dei neuroni inducono un campo elettrico che ri-attiva le cellule danneggiate dagli accumuli tossici.
I ricercatori hanno concentrato la Tms sul precuneo, regione del cervello che svolge un ruolo chiave nei processi di memoria e consapevolezza. "Noi abbiamo visto - riprende Koch - che trattando con Tms questa regione che viene danneggiata dall'accumulo della sostanza amiloide e degli aggregati di proteina tau, grazie alla plasticità cerebrale e alla elevata interconnessione del cervello, gli effetti positivi del trattamento si estendono anche ad altre aree dello stesso network".
Per individuare in maniera precisa e personalizzata i parametri della stimolazione, i ricercatori hanno utilizzato una combinazione di Tms elettroencefalogramma (Tms-eeg) e di un sistema di neuro-navigazione. In questo modo hanno potuto definire con precisione per ogni singolo paziente i confini della regione bersaglio e l'intensità giusta di campo elettromagnetico. "Questo della personalizzazione è un elemento importante - riprende Koch - perché i farmaci sono una pillola uguale per tutti, la Tms è un esempio di medicina personalizzata, si può modulare".
Grazie alla Tms-eeg i ricercatori hanno monitorato anche l’attività cerebrale come biomarcatore di risposta alla terapia, cioè come indicatore di efficacia della cura. Al termine dei 6 mesi i pazienti trattati con Tms mostravano un aumento dell’attività oscillatoria nella banda gamma, vale a dire che nel loro cervello si era rafforzato un circuito fondamentale per le funzioni cognitive come apprendimento e memoria.
"Questi risultati sono particolarmente rilevanti perché sono stati ottenuti in una popolazione di pazienti di fase lieve-moderata, in cui il declino cognitivo avanza più rapidamente ed è meno responsivo ai farmaci", ha detto Alessandro Martorana, professore associato all'Università di Roma Tor Vergata e coautore dello studio. "Inoltre - ha aggiunto Martorana - la terapia è stata ben tollerata e non si sono osservati seri eventi avversi per i pazienti trattati con Tms per sei mesi. Un fatto che rende questa terapia particolarmente sicura nei pazienti con Alzheimer, una popolazione fragile e ad alto rischio che presenta molteplici comorbidità".
"Crediamo che la stimolazione magnetica transcranica si potrebbe utilizzare in futuro sia da sola in combinazione - conclude Koch - potenziando gli effetti di altri farmaci che sono in fase di sviluppo e che, anche loro, mirano alla plasticità sinaptica. Oppure si potrebbe applicare in sinergia con molecole che hanno altri target, come gli anticorpi monoclonali, che mirano agli accumuli tossici di beta-amiloide e di tau".

Notizie specifiche su: Alzheimer, malattia, sintomi, 25/10/2022 Andrea Sperelli


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