(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) tecnico va avanti a buon ritmo.
Si avvicina dunque la data in cui verrà restituita più libertà di movimento ai dializzati e un indubbio miglioramento nella loro qualità di vita.
Altre novità in nefrologia si profilano all'orizzonte: tra esse troviamo il rene bioartificiale, costituito da un filtro meccanico ricoperto di cellule renali stratificate, che riesce a svolgere parte della funzionalità renale.
Del Canton ipotizza che si possa combinare l'azione del filtro bioartificiale con quella del rene portatile, per creare un apparecchio biomeccanico che riesca a sostituire meglio il rene affetto da una patologia.
Per 6-7 mila italiani dializzati, tuttavia, l'unica speranza di guarigione rimane il trapianto di rene, con i connessi rischi di rigetto.
Attualmente si utilizzano farmaci specificamente studiati per regolare la risposta immunitaria e indurre i linfociti T a considerare “amica” la cellula renale trapiantata; per evitare il rigetto si ricorre anche alla tecnica del “chimerismo”, cioè si immette nell'organismo del ricevente il sangue del donatore subito prima e subito dopo il trapianto per stimolare la tolleranza immunitaria.
Gli studiosi guardano con interesse anche alle cellule mesenchimali “spegni-rigetto” coltivate in vitro e ora in sperimentazione: sono capaci di bloccare la reazione immunitaria post-trapianto e Dal Canton, che è anche direttore dell’unità organica complessa del Policlinico San Matteo di Pavia, annuncia che nell'ospedale lombardo partirà in autunno una sperimentazione clinica con tali cellule su una decina di pazienti.
Il dott.Antonio Santoro - presidente del Comitato organizzatore del Congresso Nazionale e nefrologo del Sant’Orsola Malpighi di Bologna - ha presentato in anteprima i temi affrontati in sede congressuale. Tra i tanti lo studio sul gene kloto e i suoi legami con la vitamina D. “Il Kloto - ha detto Santoro - è una specie di ormone cui sono già stati riconosciuti effetti allunga-vita e che ha svelato il suo meccanismo d’azione: protegge le cellule dallo stress ossidativo tipicamente indotto dai radicali liberi, considerati tra i nemici della giovinezza. La ricerca sul gene Kloto potrebbe guidare alla scoperta o sintesi di nuovi farmaci contro l’invecchiamento”.
Altri punti importanti su cui i nefrologi pongono l'accento sono la diagnosi precoce e il giusto regime alimentare.
L’insufficienza renale cronica amplifica il rischio di infarto e ictus: molte persone muoiono ancor prima di arrivare in dialisi e per questo vanno intercettate per tempo. La diagnosi precoce - sottolineano i ricercatori - è molto importante ed è per questo che occorre coinvolgere anche i medici di famiglia.
Ma come fare per proteggere la salute dei reni? “ Inutile concedersi litri e litri di acqua: questi lavaggi interni in assenza di calcolosi non servono a nulla, bisogna invece eliminare o quantomeno ridurre di molto il sale nella cottura dei cibi - sottolinea Alessandro Balducci, primario nefrologo dell’ospedale San Giovanni di Roma nonché segretario della Società italiana di Nefrologia”. “Inoltre - gli fa eco Antonio Santoro - bisogna controllare in modo regolare pressione e glicemia. I peggiori nemici dei reni - affermano gli esperti - sono ipertensione e sovrappeso. Basta un esame delle urine e il controllo della creatinina nel sangue per non scoprire tardi l’esistenza di un problema”.
“Infine - ha concluso Balducci - la pandemia della malattia renali è legata a doppio nodo a malattie della civiltà e del benessere come diabete e ipertensione”.

LA SPERIMENTAZIONE DELLA “CINTURA DIALIZZANTE”
Una macchina per dialisi miniaturizzata e indossabile potrebbe evitare a pazienti che hanno perduto la funzionalità del rene di legare la loro vita a una macchina e di andare in ospedale per poter vivere. La sperimentazione della “cintura dializzante” è stata condotta per la prima volta al mondo all’ospedale San Bortolo di Vicenza presso il Dipartimento di Nefrologia Dialisi e Trapianto diretto dal professor Claudio Ronco ed è stata ulteriormente estesa al Royal Free hospital di Londra dove i primi risultati di fattibilità sono stati confermati. Lo ha annunciato al Congresso di Nefrologia, svoltosi a Bologna, lo stesso professor Claudio Ronco che ha affermato: “L’idea non è nuova ed era già stata proposta negli anni Ottanta da vari ricercatori senza che però si trovasse la via per una possibile realizzazione per mancanza di soluzioni tecnologiche adeguate. E così la cosa è rimasta un sogno per lungo tempo sino a che il professor Victor Gura, dell’ospedale Cedars Sinai di Beverly Hills non ha brevettato un sistema dializzante indossabile a cui lo staff di Vicenza e quello di Londra hanno poi collaborato per la realizzazione, la ottimizzazione pratica e le prove cliniche”.
“Questa cintura – ha detto Claudio Ronco - ha le caratteristiche di un prototipo ed è assolutamente in fase sperimentale. Utilizza una pompa biventricolare che fa scorrere il sangue all’interno di un filtro che purifica il sangue. Il liquido filtrato viene in parte rigenerato da un sistema di cartucce sorbenti che rimuovono le tossine e in parte viene scartato mantenendo il paziente in equilibrio idrico. Per il momento la cintura è piuttosto ingombrante ma i progressi della miniaturizzazione e le nuove nanotecnologie offrono spunti promettenti per ridurre sia l’ingombro che il peso del dispositivo nel suo insieme e sembra che una nuova versione sia già in fase di allestimento”.
Ma le novità non finiscono qui: il Gruppo vicentino del San Bartolo - ha illustrato ancora il nefrologo di Vicenza – “sta sperimentando un sistema simile basato invece sulla dialisi peritoneale” (ovvero una dialisi intracorporea che si basa sullo scambio dei soluti all’interno della cavità addominale del paziente). “Si tratta - ha specificato - sempre di una cintura che però risulta molto più semplice in quanto il sistema è basato su un contenitore di cartucce di sorbenti atte a rigenerare il liquido che viene fatto ricircolare nella cavità addominale. Il sistema, ingegnerizzato dalla ditta medica di Mirandola, viene programmato e gestito da un mini computer che il paziente o il medico possono usare anche per monitorare la terapia. Nell’un caso e nell’altro, i sistemi sono concepiti per lavorare 24 ore al giorno fornendo una dialisi adeguata e ben tollerata e al tempo stesso fornendo una elevata efficienza depurativa”.
“Sono molte – ha ricordato il medico - le difficoltà da superare per arrivare a un prodotto utilizzabile su vasta routine. E’ necessaria una ingegnerizzazione delle componenti e uno sviluppo dell’ergonomia del dispositivo per renderlo facilmente indossabile per lungo tempo. I ricercatori sono comunque fiduciosi che, si possa arrivare a una evoluzione della tecnologia dialitica che dovrebbe finalmente dare il via a una serie di innovazioni atte a migliorare significativamente la vita dei pazienti con insufficienza renale”.
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08/10/2009 Marco Messina

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