(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) in tal modo perché le terapie volte alla cura delle malattie dell’orecchio in genere falliscono il loro risultato o addirittura peggiorano il sintomo acufene, quando non vi sia una causa organica e rimovibile che lo determina.

Si ritiene che la funzione uditiva non deve andare soggetta a significative perdite della soglia tonale (esame dell’udito che si esegue nella cabina silente), in quanto tale stato provoca una ‘deprivazione’ di stimolazione sensoriale dei centri nervosi, mal sopportata e male interpretata dal sistema nervoso uditivo, con l’acufene quale fenomeno risultante. A livelli centrali, dal nervo acustico sino alla corteccia temporale, qualsiasi stazione uditiva può far insorgere l’acufene. E’ sufficiente che la biochimica dei recettori, delle sostanze neurotrasmettitrici, della plasticità delle sinapsi tra neuroni e fibre nervose subisca una modificazione, perchè si instauri l’illusione percettiva di un suono che in realtà non esiste nel mondo esterno. Ma non si tratta di un suono virtuale, è un suono reale che nasce nel sistema nervoso dell’udito, da esso trasmesso alla corteccia, percepito dal cervello come acufene.



La terapia medica farmacologia e neurofarmacologica dell’acufene, specie quello che si associa ad udito normale, tipicamente soggettivo, si basa sulla contemporanea somministrazione di farmaci anti-radicali liberi; farmaci che svolgono azione di neurotrasmettitore, come l’acido gamma-amino-butirrico ed antagonisti dell’acido glutammico; farmaci anticomiziali di nuova generazione , tra cui il gabapentin; farmaci che bloccano i canali del calcio, impedendo un eccessivo transito di ioni calcio all’interno delle cellule uditive (frazione citosolica) ed infine farmaci neurolettici, a dosaggi progressivi, che agiscono sedando le stazioni neurali della via uditiva centrale e assopendo la percezione degli acufeni.

La posologia di questi cocktails farmacologici, il loro corretto uso, la modulazione nel tempo delle dosi a seconda della risposta dei pazienti, costituiscono la neuro-farmacologia dell’acufene.



Rimane sempre di valido aiuto per il paziente l’utilizzo di mascheratori, specie nei soggetti che ne sopportano l’uso a lungo termine e la terapia di potenziamento sonoro, cioè la somministrazione di suoni mediante inserto auricolare o cuffia, che mimano le caratteristiche, precedentemente determinate con l’acufenometria, dello specifico acufene che si vuole trattare (effetto di mascheramento del ‘rumore’ interno da parte di una fonte sonora esterna).



Negli acufeni che si accompagnano a perdita uditiva nella soglia tonale e che sono conseguenza di barotraumi (traumi all’orecchio per sbalzi pressori eccessivi) o traumi acustici ( da rumore), risulta anche utile la somministrazione di farmaci che ‘fluidificano’ la viscosità del sangue ed hanno una funzione regolatrice del microcircolo dell’orecchio interno. Anche qui occorre dosare adeguatamente più molecole.



Un tale disturbo può avere una soluzione?

Oggi certamente sì, con la ‘microchirurgia dell’acufene’ mediante microdecompressione vascolare del nervo cocleare (od uditivo) propriamente detto.



E’ noto dagli studi di Moller e Jannetta che la compressione vascolare della porzione uditiva dell’ottavo nervo può provocare acufene. I pazienti con questo disturbo possono avere tinnitus (in genere unilaterale), di tipo severo, di solito altamente squeaky di intensità, tale da interferire con le normali attività quotidiane e con il sonno. Questi pazienti sono ipersensibili al rumore e frequentemente si lamentano di dolore profondo nell’orecchio, cosa che indica una compressione vascolare del nervo intermediario, assai prossimo ai fasci nervosi del nervo uditivo.



La pratica della microdecomopressione si applica sia in presenza di udito pressoché normale o normale , che di caduta della soglia tonale, magari anche di tipo lentamente progressiva. Un segno obiettivo di compressione vascolare del nervo acustico è dato dal rilievo di allungamento del tratto I-III nei potenziali evocati uditivi precoci del tronco od alterazioni di morfologia e di ripetibilità delle prime onde, specie la IIa, che si origina proprio all’interno del nervo cocleare.Un altro segno di retrococlearità, a livello del punto di compressione vascolare, è dato da un inadeguato aumento di ampiezza dei riflessi stapediali controlaterali al lato dell’acufene, con il corrispondente aumento dell’intensità della stimolazione acustica del nervo in causa.



