(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) nel modo più efficace grazie alla medicina di precisione e all’immunoterapia, prevenire la ricomparsa di malattia nell’organo già colpito e lo sviluppo del tumore negli altri organi a rischio. Questi gli obiettivi della Fondazione Mutagens, presentati in un media tutorial organizzato all’Istituto Superiore di Sanità a Roma. Le sindromi più diffuse sono la sindrome di Lynch, che coinvolge circa 215mila persone in Italia, e quella del cancro alla mammella e all’ovaio (HBOC-BRCA), con circa 150mila portatori. Per le altre sindromi ereditarie rare – una cinquantina quelle finora identificate – si stimano altre 135mila persone. Tra i tumori che più frequentemente presentano varianti patogenetiche costituzionali (cioè ereditabili) vi sono quelli della mammella (femminile e maschile), ovaio, stomaco, colon-retto, endometrio, prostata, vescica, pancreas e melanoma.
“Mutagens è nata per iniziativa di un gruppo di persone portatrici di sindromi ereditarie, per rivolgersi sia a chi ha già sviluppato un tumore a causa di un’alterazione genetica, sia a chi è ancora sano ma potrebbe ammalarsi in futuro”, spiega Salvo Testa, Presidente di Fondazione Mutagens. “Aiutiamo i primi a curarsi nel modo più efficace possibile, grazie alla medicina di precisione e all’immunoterapia, e a prevenire la ricomparsa della malattia e lo sviluppo di nuove neoplasie; inseriamo i secondi in percorsi di sorveglianza intensificata per migliorare la prevenzione secondaria e, dove possibile, quella primaria. È fondamentale creare una rete di centri di riferimento specializzati, per consolidare i protocolli di diagnosi, terapia e prevenzione. Recentemente siamo diventati Fondazione – continua Testa –, un importante primo traguardo che siamo fieri di aver raggiunto, perché ci permetterà di supportare i nostri progetti e la ricerca in modo più agile e solido, per il bene di tutte le persone di cui ci occupiamo. In questi ultimi mesi abbiamo stretto alleanze importanti, sia nel settore prettamente scientifico sia in quello clinico e del volontariato. Abbiamo avviato una convenzione con Alleanza Contro il Cancro, rete istituzionale che ci permette di sostenere la ricerca oncologica specifica sulle sindromi ereditarie, un protocollo d’intesa con AIFET, nata proprio per occuparsi di questo tema, e portiamo il nostro contributo all’interno della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) cui siamo affiliati, perché le persone e le loro necessità sono il nostro primario interesse”.
“Come rete nazionale di ricerca oncologica – dichiara Ruggero De Maria, Presidente Alleanza contro il Cancro e Direttore Patologia Generale all’Università Cattolica di Roma – siamo in prima linea per quanto riguarda tutte le condizioni più ‘rare’, che spesso non godono dell’attenzione che meriterebbero. Le neoplasie da alterazioni genetiche ereditarie costituiscono una parte significativa di tutti i tumori in Italia, un numero più alto rispetto a quanto si credesse in passato. Favorire la ricerca è fondamentale per salvaguardare la salute di tutte le persone portatrici e delle loro famiglie, inevitabilmente a rischio. Attraverso la collaborazione con Mutagens vogliamo offrire loro l’opportunità di un futuro più sereno per contrastare e dove possibile prevenire il cancro”.
“La prevenzione secondaria è fondamentale per tutti i portatori di sindrome ereditaria, in particolare per le persone sane – afferma Elisabetta Iannelli, Segretario Generale FAVO e Partecipante Onoraria Fondazione Mutagens –. Attraverso controlli puntuali, infatti, è possibile fare diagnosi precoce, individuare i tumori agli esordi e migliorare le chance di cura e di guarigione. Per i portatori di alterazione genetica è fondamentale usufruire di un supporto, anche di tipo psicologico, sia prima che la malattia sia manifesti, sia in fase di cura. Sono situazioni molto delicate, che vanno affrontate con l’aiuto di specialisti e il sostegno delle numerose associazioni pazienti presenti sul territorio. Condividiamo gli obiettivi di Mutagens e vogliamo che più persone possibili vengano a conoscenza dell’esistenza delle sindromi ereditarie: solo in questo modo aumenteranno gli screening e la diffusione dei test genetici e genomici, da effettuare su approvazione medica quando si ha il sospetto di essere portatori di un’alterazione nel proprio DNA”.
“L’Associazione Italiana Familiarità Ereditarietà Tumori – aggiunge Cristina Oliani, Presidente di AIFET e Direttore UOC di Oncologia Aulss 5 Polesana Regione Veneto – è costituita da un gruppo di specialisti multidisciplinari (chirurghi, senologi, gastroenterologi, genetisti, biologi molecolari, anatomo patologi, oncologi, psicologi, ecc.). Riunisce l’interesse di tutti gli specialisti che intervengono nel percorso di ricerca, diagnosi, prevenzione mirata e cura dei tumori eredo-familiari e si pone come punto di riferimento per la formazione dei professionisti che intendono acquisire competenze in questo settore. Mutagens e AIFET, in virtù anche del recente Protocollo di Intesa, porteranno avanti insieme progetti mirati a migliorare i percorsi di presa in carico e l’informazione sulle sindromi eredo-familiari, con la preziosa collaborazione di FAVO. Si impegneranno inoltre a promuovere una rete nazionale dei Centri di Oncogenetica e a progettare e attuare un processo di certificazione di qualità per i Centri operativi nell’ambito delle sindromi di suscettibilità ai tumori che realizzino percorsi dedicati ai soggetti ad alto rischio oncologico. Tale processo sarà progettato da AIFET per la prospettiva dei clinici, con la collaborazione di Mutagens per la prospettiva dei pazienti”.
“La sfida è estendere progressivamente lo screening con i test genomici e genetici al maggior numero di persone in cui si reputa probabile la presenza di una alterazione genetica – conclude Pier Giuseppe Pelicci, Segretario Scientifico Alleanza Contro il Cancro e Co-direttore Scientifico IEO –. L’esecuzione dell’esame al momento della diagnosi permette di identificare mutazioni somatiche ed eventualmente varianti patogenetiche costituzionali nei pazienti colpiti da neoplasia, stabilendo così un percorso terapeutico adeguato e, a cascata, di individuare tempestivamente anche i familiari portatori della stessa variante patogenetica, prima che sviluppino un carcinoma correlato alla sindrome ereditaria. Così è possibile attuare efficaci strategie di riduzione del rischio, che, ad esempio nei tumori della mammella e dell’ovaio, spaziano dalla sorveglianza intensiva alla chirurgia profilattica. Aggiungo che le persone con varianti patogenetiche costituzionali possono offrire un contributo straordinario alla ricerca: sono proprio loro, infatti, a ‘ospitare’ le informazioni di cui abbiamo bisogno per capire meglio questo fenomeno e trovare soluzioni valide e terapie sempre più mirate”.

08/04/2022 Andrea Sperelli


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