(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) più moderni dispositivi impiantabili" - spiega Aziz Belal, Preside della Scuola di Medicina di Alessandria e Presidente del Congresso - "Non si tratta di un miraggio ma di passi concreti che la scienza sta già compiendo e che in questo Convegno, grazie a sessioni tematiche, simposi, discussioni e tavole rotonde, vogliamo affrontare con tutti gli specialisti.”
I disturbi dell'udito sono molto più diffusi di quanto si creda. Ne soffre circa il 12% della popolazione. In Italia, si calcola che vi siano circa 7 milioni di persone con problemi di udito, soprattutto tra gli anziani. La riduzione della capacità uditiva è oggetto di studi molto approfonditi. Dalle ricerche effettuate fino ad oggi emergono diversi fattori che concorrono alla perdita parziale o totale dell'udito a cominciare dall’invecchiamento, visto che circa il 30% della popolazione over 65 soffre di questo problema. Un ruolo importante ha l’ereditarietà, responsabile in un terzo dei casi presenti alla nascita. In causa ci sono anche il rumore, primo motivo di invalidità professionale, le infezioni (scarlattina, rosolia, otiti), farmaci, alcol e fumo, che hanno azione ototossica. "Tra i vari temi previsti dal programma del Convegno, un ruolo importante è rivestito proprio dalla genetica, sicuramente una delle grandi rivoluzioni degli ultimi anni in audiologia, perché ha consentito di esoplorare le possibili cause all’origine della perdita dell’udito." sottolinea Sameh Farid, Preside della Scuola di Medicina de Il Cairo e Vice Presidente del Convegno.
Molto affascinante è anche il campo delle staminali coniugato alle nanotecnologie. "Per il momento siamo ancora all’inizio ma già sono stati compiuti grandi passi in avanti" - sottolinea Alessandro Martini, Professore Ordinario di Audiologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Ferrara - "Studi italiani dell‘équipe di Pisa e di Ferrara (attualmente in pubblicazione) dimostrano che nei topi cellule staminali iniettate per via endovenosa, arrivano nell’orecchio, interagiscono con le cellule presenti, si integrano e sopravvivono. E ciò è qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava impossibile.” Le nanomolecole con le cellule staminali possono essere introdotte nell’orecchio interno, grazie a micropompe oppure spugne con gel o anche tramite gli stessi impianti cocleari attraverso microcanalini. L’obiettivo è stimolare le cellule staminali silenti. Ma anche rigenerare i neuroni, per mezzo dei nuovi impianti cocleari.
“Le nanotecnologie spaziano anche nel campo dello screening genetico, consentendo di affinare la diagnosi” - prosegue Martini – “Con un solo prelievo, grazie a microchip, si possono individuare mutazioni di geni. Per il momento sono state scoperte alcune decine di mutazioni ma, e in questo l’Europa è all’avanguardia, il passo per distinguerne migliaia è davvero breve”.



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