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alla 1° pagina..) patologica completa e risultavano liberi dalla malattia rispettivamente dopo 46 e 18 mesi dalla fine delle cure.
“Risultati che evidenziano come l’efficacia dell’immunoterapia nel setting adiuvante sono paragonabili a quelli registrati dagli adulti affetti da un melanoma al terzo stadio ad alto rischio di recidiva”, scrivono i ricercatori.
“Questi dati ci mandano un messaggio chiaro: dobbiamo poter usare gli inibitori del checkpoint PD-1 anche in bambini, adolescenti e giovani adulti”, è quanto messo nero su bianco dall’oncologo pediatrico dell’Istituto dei Tumori di Milano Andrea Ferrari, che fa parte del board nato dalla Società europea di oncoematologia pediatrica (Siope) e dall’Esmo e dedicato ai pazienti adolescenti e giovani adulti (Aya).
“C’è l’urgenza di sviluppare strategie che favoriscano l’ingresso di questi pazienti nei trial clinici di questi farmaci – è quanto dichiarato dallo specialista a Esmo Daily Reporter, l’house organ della società di oncologia medica del vecchio continente –. Ma è necessario anche modificare l’approccio tradizionale allo sviluppo dei farmaci e alle valutazioni regolatorie, oltre che gli ambienti di cura. Gli adolescenti, per esempio, dovrebbero essere eleggibili per gli studi clinici di fase 1 a partire dalla pubertà. Mentre sarebbe più opportuno inserire i giovani adulti nei protocolli per pazienti pediatrici, se si tratta di una neoplasia tipica di questa fascia d’età”.
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19/09/2024 Andrea Sperelli
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