(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) di marijuana è stato verificato all'inizio del trial e poi a intervalli regolari fino al venticinquesimo anno di studio.
«Nel contempo abbiamo esaminato la funzione cognitiva di ogni partecipante con il Rey Auditory Verbal Learning Test (Ravlt), il Digit Symbol Substitution Test e lo Stroop Interference Test, calcolando l'esposizione cumulativa alla marijuana», spiega Auer. I dati sono stati corretti considerando altri fattori di rischio come la presenza di patologie psichiatriche o l'assunzione di antidepressivi. Alla fine è comunque emerso un nesso significativo tra l'uso della marijuana e il deteriorarsi della memoria verbale.
«La memoria verbale, ossia il ricordo di parole, oggetti, persone e altri elementi che appartengono a queste categorie aumenta l'attività dell'ippocampo nell'emisfero sinistro», commenta Auer. I soggetti sono stati sottoposti anche a risonanza magnetica, e i risultati saranno ora ulteriormente analizzati per approfondire la correlazione.
Anche una ricerca pubblicata su Hippocampus da un team della Northwestern University conferma l'ipotesi.
L'autore dello studio, John Csernansky, spiega: «dal nostro studio emerge che la cannabis è in grado di danneggiare selettivamente quelle aree cerebrali deputate alla memoria a lungo termine che utilizziamo ogni giorno per risolvere i problemi più semplici».
Ad essere danneggiato è soprattutto l'ippocampo, l'area del cervello fondamentale per l'orientamento spaziale e per la memoria. Gli scienziati hanno sottoposto un gruppo di ex consumatori di cannabis ad alcuni test cognitivi e alla risonanza magnetica. Si trattava di soggetti che in età scolare avevano fumato almeno una volta al giorno per tre anni. I dati sono stati confrontati con quelli di chi non aveva mai fatto uso di droga.
È emerso che la riduzione delle performance cognitive a distanza di due anni dal consumo era pari al 20 per cento nel primo gruppo. La risonanza magnetica ha poi evidenziato alterazioni strutturali nell'area dell'ippocampo.
Secondo un altro studio pubblicato su Lancet Psychiatry da un team del National Drug and Alcohol Research Centre presso l'Università di New South Wales di Sydney, la marijuana provoca danni importanti ai ragazzi che ne fanno uso prima dei 17 anni. Le probabilità di completare il liceo o l'università si riducono del 60 per cento rispetto ai coetanei che non fanno uso della sostanza e aumentano i rischi di tentato suicidio e di abuso di altre sostanze illecite.
Il dott. Richard Mattick, che ha coordinato la ricerca, spiega: “risultati che andrebbero seriamente presi in considerazione da chi progetta di legalizzare la cannabis”.
Gli scienziati australiani hanno esaminato i dati provenienti da tre grandi studi longitudinali svolti su un totale di 3700 persone.
“Abbiamo correlato la frequenza d’uso della marijuana con sette parametri evolutivi fino all'età di 30 anni: il completamento delle scuole superiori; l’ottenimento di una laurea; la dipendenza da cannabis; l’uso di altre droghe illecite; i tentativi di suicidio; frequenza di depressione e il grado di dipendenza dall’assistenza sociosanitaria nazionale”, spiega il dott. Mattick.
Dalle informazioni raccolte emerge un nesso diretto tra la frequenza di utilizzo della marijuana in adolescenza e i risultati scolastici insoddisfacenti. “Questi risultati giungono quando in alcuni stati nordamericani e in America Latina prende corpo l’intenzione di legalizzare la marijuana”, riprende Mattick, che conclude: “non possiamo prevedere cosa accadrebbe consentendo l’uso della cannabis per uso medico, ma chi pensa di liberalizzarla dovrebbe riflettere bene prima di consentire agli adolescenti libero accesso alla sostanza”.
Un altro studio dimostra la pericolosità della cannabis per gli adolescenti. La ricerca, condotta da Maria Fontes dell'Università di São Paulo, in Brasile, e pubblicata sul British Journal of Psychiatry, evidenzia danni cerebrali importanti nei soggetti che fanno uso di cannabis prima dei 15 anni.
Lo studio si è avvalso di un campione di 104 fumatori abituali di erba, fra i quali 49 avevano iniziato a fumare prima dei 15 anni e gli altri 55 dopo. Altre 44 persone che non avevano mai assunto sostanze stupefacenti hanno costituito il gruppo di controllo. Dalla ricerca è emerso che i fumatori precoci di cannabis mostravano più difficoltà a eseguire determinati compiti, a mantenersi concentrati e a contenere gli impulsi, rispetto a chi aveva cominciato più tardi. Spiega la dott.ssa Fontes: “l'adolescenza è un periodo in cui il cervello sembra essere particolarmente vulnerabile agli effetti neurotossici della cannabis perché il cervello prima dei 15 anni è ancora in fase di sviluppo e maturazione, e quindi l'effetto della droga in questo periodo della vita può rivelarsi ancora più dannoso”.
Del resto, una ricerca pubblicata su Neurology aveva già evidenziato il rischio concreto di vari deficit cognitivi e ridotta espressività del linguaggio nei fumatori abituali. Invece per i fumatori occasionali che non hanno fumato marijuana più di 20 volte in tutta la loro vita, ha rilevato Lambros Messinis, che ha diretto lo studio presso il dipartimento di neurologia presso il policlinico universitario di Patras, in Grecia, la mente sembra al riparo dagli effetti deleteri dello spinello.
I ricercatori greci si sono concentrati sullo studio di fumatori pesanti di spinelli, fumatori di lungo corso, confrontandoli con consumatori occasionali di marijuana e che non avevano fumato spinelli negli ultimi due anni prima dello studio.
Con l'intento, dunque, di vedere l'effetto di un consumo eccessivo di marijuana, gli studiosi hanno coinvolto 20 persone dai 17 ai 49 anni che avevano fumato per 10 anni almeno quattro spinelli a settimana; 20 coetanei che avevano fumato per circa cinque anni la stessa quantità di marijuana; 24 individui coetanei che avevano fumato, almeno uno spinello nella loro vita e un massimo di 20 spinelli di cui l'ultimo acceso non più recentemente di due anni prima dello studio, considerandoli consumatori occasionali. Nessun partecipante faceva o aveva fatto uso di altre droghe.
Gli esperti hanno sottoposto il campione, cui era stato chiesto di astenersi dallo spinello per almeno 24 ore, ad una serie di test per passare al vaglio i vari aspetti delle loro proprietà cognitive.
È emerso che le performance per la prontezza nel prendere decisioni sono ridotte del 70% nei fumatori di lungo corso, del 55% in quelli di medio corso, dell'8% nei fumatori occasionali.
Nei test di memoria i fumatori fedeli allo spinello per dieci anni hanno mostrato considerevoli défaillances mnemoniche ricordando solo 7 su 15 parole (ovvero meno della metà) presentate loro in una lista. I fumatori di medio corso ricordavano mediamente nove parole su 15, gli occasionali 12 su 15, ovvero quasi tutte come ci si aspetta da un individuo medio.
«Abbiamo trovato che più a lungo si è fumata la marijuana – ha dichiarato Messinis – maggiori sono gli effetti deleteri riscontrati sull'abilità di apprendere e ricordare nuove informazioni».
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25/02/2016 Andrea Sperelli

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