Vari autori, in accordo ai rilievi di A.Moller e P. Jannetta, (es. Lesinski,et al.) avevano decifrato la presenza certa, in corso di taluni acufeni, di compressione vascolare del nervo uditivo alla sua emergenza dal ponte. Nell’ 83 Yasuoka et al. riportavano la compressione vascolare come causa di acufene,vertigine e perdità della risposta vestibolare alla stimolazione calorica nel lato da operare. Nel 1996 Brookes pubblicava sull’American Journal of Otology un articolo significativo, in cui concludeva: ‘ lo studio suggerisce che la compressione vascolare del complesso cocleovestibolare (ndt nervo acustico e della vertigine) può risultare in acufene ‘severo’, che può spesso essere migliorato chirurgicamente. Nel 1997 Ko e Park, sulla rivista internazionale Stereotactic and Functional Neurosurgery, nell’articolo Microvascular Decompression for Tinnitus ( cioè Decompressione Microvascolare per l’Acufene) riportavano che la metà dei pazienti da loro operati erano liberi da acufene nella fase post-operatoria, con miglioramento significatico per il paziente in oltre il 75% dei casi.

Ryu e Yamamoto, nel 1999, discutendo della sindrome da compressione neurovascolare del nervo uditivo, evidenziavano anche una correlazione tra lo specifico luogo di compressione ed il sintomo principale lamentato dal paziente, vuoi prevalentemente vertigine oppure acufene (tinnitus).

Un anno prima, nel 1998, sempre Ryu e Yamamoto riportavano una risoluzione completa /marcato miglioramento nella percezione del tinnitus nel 65,5% dei loro pazienti sottoposti a microdecompressione vascolare. Nel settembre 2000 compariva sul Journal of Neurosurgery un articolo di Okamura, Kurokawa et al. dal titolo ‘Microvascular decompression for cochlear symptoms’, cioè decompressione vascolare per sintomi cocleari. Tra questi, gli Autori elencavano l’acufene con tonalità elevata. Nell’articolo si legge che il 44% del gruppo di pazienti con acufene operati riferiva totale scomparsa del sintomo ed un miglioramento nella percezione del disturbo significativo ( tale giudicato dai pazienti stessi) per un totale del 94% dei casi trattati e verificati sia dopo la chirurgia che nel follow up.

Concludevano asserendo che…….’.La tecnica di decompressione microvascolare produce risultati altamente significativi nel trattamento dei sintomi dovuti a compressione diretta od indiretta del nervo coclearie, con rischi MINIMI di complicanze’…….. Recentemente, nell’articolo pubblicato su Neurosurgery,Vol.54, N.2, Feb.2004, De Ridder et al individuavano la posizione spaziale delle fibre del nervo uditivo nell’uomo, rendendo possibile una decompressione microvascolare mirata per gli acufeni a seconda della loro tonalità, con casi che mostravano, oltre che evidente successo nel trattamento del loro disturbo principale, anche un miglioramento della soglia uditiva, per l’effetto di ‘liberazione’ dal vaso di un determinato settore del nervo coclearie compresso dalla sua vicinanza eccessiva e pulsazione.



Raffinate e moderne metodiche di risonanza magnetica nucleare, in particolare la CISS-3D ad alta definizione con ricostruzioni multiplanari, consentono il riconoscimento e la visualizzazione del conflitto. Attualmente il dato fornito dai potenziali evocati o quello della Risonanza magnetica sono i più certi nello stabilire che un acufene riconosce una causa vascolare compressiva, una volta esclusa la presenza di neurinoma dell’acustico o altri processi espansivi.



Di fronte al paziente con acufene disturbante od invalidante, specie se unilaterale, sui toni acuti e pulsante, devono essere eseguiti i principali esami audiologici, tra cui l’audiometria tonale ed i potenziali evocati acustici, nonchè l’acufenometria e, sempre, una specifica RMN, come prima descritta, per il riconoscimento di eventuali situazioni di conflitto vaso-nervo.



La tecnica microchirurgica E.L.I.S.A. (extreme lateral iuxta sigmopid approach) già da noi proposta nel trattamento dei conflitti vascolari dei nervi cranici, l’uso dei potenziali intraoperatori e la microchirurgia dedicata a livello del nervo acustico, offrono una possibilità terapeutica in più, moderna ed efficace per il trattamento dell’acufene.

Questo dovrebbe essere praticato senza lasciare trascorrere troppo tempo (anni) dalla insorgenza del sintomo, ottenendosi in tali casi i migliori risultati per giudizio concorde della letteratura Internazionale e dell’esperienza microchirurgica.



A cura del Prof. Angelo Gandolfi

Neurochirurgo e Otoneurochirurgo

Contatti:
-Amb. S.Apollonia, Via Savani 20a, Tel. 0521/944 944
-Casa di Cura Pio XI, Via Aurelia 559, Tel.06/664941 (centralino); 06 66494240, 06/66494241 (ambulatori)
e-mail: gandolfiotoneuro@libero.it
cell. easy call: 335/ 6058400



Puoi fare una domanda agli specialisti del forum e iscriverti alla newsletter, riceverai ogni 15 giorni le notizie più importanti.

Keywords |

Sondaggi Nei preliminari sessuali non bisogna tralasciare...
Che cosa? Vota | Risultati

Tutti i SONDAGGI di ItaliaSalute.it

Italia Salute sempre con te

Abbonati ai Feed Rss Aggiungi a IGoogle Aggiornamenti 
              sulla salute, sulla medicina, promozioni La Pubblicità su Italia Salute

Le informazioni di medicina e salute non sostituiscono l'intervento del medico curante