(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) specialisti non idonei, come l'odontoiatra, o attraverso test diagnostici costosi e non conclusivi", spiega Colombo.
"Il genitore dovrebbe iniziare a preoccuparsi innanzitutto se anche lui soffre di emicrania; la familiarità, infatti, aumenta del 40% il rischio, e del 70% se a soffrirne sono entrambi i genitori. Poi si deve osservare il comportamento del bambino, che spesso non è in grado di comunicare bene il dolore. Un bimbo che soffre di emicrania si ritira dalle attività sociali, evita gli sforzi, ha tutta una serie di comportamenti che devono essere presi sul serio, mentre qualche volta si è portati a pensare che sono un modo per attirare l'attenzione. Ha sintomi come nausea e vomito, fotofobia. Il pediatra, poi, con poche domande mirate può confermare il sospetto. Abbiamo visto recentemente che un incremento si è avuto solo perché si salta di fatto la colazione mattutina; si manifestano fenomeni di emicrania durante le ore scolastiche per una semplice ipoglicemia", segnala l'esperto.
E dopo la diagnosi? “La prima cosa che chiediamo ai genitori è appunto tenere un diario delle crisi. Se si supera il limite di 4 attacchi al mese, interveniamo. Dal punto di vista della terapia stiamo ottenendo buoni risultati con la Ginkgolide B insieme a coenzima Q10, vitamina B12 e magnesio, anche il Partenio che ha caratteristiche ipotensive, tutte sostanze naturali, mentre in casi più gravi si possono usare gli antidolorifici a minore impatto. Servono comunque studi più larghi su questi nutraceutici. Ci sono poi dei cambiamenti di stili di vita, a cominciare dall'eliminazione di alcuni cibi, che possono aiutare. L'importante è non affidarsi al 'fai da te', come fanno ad esempio certe mamme che danno al figlio i loro stessi farmaci".
Anche i medici del Bambino Gesù di Roma confermano l'intensificarsi del fenomeno durante la primavera: “questo accade perché gli emicranici sono molto sensibili a qualsiasi tipo di cambiamento: sbalzi termici importanti e repentini nell'arco della stessa giornata o da un giorno all'altro, l'alternanza sole-pioggia tipica di questo periodo dell'anno, ma anche modificazioni del ritmo sonno-veglia risultano particolarmente svantaggiosi per chi combatte con questo disturbo".
Fra i bambini si registra un aumento anche a causa del maggiore impegno richiesto a scuole in vista delle prove finali.
"In caso di cefalee ricorrenti la prima cosa da fare - sottolinea Massimiliano Valeriani, responsabile del Centro Cefalee del Bambino Gesù - è rivolgersi al pediatra di famiglia per provare a capire se il mal di testa è espressione di emicrania (è così nel 60% dei casi), o sintomo di altre malattie come le infezioni delle vie aeree o di patologie cerebrali potenzialmente serie. Il secondo passo è contattare un Centro specializzato".
Il mal di testa colpisce oggi circa il 25% dei bambini: può manifestarsi sin dai primi anni di vita, ma tende a diventare più importante in età scolare. Nell’adolescenza tale frequenza aumenta nelle ragazze per l’attività ormonale. La prima, la quinta elementare e la prima media, in effetti, sono le classi alle quali corrisponde il numero più elevato di esordi di cefalea infantile: più colpiti sono i bambini molto sensibili e ansiosi, che somatizzano facilmente, sono spesso iperattivi e in competizione con se stessi.
La cefalea si accompagna per lo più ad altri disturbi quali nausea, vomito, intolleranza alla luce e al rumore, stanchezza, dolori addominali, vertigini, nonché coliche gassose e disturbi del sonno, tra cui diffusi sonnambulismo e bruxismo, un disturbo che porta a digrignare i denti di frequente durante il sonno.
È inoltre opportuno sottolineare che l’insorgenza del mal di testa nel bambino è influenzata anche da fattori familiari: come dimostrano alcune indagini svolte in paesi europei, infatti, l’introduzione del tempo pieno nella scuola, l’aumento delle madri lavoratrici, che trascorrono quindi meno tempo con i propri figli, e l’incremento di separazioni hanno certamente contribuito a far salire di oltre il 60% i casi di cefalea in età pediatrica dagli anni 80 ad ora.
I bambini di oggi, d’altra parte, vivono in una società stressata e in genere tendono a imitare gli atteggiamenti dei propri genitori. Il mal di testa presenta inoltre un’ereditarietà: se un genitore soffre di mal di testa, il rischio per i figli di avere lo stesso problema è del 50 %, che sale al 70 % se entrambi i genitori ne soffrono.
Sia per l’emicrania che per la cefalea tensiva l’insorgenza è legata a una serie di altri disturbi coesistenti. Un suggerimento per i genitori che sospettano che il figlio possa soffrire di cefalea è di segnare su un calendario per almeno 15-30 giorni l'inizio della crisi, la durata e l'intensità. Se il bambino presenta più di 2-3 crisi di lunga durata nell’arco di un mese, è opportuno contattare un centro cefalee infantili. Inoltre è il caso di non sottoporre il bambino allo stress di attività extrascolastiche imposte e impegnarsi per creare intorno a lui un ambiente sereno. Due consigli alle mamme: evitare di stressare i propri bambini, imponendo loro per esempio attività sportive che li sovraffaticano e dedicare loro invece più tempo. Per quanto riguarda la cura: psicoterapia, biofeedback e pet therapy spesso risolvono il problema mentre sul versante farmacologico di solito si utilizza il paracetamolo.
Farmaci: di solito nei piccoli si utilizza il paracetamolo. I triptani, trattamento elettivo dell’emicrania dell’adulto, hanno invece un margine di impiego più limitato. Bisogna tenere comunque presente che spesso questi bambini hanno bisogno di attenzione, tanto che nella maggior parte dei casi bastano alcune visite per avere una regressione della patologia.
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13/04/2015 Andrea Sperelli

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